Col passare degli anni ho sviluppato degli interrogativi riguardo l””autore” satirico Daniele Luttazzi:
A – Come fa un comico italiano – nonostante la palese e dichiarata derivazione stilistica-performativa da Allen, Letterman e altri - a partorire tante geniali battute di chiaro stampo anglosassone, dimostrando una padronanza di umorismo d’oltreoceano più unica che rara, che presuppone anche un background culturale di quel genere? è possibile fare questo attraverso il semplice studio e l’assimilazione?
B – Come fa un simile genio dell’umorismo e della dissacrazione ad avere delle cadute imbarazzanti tipo questa e questa, o a farsi protagonista di gesti al limite della marchetta e politicamente corretto televisivo (vedi applauso alle forze dell’ordine in sala)?
C – Perché un uomo di quella immensa capacità creativa dovrebbe, specie nelle interviste, ripetere sempre, ossessivamente, gli stessi concetti, le stesse formule, le stesse colte citazioni, come un computer programmato, non lasciando (nemmeno negli spettacoli) il benché minimo spazio all’improvvisazione, cosa non riscontrabile, per quanto mi riguarda, in nessun altro comico?
D – Perché specula sui suoi monologhi ripetendo all’infinito gli stessi 3 in tour non certo economici senza inventare nulla di nuovo da anni a questa parte?
E – Perché appare così maledettamente “ragioniere”, più che “artista”? perché si erge a giudice supremo ed autorità pedante in fatto di satira arrivando persino ad istituire una “palestra” o corso di battuta ( “chi non sa fare insegna…” (cit.))sul suo sito…ce lo vedete, voi, Guzzanti, o il defunto Bill Hicks a fare da professorini della satira su internet? io no.
F – Come un satirico tanto “libero” nei contenuti può dimostrare di avere una visione socio-politica così “partigiana”, schierata e spesso unilaterale, tanto che più di quella di un satirico, sembra quella di un parlamentare?
G – Dove, concludendo, un robot della dialettica come lui, erudito ma rigido nelle sue convinzioni, spesso infantile e ottusamente ripetitivo, troverebbe quell’incredibile ed originale guizzo creativo che l’ha reso celebre ed ammirato da tutti noi?
Beh, la risposta un po’ l’avevo intuita da solo, ed è la più semplice fra quelle che possano venire in mente, per quanto sbalorditiva: Luttazzi non è un genio della stira ; Luttazzi è un genio del copiato.
Questo sito me ne ha dato atroce conferma fornendomi spunti per approfondire ulteriormente in maniera autonoma. Praticamente, 3/4 delle battute (spesso intere sezioni di monologhi!) che hanno reso celebri il nostro, appartengono a comici americani, tradotte e copiate pari pari e recitate a pagamento o inserite in libri, sempre a pagamento. Come una cover band dei Rolling Stones che si facesse pagare i concerti 40 euro a biglietto.
Provare per credere.























