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non ve lo perdete eh

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Quando ti annoi, non essere affrettato; approfondisci la sensazione: si tratta di indigenza.

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(L’unico inimitabile straordinario Jack Black)

Leggendo il magistrale e boicottatissimo libro di Roberto Quaglia Il mito dell11 settembre e l’opzione dottor Stranamore”, risalente in questa seconda edizione al 2007, mi è casualmente capitato di affrontare proprio in questi giorni la parte dedicata al tema della guerra biologica, e nella quale sono trattate le epidemie virali recenti, come la SARS, e le recenti strane morti in sequenza di svariati microbiologi nel mondo. Argomento di una certa attualità, insomma.
A pagina 238, al paragrafo intitolato Sfoltimento dell’umanità, Quaglia scrive:

Le mutazioni virali letali dell’influenza sembrano diventate di moda. Non è proprio questo il genere di profezie che uno si augura di azzeccare. Spiegare il passato è dopotutto sempre e soltanto un’opinione a posteriori, ma prevederlo ha invece il profumo inebriante della scienza, anche se in questo specifico caso bisognerebbe parlare piuttosto di  puzza allarmante.
Quale sarà il prossimo evento biologico “inaspettato”? Mutazione di un virus dei maiali? Uragano che distrugge un centro di ricerche biologiche rilasciando colture di virus mortali? Fuga di cavie infette da un laboratorio militare? Caduta accidentale di un aereo con agenti batteriologici letali?

In generale, un libro altamente consigliato.

Ripensamenti

“Comandare è meglio che fottere”


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“E saranno cazzi”

Che(cche)

Sapete, non si può vivere senza un ideale. Il mio è magra co’ le zinne grosse.

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“Avete ammazzato Eluana, noi non lo dimenticheremo mai.”

“…Ma guarda che era un vegetale”

“Ecco, adesso insultiamola  pure”

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Non capirò mai perché si continui a parlare di “potere al popolo” e di “popolo sovrano”, dal momento che la parola “popolo” è stata coniata appositamente per identificare tutti coloro i quali non contino un cazzo.

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Farsi le fotomodelle. E’ questa remotissima eventualità che spinge ad andare avanti nella vita alcuni di noi. I più intelligenti fra noi.

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Il colonnello delle previsioni del tempo è la suprema e perfetta incarnazione del concetto di “brava persona rispettabile”: l’uomo in divisa che parla del tempo.
Il sogno di ogni mammina timorata di Dio per sua figlia. Non c’avevate pensato, eh?

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Va oltre l’esteriorità chi non può permettersela.


Il miglior modo per scoprire se qualcuno è di destra o di sinistra è dargli qualche milione d’euro sulle mani.

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Secondo me la maggior parte di coloro che si definiscono di sinistra, lo fanno perché sono mingherlini o mollaccioni ed a rischio di prendere schiaffi a rotoloni, mica per altro.

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Alla mia età James Dean era già morto da 3 anni e mezzo.

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L’altra sera, rientrato a casa, siccome ero senza connessione e bestemmiavo, ho riacceso la TV. E’ singolare come la Bignardi riesca a risultare allo stesso modo stolta di fronte ad Antonio Rezza ed  a Fabrizio Corona.
Io non ho nulla contro Fabrizio Corona; se solo fossi un po’ meno pigro farei peggio di lui, cioè meglio. Sarei un Fabrizio Corona senz’altro migliore, se mi ci mettessi.

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Ieri mi sono dimenticato del compleano del mio amico ebreo. Nella mia provincia si parla già di una nuova e pericolosa ondata di ansisemitismo.

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Feisbuc

Microspie? Nuovo Ordine Mondiale? fucili? polizia? microchip sottocutanei? ma che roba obsoleta! non si fa così il controllo sociale, la gente vuole divertimento. Je fai un luna park digitale e te dicono pure quanto cacano al giorno.

Feisbuc è riuscito nell’arduissimo compito di rendere la retorica peggio di ciò che già era, portandola a spalancare nuovi orizzonti di nefandezza: se prima di esso la retorica era vuota e noiosa, dopo il suo nefasto avvento, essa è diventata anche spaventosamente ridicola.

Io ho considerato sin dal primo sguardo Feisbuc una cosa estremamente idiota e deleteria ed ho avuto l’istinto di chiudere la pagina, ma poi al secondo sguardo ho scorto continenti di fregna inesplorati e così ho continuato la sua navigazione.

Ce lo vedreste comunque voi James Dean su Feisbuc? io per niente.

E’ incredibile, guardando indietro, al tempo in cui Feisbuc non era ancora stato partorito, pensare a quale potenziale di imbecillità virtuale giaceva inespresso, anche in ambiti sociali insospettabili.

Ora vado nei locali dove suonano e ai tavolini mica stanno a guardare la band sul palco che si sbatte, no, si fanno le foto imbecilli fra di loro, così poi le mettono su Feisbuc. Ormai c’è chi vive solo per avere materiale per Feisbuc.


Poi su Feisbuc aggiungi il tuo cantante preferito e scopri che è deficiente. Una vera sciagura, Feisbuc.

Ma insomma, perché mai iscriversi a Feisbuc?
l’ho già detto, per la gnocca internazionale. E con un cognome finto. E poi grazie a Feisbuc posso vantare amicizie con gente troppo fica che non ho mai visto e conosciuto, tipo “Ryan Joyce” di Chicago, mica Mirko Spadaccia de Rieti, mica cazzi.

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P.S.
Ma se il popolo è sovrano, allora la “casa del popolo” non dovrebbe essere come minimo una reggia?

La festa della merca

“Tradizione”, è in nome di questa nefasta parola, che altro non sta a significare se non cieca sudditanza verso il passato, che le più turpi e becere abitudini umane vengono perpetuate nel tempo.

Ed è quindi con questo alibi che anche quest’anno l‘Universitaria  Agraria di Tarquinia è onorata di presentare e promuovere  la gloriosa “Festa della Merca” (come da trash manifesto, sopra) ovvero  come passare da romantici amanti della vita agreste  magnando e maltrattando gli animali in allegria, e mascherando il tutto da iniziativa dall’elevato contenuto culturale:

Venerdì 17 Aprile giornata dedicata alle scuole e ai bambini, con visite guidate nei boschi, Mostra Nazionale del Bovino Maremmano, giochi, e dimostrazioni legate al mondo del cavallo, in un contesto naturalisticamente unico come la tenuta della Roccaccia.

Sabato 18 Aprile dalle tinte forti, legate al mondo del cavallo, parte infatti la tappa del Campionato Nazionale Monta da Lavoro, con le prove di gimkana e sbrancamento dei vitelli. Di grande interesse il Convegno dal titolo La Maremma – Tarquinia Elogio dell’Eccellenza dedicato ai prodotti locali ed alla loro valorizzazione, al termine del quale saranno consegnate le Coltrine d’Oro premio istituito per riconoscere le eccellenze della Città nei campi più disparati. E poi ancora Prove per i Cinofili, e il secondo Bike Contest dedicato agli appassionati della mountain bike.

A chiudere il pomeriggio Trofeo Città di Tarquinia riservato ai cavalcanti della Città. Serata e nottata all’insegna della Festa dell’Allevatore con i riconoscimenti ed i premi legati alla 14 edizione della Mostra del Bovino Maremmano.

Domenica 19 Aprile dedicata alla Tradizione, con la Marchiatura del Bestiame, il Percorso di campagna per cavalieri senza paura, la Mostra Cinofila il tutto incastonato in un Villaggio dedicato al gusto ed all’artigianato. Pomeriggio con il Trofeo Università Agraria a squadre per la cattura del vitello e lo Spettacolo di Cavalli e Musica in un mix davvero imperdibile.

Musica, festa, colori, passeggiate nei boschi, profumi e sapori, per salutare una primavera mai così tanto attesa e agonista.

Numeri da capogiro, tra associazioni coinvolte, cavalieri attesi, capi in mostra, stand, persone qualificate, una scommessa importante volta a rilanciare definitivamente un evento suggestivo e storico.

Si conferma la vocazione dell’Università Agraria di Tarquinia alla promozione di eventi di straordinaria portata per il territorio, ma anche di rispetto e rilancio delle produzioni locali in un momento di crisi economica senza sprechi e sperperi.

Sfoga anche tu la tua rabbia repressa su quadrupedi indifesi

Fatti branco ed abusa di bovini all’aria aperta

Dimostra la tua netta superiorità tecnica rispetto ai ruminanti


Riscopri le antiche usanze dell’autorità e della vessazione sui più deboli

Insegna ai tuoi figli a chinare il capo con chi è potente ed a schiacciare chi non lo è

Inizia i tuoi pargoli alla nobile arte della dominazione


Ribadisci fiero il concetto di specismo

Offri sfoggio della tua indiscutibile virilità

Mercifica la vita in nome del pubblico gaudio



Tarquinia: dove Tortura è Cultura.

“La ballata di Renzo” è un brano inedito di Rino Gaetano del 1970, di cui si scoprì l’esistenza solo qualche anno fa.  La canzone anticipa e descrive la dinamica della tragica morte del cantautore stesso, avvenuta nel 1981, in modo così inquietantemente preciso che risulta davvvero arduo pensare al “caso”.

All’epoca, infatti, solo gli “addetti ai lavori” (i produttori e le persone che lavoravano insieme al cantante) erano a conoscenza di quel brano. E solo chi conosceva la canzone poteva fare in modo che si realizzasse nella pratica, e in modo così dettagliato.

Quando qualche anno fa uscì la notizia della scoperta del brano inedito, i media si affrettarono subito a definirla una “profezia”. I giornali scrissero che ne La ballata di Renzo “Rino aveva previsto e messo in musica, dieci anni prima, la propria morte”. Ma sarebbe invece più oppurtuno affermare il contrario: la morte del cantautore è avvenuta esattamente come nella sua canzone non perché quel brano fosse una profezia, ma perché qualcuno l’ha usata per applicare la regola del contrappasso.
Eccola finalmente, appena pubblicata, per la prima volta, all’interno della raccolta “Live & Rarities”:

Mario Borghezio, ospite d’onore del meeting organizzato da Nissa Rebela, movimento di estrema destra francese, tiene lezione sulle tecniche da utilizzare per riconquistare il potere, allo stesso modo della Lega Nord.

di Ariel

Ma di chi è il miele?

Il miele è un cibo appropriato per i vegan?

E’ una domanda che ci si pone, quando si passa a mangiare vegan, perchè il miele è sempre stato considerato un cibo sano, naturale e sembra davvero una forzatura pensare di eliminarlo dalla propria alimentazione. Inoltre si pensa che le api non vengano uccise o maltrattate per fornircelo, per cui l’aspetto etico sembra non venire toccato.
Tutti gli esseri viventi in qualche modo nuociono ad altri esseri viventi, anche ponendo la più grande attenzione nel non farlo deliberatamente. Pensiamo a quando camminiamo, o si costruiscono palazzi, o si guida la macchina, o… Infliggiamo morte o facciamo del male ad altri esseri viventi solo con la nostra mera esistenza e questo è semplicemente un aspetto dell’essere vivi, fa parte dell’ordine delle cose il fatto che succeda in maniera non deliberata.
La differenza tra vegan e non vegan è proprio nell’elemento dell’intenzionalità. I vegan consapevolmente cercano di non procurare danno ad altri esseri senzienti. Questo non vuol dire che non lo facciano per pura casualità, ma il loro intento è proprio quello di evitare di farlo intenzionalmente.

Ma tornando al miele….
Il miele è prodotto dal nettare zuccherino dei fiori raccolto dalle api e poi rigurgitato e passato tra loro finchè non è parzialmente digerito. Dopo l’ultimo rigurgito, le api sventolano quella sostanza con le loro ali finchè diventa fredda e appiccicosa. Questa mistura che noi chiamiamo miele, ed è essenzialmente vomito di api, viene allora immagazzinata nelle cellette dell’alveare e usato come unica fonte di nutrimento durante i mesi freddi o quando altre fonti di cibo non sono disponibili. Quando gli esseri umani prendono il miele dall’alveare, prendono qualcosa che non è stato fatto per loro, ma per le api stesse.

Durante la raccolta del nettare dei fiori, le api impollinano anche le piante, un processo naturale necessario e inevitabile. Anche se gli esseri umani ne beneficiano, le api non impollinano le piante per servire noi, quello è solo un aspetto secondario. L’utilizzo delle api per l’impollinazione delle colture non richiede tra l’altro in alcun modo la distruzione dell’alveare.

Per raccogliere il miele, gli apicultori devono invece rimuovere temporaneamente un certo numero di api dalla loro casa. Anche il più attento di loro non potrà evitare anche solo inavvertitamente di schiacciare o uccidere in altro modo alcune di queste api, sarebbe impossibile fare altrimenti. Questo vale naturalmente per la raccolta non solo del miele ma anche della cera d’api, del polline, della propoli, della pappa reale.

Ci sono molte alternative al miele, e da un punto di vista vegan non c’è ragione di utilizzarlo. Nel 1944 parlò di questo il manifesto della British Vegan Society, poi confermato dall’ American Vegan Society nel 1960. I dolcificanti in realtà non sono indispensabili per la salute umana. In essi non ci sono praticamente nutrienti essenziali. Gli esseri umani possono vivere senza zucchero e senza miele e in ogni caso esistono molte alternative completamente vegetali e cruelty-free: zucchero di canna bio, sciroppo d’acero, succo d’agave, malto di riso, sciroppo di sorgo, etc.
Per quanto mi riguarda, non sono molto golosa ma per dolcificare e ogni tanto fare qualche torta o crema utilizzo zucchero di canna integrale di agricoltura biologica, preferibilmente del commercio equo solidale, oppure il succo di agave e il malto di riso, entrambi molto simile al miele come consistenza. Il miele lo lascio alle legittime proprietarie, ne hanno bisogno più di me.

foto di Riccardo Gessa

28 – 12 – 1983

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“Qualche volta mi devi spiegare chi ce lo fa fare, perdìo. Tanto, lo sai come finisce una volta o l’altra: mezzo milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa…”

Giuseppe Fava, 15 settembre 1925  –  5 gennaio 1984

Io e lo Schifo

(Onde evitare  battute ovvie , io sono quello a sinistra)

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E’ molto facile distinguere il Bene dal Male, dato che quest’ultimo non riesce mai ad evitare di ammantarsi di una bruttezza spiccata e grossolana.

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Aggirandosi casualmente fra le vetrine delle vie dell’alta moda capita di imbattersi nel raccapriccio assoluto, quello vero. Ho deciso così di essere immortalato a fianco dell’accessorio sintesi dell’osceno ed apoteosi dello schifo, l’oggetto che a mio avviso può sintetizzare e simbolizzare al meglio le capacità nefaste e la bassezza culturale-intellettiva raggiunte faticosamente dal genere umano. Quasi per evidenziare tutta la mia/nostra impotenza di fronte all’imbecillità industriale.

Pertanto, ecco a voi, alla mia destra la massima espressione del Male terreno: la borsetta pelosa col manico argentato.  Non mi sono premurato di conoscere l’illustre firma che presumibilmente recava, né a quale specifico animale dovesse le sue orrende sembianze ipertricotiche, ma posso dirvi che il cartellino sottostante indicava come prezzo al pubblico l’inquietante cifra di 2.561 euro – probabilmente, espresso in “5 milioni” essa mi/ci avrebbe ancor più impressionato – DUEMILACINQUECENTOSESSANTUNO euro per un vomitevole macabro  inutile orpello da passeggio, la cui produzione è costata atroci sofferenze ad esseri viventi liberi e splendidi.

Quale aggettivo più appropriato per simile orrore modaiolo? volgare? schifoso? kitsch? pacchiano? mostruoso? tutto questo e molto di più. Quando un manufatto d’alta(?) moda è sprovvisto persino di una  risibilissima utilità di riparatore da intemperie, automaticamente scende al livello più basso della propria giustificabilità; quindi, più inutile di una pelliccia, più brutta di uno  stivale in pelle, più meschina di uno scoiattolo imbalsamato, più frivola di una sciarpa di volpe  e più costosa di un’auto di seconda mano, la borsetta pelosa si guadagna con facilità il titolo di peggior risultato riportato dall’umana stirpe nell’era del capitalismo, eccedendo sotto ogni parametro di giudizio.  Non è facile, infatti, produrre qualcosa che sia allo stesso tempo tanto brutto, barbaro, costoso, insignificante, ed inutile (almeno non più utile di una qualasiasi busta di plastica da 10 centesimi) e che racchiuda tutte gli elementi peculiari più perversi e malsani dell’attuale società: status symbol, arrivismo, culto dell’apparire, diseguaglianze sociali, ignoranza, specismo, sfruttamento, omertà, mediocrità, miseria, viltà, ottusità, appiattimento, irrazionalità, schiavitù sociale, bieco egoismo, miserabile avidità, massificazione e spersonalizzazione, logica del profitto, staticità, annichilimento del bello, trionfo del brutto.

Fra l’altro la sua forma mi ricorda proprio quella di un piccolo animale ucciso e trasportato appeso per le gambe a due aste di legno.

Non posso fare a meno di pensare che ci sia qualcuno pronto a lavorare due mesi per conquistare quell’ambito e prestigioso simbolo sociale.

“Innocente” è un aggettivo al cui uso ed abuso si dovrebbero porre forti e decise limitazioni, in casi  di stragi.

Non solo Zanicchi

Esperimento Milgram – ennesima edizione

In un articolo passato vi parlai, fra le altre cose, dell’americano  Stanley Milgram e del suo famoso esperimento di psicologia sociale del 1961,  tenutosi presso l’università di Yale ed atto a rilevare il grado di obbedienza ad un’autorità da parte di un campione di individui significativo in quanto essi  appartenenti alla cosidetta “media” umana.

Ne parlai e ne riparlo ancora perché ritengo quell’esperimento, così come quello del carcere di Stanford ad opera di Philip Zimbardo ( sul quale consiglio fortemente il documentario “Quiet Rage”), specchio rivelatore, unità di misura, nonché chiave di lettura della Storia e della presente società nella quale viviamo, specie per quanto riguarda gli aspetti più negativi e raccapriccianti. E’ stato persino d’ispirazione per un brano del grande Peter Gabriel.

Ricapitoliamo brevemente quanto messo in atto da Milgram  (e poi dai suoi successori psicologi) quasi 50 anni fa:

I partecipanti alla ricerca furono reclutati tramite un annuncio su un giornale locale o tramite inviti spediti per posta a indirizzi ricavati dalla guida telefonica. Il campione risultò composto da persone fra i 20 e i 50 anni, maschi, di varia estrazione sociale. Fu loro comunicato che avrebbero collaborato, dietro ricompensa, a un esperimento sulla memoria e sugli effetti dell’apprendimento.

Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, assieme a un complice, assegnava con un sorteggio truccato i ruoli di “allievo” e di “insegnante”: il soggetto ignaro era sempre sorteggiato come insegnante e il complice come allievo. I due soggetti venivano poi condotti nelle stanze predisposte per l’esperimento. L’insegnante (soggetto ignaro) era posto di fronte al quadro di controllo di un generatore di corrente elettrica, composto da 30 interruttori a leva posti in fila orizzontale, sotto ognuno dei quali era scritto il voltaggio, dai 15 V del primo ai 450 V dell’ultimo. Sotto ogni gruppo di 4 interruttori apparivano le seguenti scritte: (1-4) scossa leggera, (5-8) scossa media, (9-12) scossa forte, (13-16) scossa molto forte, (17-20) scossa intensa, (21-24) scossa molto intensa, (25-28) attenzione: scossa molto pericolosa, (29-30) XXX.

All’insegnante era fatta percepire la scossa relativa alla terza leva (45 V) in modo che si rendesse personalmente conto che non vi erano finzioni e gli venivano precisati i suoi compiti come segue:

  1. Leggere all’allievo coppie di parole, per esempio: “scatola azzurra”, “giornata serena”;
  2. ripetere la seconda parola di ogni coppia accompagnata da quattro associazioni alternative, per esempio: “azzurra – auto, acqua, scatola, lampada”;
  3. decidere se la risposta fornita dall’allievo era corretta;
  4. in caso fosse sbagliata, infliggere una punizione, aumentando l’intensità della scossa a ogni errore dell’allievo.

Quest’ultimo veniva legato ad una specie di sedia elettrica e gli era applicato un elettrodo al polso, collegato al generatore di corrente posto nella stanza accanto. Doveva rispondere alle domande, e fingere una reazione con implorazioni e grida al progredire dell’intensità delle scosse (che in realtà non percepiva), fino a che, raggiunti i 330 V, non emetteva più alcun lamento.

I soggetti credevano che per ogni risposta sbagliata l’allievo ricevesse concretamente uno shock elettrico, ma naturalmente questo non accadeva, il suono dei vari livelli di shock era preregistrato e gli attori simulavano ad hoc una sofferenza proporzionale.
A un certo punto molte persone esprimevano il loro desiderio di sospendere l’esperimento e accertarsi di come stava l’allievo. Alcuni si fermavano a 135 volts e cominciavano a discutere lo scopo dell’esperimento. Ma la maggior parte continuava e andava fino in fondo.
Alcuni soggetti cominciavano a ridere nervosamente o ad esibire altri segnali di stress estremo quando ascoltavano le urla di dolore venire dall’allievo.
Se il soggetto indicava il suo desiderio di interrompere l’esperimento, lo sperimentatore dava una successione di indicazioni in questo ordine:
1. Per favore continui
2. L’esperimento richiede che lei continui
3. E’ assolutamente necessario che lei continui
4. Non ha altra scelta, lei deve andare avanti.
Se i soggetti continuavano a desiderare di interrompere l’esperimento dopo la quarta indicazione l’esperimento veniva interrotto. Altrimenti veniva sospeso dopo che il soggetto aveva dato il massimo dello shock a 450 volt, tre volte in successione.

Risultato? Il 65% dei partecipanti somministrò il livello finale di shock di 450 volt, sebbene si sentissero molto a disagio nel farlo. Qualcuno si fermò e mise in discussione l’esperimento, qualcun altro si informò sul denaro che avrebbe ricevuto in cambio. Nessuno dei partecipanti rifiutò di dare uno shock prima che questo raggiungesse il livello di 300 volt.
Altri ricercatori in seguito ottennero gli stessi risultati: le persone che erano pronte a somministrare il massimo voltaggio rimaneva costante, tra il 61 e il 66%.  Milgram stesso sperimentò numerose varianti dello studio.

Mel Slater alla UCL ha provato addirittura sostituendo l’attore umano con una donna virtuale.
Sebbene questa donna sia chiaramente non reale risponde al dolore degli shock e può, a un certo punto, dire di non essere d’accordo e di non voler più continuare.
I risultati hanno dimostrato che 6 dei 23 soggetti scelgono di fermare l’esperimento prima che la donna dia la sua ventesima risposta non corretta. Altri 6 chiedono di sospendere l’esperimento perché avvertono sensazioni sgradevoli su quanto accade, ma gli 11 restanti vanno in fondo.  Stesso agghiacciante risultato, in pratica.

Comunque, se ho risollevato tutto ciò, non è per rovinarvi la giornata ed annientare le vostre speranze nel futuro e negli uomini, almeno non solo, ma semplicemente perché nel 2007  ABC News è stata autorizzata a replicare l’esperimento – in precedenza ritenuto “antietico”, come la stupidità, aggiungerei io – ed è finalmente disponibile un filmato che dimostra come 46 anni dopo la situazione appaia immutata, se non addirittura peggiorata (le donne hanno superato gli uomini in quanto a “sadica” obbedienza).

Godetevi dunque l’avvilente spettacolo della violenta pochezza umana! cliccate gentilmente QUI, dato che non lo riesco a postare.


Vedrete persone del tutto normali, vestite in borghese, ma immaginate di guardare in diretta Bolzaneto, Guantanamo, o la Germania del fuhrer , o la Russia di Stalin, perché la differenza è solo un numero, ed i numeri non fanno differenza. La conoscenza dell’inglese vi garantirà ulteriore piacere.

E ricordatevi, d’ora in poi, di considerare ogni manifestazione umana in relazione non alla vostra idea di libertà, di intelligenza o di libero arbitrio, ma a quanto appena visto; e vedrete che vivere diverrà leggermente meno stressante, poiché, come ben sapete, non ha senso prendersela con i bambini o con gli animali, dato che essi non dispongono della capacità di distinguere il bene dal male, e così è la “massa”, intesa appunto in senso politico, ossia come folla in presenza di elemento catalizzatore, come appunto un’autorità di qualche genere. Non bisogna, di conseguenza, colpevolizzare più di tanto le persone per le loro azioni, dal momento che non esistono i “buoni” ed i “cattivi”, o meglio, esistono solo fra una percentuale di persone “pensanti” e libere, ossia circa il 20% del totale planetario. Per intenderci, quelli che in ogni spaccato sociale osservate non vestiti secondo l’esatta moda del momento, ad esempio. O i non credenti, o coloro che non votano partiti di massa, o nemmeno votano.  O anche quelli che optavano per il servizio civile, in alternativa al militare.  O scelgono di non avere figli. Tanto è sempre la stessa percentuale, e da lì non ci si smuove;  provare per credere.

E’ una realtà tragica, lo so, ma è l’unica realtà definibile tale, e l’immutabile presenza degli eserciti, ossia di persone che volontariamente scelgono di andare a morire o uccidere in cambio di uno stipendio e della eventuale riconoscenza di un potente, è lì a darne una spietata conferma.

In fondo, l’uomo è un animale “sociale”, il che non significa socievole, ma per sua  natura stessa portato all’aggregazione di tipo gerarchico, al gregge, o al branco. Ragionando in questi termini, diventa tutto un fatto statistico, esattamente come per le api e le formiche (anche se l’uomo è indubbiamente più cretino): nascono tot numeri di “operai”, individui portati al conformismo ed all’obbedienza(circa l’80%), ed uno molto più ristretto numero di “regine”, ossia di persone in grado di decidere con la loro testa(circa il 20%), le quali poi a loro volta si divideranno fra “potenti” ed “antagonisti”, “buoni” e “cattivi”, volendo semplificare, in base al loro livello etico.  Succede poi, spesso, che i cattivi potenti ordinino ad alcuni operai di uccidere degli antagonisti, cosa che essi fanno, come da filmato, per poi vendere delle magliette con disegnata la loro faccia ad altri operai. Ma questo è un altro discorso.

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C’è chi fa parte del problema, chi della soluzione e chi del paesaggio.

Robert De Niro in “Ronin

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Capire ed accettare questo fatto non significa arrendersi, ma solo fare i conti con quella che è la realtà ed agire di conseguenza. Esempio: qualora veniate arrestati, non aspettatevi di essere trattati “umanamente”, perché non sarà così, ed adesso sapete perché; non stupitevi se, in quella sfortunata evenienza, in carcere sarete picchiati ed umiliati, perché non è che ordinaria amministrazione.  Ed ora sapete perché. Piuttosto, fate in modo di non farvi arrestare.  Oppure, se siete donne, non aspettatevi che il branco di un “quartieraccio” rispetti la vostra scelta di passeggiare da sole di notte in abiti succinti ripudiando l’idea di abusare in gruppo di voi e limitandosi alla sola osservazione: evitate di farlo, semplicemente. Non è “darla vinta” ai cattivi, ed ora sapete il perché. O ancora, tutti voi, non aspettatevi di essere soccorsi da una moltitudine di persone, in caso di bisogno: non accadrà, a meno che uno dei pensanti non dia l’esempio, attirando l’attenzione della massa che sarà portata all’emulazione. Non è colpa loro, ed ora sapete il perché.  “Milgram ” e “Zimbardo” dovrebbero diventare anche per voi un mantra per affrontare la vita più serenamente, anche se io stesso talvolta me ne dimentico e finisco per incazzarmi, inutilmente, di fronte all’assenza di logica imperante, giacché questa mondo è l’inferno per chi pensa ed il paradiso degli imbecilli.

E’ sbagliato parlare di “emergenza criminalità”, è giusto parlare di “emergenza umanità”, e quella è piuttosto costante nel tempo.

Se il vostro carcere è l’attuale società, il vostro carceriere è il vostro vicino.

In a ball of yarn

Se Pò Fa’

(Bisogna sempre ascoltare la gente morta ammazzata da ignoti, perché molto probabilmente c’aveva capito qualcosa. Come pure quella “suicidata”, così, per star sicuri.)

“La speranza è una cosa orrenda inventata dai partiti per tenere buoni i loro iscritti.”
Pier Paolo Pasolini

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La politica è l’ambito nel quale la logica perversa ed imbecille del “c’è modo e modo” raggiunge la sua massima espressione; in essa, e nella sua dialettica, vi è il definitivo trionfo della forma sulla sostanza che finisce per alterare, fuorviare ed ingannare la coscienza del popolo bue, il quale non vede l’ora di farsi sodomizzare da un aitante e forbito parassita.
Mi spiego meglio:
Partiamo dal presupposto che quello del politico sia un mestiere intrinsecamente infame, in quanto il suo compito è vendere delle stronzate agli elettori attraverso una strategia di marketing che le renda appetitose, per avere occasione di fare gli interessi propri e di chi lo abbia selezionato e lo controlli, e che, come scriveva Machiavelli, “governare è far credere“. Bene, ne consegue necessariamente che chi svolga maldestramente le mansioni sopra richieste sia meno infame, meno falso ed ipocrita di chi dimostri una grande professionalità.

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“…ho perfino votato per la DC: tra i suoi candidati, in Sardegna, c’era un mio amico, una persona capace, quindi un pessimo politico. Che infatti non fu eletto.”
Fabrizio De Andrè

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Il politico è per definizione un disonesto.
Più uno sa essere un bravo politico, più è disonesto.
Berlusconi è un pessimo politico, forse il peggiore in assoluto.
Berlusconi è meno disonesto di altri.

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“Il presidente americano, Barack Obama, aveva promesso durante la campagna elettorale che avrebbe ridotto, per poi ritirare completamente, le truppe da combattimento americane in Iraq e avrebbe aumentato quelle destinate all’Afghanistan. A meno di un mese dalla sua inaugurazione alla presidenza, Obama ha dato l’ordine di mandare 17 mila uomini in Afghanistan, portando il contingente americano a 55 mila unità, con l’intento, forse di superare quota 60 mila a breve.

Nel frattempo le Nazioni Unite hanno denunciato che il numero dei civili afgani morti nel 2008 a causa della guerra ha superato quota 2.100, registrando un aumento del 40 percento rispetto alla cifra del 2007. Secondo dati forniti dalla Reuters, nel 2008 almeno 829 civili sono stati uccisi dalle forze della coalizione o dall’esercito afgano, e, di questi, almeno 552 sono stati uccisi durante bombardamenti effettuati da aerei alleati. Gli attacchi aerei con le conseguenti vittime fra i civili sono la maggior fonte di risentimento contro il governo centrale afgano e gli americani.”
Fonte

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Nero, alto, bello, acculturato, surfista, col cucciolo del canile.
Ma speriamo che te mozzica.
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Dalle mie parti si dice :”fatte bon nome e poe corchete
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Quando mi esprimo su questo argomento, solitamente, vengo apostrofato come “qualunquista”, “pessimista”, “disfattista”, “catastrofista”.

Ma non è vero, sono solo un sognatore:

Io voglio crederci
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I HAVE A DREAM
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UN PRESIDENTE RASTA.
UN GIORNO. FORSE.

Ho avuto un incubo

C’erano Stefano Accorsi e Santamaria che cantavano De Andrè a Sanremo.
La devo smette con quelle cofane de pasta co’ li broccoletti.

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