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non ve lo perdete eh
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Quando ti annoi, non essere affrettato; approfondisci la sensazione: si tratta di indigenza.
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non ve lo perdete eh
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Quando ti annoi, non essere affrettato; approfondisci la sensazione: si tratta di indigenza.
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(L’unico inimitabile straordinario Jack Black)
Pubblicato in Arte, Musica | Contrassegnato da tag Alta Fedeltà, Jack Black, John Cusack | 7 Commenti »
Leggendo il magistrale e boicottatissimo libro di Roberto Quaglia “Il mito dell‘11 settembre e l’opzione dottor Stranamore”, risalente in questa seconda edizione al 2007, mi è casualmente capitato di affrontare proprio in questi giorni la parte dedicata al tema della guerra biologica, e nella quale sono trattate le epidemie virali recenti, come la SARS, e le recenti strane morti in sequenza di svariati microbiologi nel mondo. Argomento di una certa attualità, insomma.
A pagina 238, al paragrafo intitolato Sfoltimento dell’umanità, Quaglia scrive:
Le mutazioni virali letali dell’influenza sembrano diventate di moda. Non è proprio questo il genere di profezie che uno si augura di azzeccare. Spiegare il passato è dopotutto sempre e soltanto un’opinione a posteriori, ma prevederlo ha invece il profumo inebriante della scienza, anche se in questo specifico caso bisognerebbe parlare piuttosto di puzza allarmante.
Quale sarà il prossimo evento biologico “inaspettato”? Mutazione di un virus dei maiali? Uragano che distrugge un centro di ricerche biologiche rilasciando colture di virus mortali? Fuga di cavie infette da un laboratorio militare? Caduta accidentale di un aereo con agenti batteriologici letali?
In generale, un libro altamente consigliato.
Pubblicato in La Verità è semplice | Contrassegnato da tag Il mito dell'11 settembre e l'opzione dottor Stranamore, influenza suina, profezie, Roberto Quaglia | 3 Commenti »

“Comandare è meglio che fottere”
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“E saranno cazzi”
Pubblicato in Onestà intellettuale | Contrassegnato da tag Bernardo Provenzano, harem, potere, scandalo, scoop, sesso, Silvio Berlusconi | 2 Commenti »
Pubblicato in Arte, Onestà intellettuale | Contrassegnato da tag cinema, omofobia, Che Guevara, propaganda, Benicio Del Toro | Lascia un commento
Pubblicato in Liberazione Umana | Contrassegnato da tag Le Iene, Paolo Calabresi, razzismo, rumeni, stupro | 2 Commenti »
Sapete, non si può vivere senza un ideale. Il mio è magra co’ le zinne grosse.
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“Avete ammazzato Eluana, noi non lo dimenticheremo mai.”
“…Ma guarda che era un vegetale”
“Ecco, adesso insultiamola pure”
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Non capirò mai perché si continui a parlare di “potere al popolo” e di “popolo sovrano”, dal momento che la parola “popolo” è stata coniata appositamente per identificare tutti coloro i quali non contino un cazzo.
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Farsi le fotomodelle. E’ questa remotissima eventualità che spinge ad andare avanti nella vita alcuni di noi. I più intelligenti fra noi.
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Il colonnello delle previsioni del tempo è la suprema e perfetta incarnazione del concetto di “brava persona rispettabile”: l’uomo in divisa che parla del tempo.
Il sogno di ogni mammina timorata di Dio per sua figlia. Non c’avevate pensato, eh?
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Va oltre l’esteriorità chi non può permettersela.

Il miglior modo per scoprire se qualcuno è di destra o di sinistra è dargli qualche milione d’euro sulle mani.
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Secondo me la maggior parte di coloro che si definiscono di sinistra, lo fanno perché sono mingherlini o mollaccioni ed a rischio di prendere schiaffi a rotoloni, mica per altro.
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Alla mia età James Dean era già morto da 3 anni e mezzo.
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L’altra sera, rientrato a casa, siccome ero senza connessione e bestemmiavo, ho riacceso la TV. E’ singolare come la Bignardi riesca a risultare allo stesso modo stolta di fronte ad Antonio Rezza ed a Fabrizio Corona.
Io non ho nulla contro Fabrizio Corona; se solo fossi un po’ meno pigro farei peggio di lui, cioè meglio. Sarei un Fabrizio Corona senz’altro migliore, se mi ci mettessi.
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Ieri mi sono dimenticato del compleano del mio amico ebreo. Nella mia provincia si parla già di una nuova e pericolosa ondata di ansisemitismo.
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Feisbuc
Microspie? Nuovo Ordine Mondiale? fucili? polizia? microchip sottocutanei? ma che roba obsoleta! non si fa così il controllo sociale, la gente vuole divertimento. Je fai un luna park digitale e te dicono pure quanto cacano al giorno.
Feisbuc è riuscito nell’arduissimo compito di rendere la retorica peggio di ciò che già era, portandola a spalancare nuovi orizzonti di nefandezza: se prima di esso la retorica era vuota e noiosa, dopo il suo nefasto avvento, essa è diventata anche spaventosamente ridicola.
Io ho considerato sin dal primo sguardo Feisbuc una cosa estremamente idiota e deleteria ed ho avuto l’istinto di chiudere la pagina, ma poi al secondo sguardo ho scorto continenti di fregna inesplorati e così ho continuato la sua navigazione.
Ce lo vedreste comunque voi James Dean su Feisbuc? io per niente.
E’ incredibile, guardando indietro, al tempo in cui Feisbuc non era ancora stato partorito, pensare a quale potenziale di imbecillità virtuale giaceva inespresso, anche in ambiti sociali insospettabili.
Ora vado nei locali dove suonano e ai tavolini mica stanno a guardare la band sul palco che si sbatte, no, si fanno le foto imbecilli fra di loro, così poi le mettono su Feisbuc. Ormai c’è chi vive solo per avere materiale per Feisbuc.
Poi su Feisbuc aggiungi il tuo cantante preferito e scopri che è deficiente. Una vera sciagura, Feisbuc.
Ma insomma, perché mai iscriversi a Feisbuc?
l’ho già detto, per la gnocca internazionale. E con un cognome finto. E poi grazie a Feisbuc posso vantare amicizie con gente troppo fica che non ho mai visto e conosciuto, tipo “Ryan Joyce” di Chicago, mica Mirko Spadaccia de Rieti, mica cazzi.
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P.S.
Ma se il popolo è sovrano, allora la “casa del popolo” non dovrebbe essere come minimo una reggia?

Pubblicato in Pensierini a piacere | Contrassegnato da tag capitalismo, eutanasia, Fabrizio Corona, Facebook, pensieri, politica | 4 Commenti »

“Tradizione”, è in nome di questa nefasta parola, che altro non sta a significare se non cieca sudditanza verso il passato, che le più turpi e becere abitudini umane vengono perpetuate nel tempo.
Ed è quindi con questo alibi che anche quest’anno l‘Universitaria Agraria di Tarquinia è onorata di presentare e promuovere la gloriosa “Festa della Merca” (come da trash manifesto, sopra) ovvero come passare da romantici amanti della vita agreste magnando e maltrattando gli animali in allegria, e mascherando il tutto da iniziativa dall’elevato contenuto culturale:
Venerdì 17 Aprile giornata dedicata alle scuole e ai bambini, con visite guidate nei boschi, Mostra Nazionale del Bovino Maremmano, giochi, e dimostrazioni legate al mondo del cavallo, in un contesto naturalisticamente unico come la tenuta della Roccaccia.
Sabato 18 Aprile dalle tinte forti, legate al mondo del cavallo, parte infatti la tappa del Campionato Nazionale Monta da Lavoro, con le prove di gimkana e sbrancamento dei vitelli. Di grande interesse il Convegno dal titolo La Maremma – Tarquinia Elogio dell’Eccellenza dedicato ai prodotti locali ed alla loro valorizzazione, al termine del quale saranno consegnate le Coltrine d’Oro premio istituito per riconoscere le eccellenze della Città nei campi più disparati. E poi ancora Prove per i Cinofili, e il secondo Bike Contest dedicato agli appassionati della mountain bike.
A chiudere il pomeriggio Trofeo Città di Tarquinia riservato ai cavalcanti della Città. Serata e nottata all’insegna della Festa dell’Allevatore con i riconoscimenti ed i premi legati alla 14 edizione della Mostra del Bovino Maremmano.
Domenica 19 Aprile dedicata alla Tradizione, con la Marchiatura del Bestiame, il Percorso di campagna per cavalieri senza paura, la Mostra Cinofila il tutto incastonato in un Villaggio dedicato al gusto ed all’artigianato. Pomeriggio con il Trofeo Università Agraria a squadre per la cattura del vitello e lo Spettacolo di Cavalli e Musica in un mix davvero imperdibile.
Musica, festa, colori, passeggiate nei boschi, profumi e sapori, per salutare una primavera mai così tanto attesa e agonista.
Numeri da capogiro, tra associazioni coinvolte, cavalieri attesi, capi in mostra, stand, persone qualificate, una scommessa importante volta a rilanciare definitivamente un evento suggestivo e storico.
Si conferma la vocazione dell’Università Agraria di Tarquinia alla promozione di eventi di straordinaria portata per il territorio, ma anche di rispetto e rilancio delle produzioni locali in un momento di crisi economica senza sprechi e sperperi.
Sfoga anche tu la tua rabbia repressa su quadrupedi indifesi
Fatti branco ed abusa di bovini all’aria aperta
Dimostra la tua netta superiorità tecnica rispetto ai ruminanti

Riscopri le antiche usanze dell’autorità e della vessazione sui più deboli
Insegna ai tuoi figli a chinare il capo con chi è potente ed a schiacciare chi non lo è
Inizia i tuoi pargoli alla nobile arte della dominazione

Ribadisci fiero il concetto di specismo
Offri sfoggio della tua indiscutibile virilità
Mercifica la vita in nome del pubblico gaudio

Tarquinia: dove Tortura è Cultura.
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“La ballata di Renzo” è un brano inedito di Rino Gaetano del 1970, di cui si scoprì l’esistenza solo qualche anno fa. La canzone anticipa e descrive la dinamica della tragica morte del cantautore stesso, avvenuta nel 1981, in modo così inquietantemente preciso che risulta davvvero arduo pensare al “caso”.
All’epoca, infatti, solo gli “addetti ai lavori” (i produttori e le persone che lavoravano insieme al cantante) erano a conoscenza di quel brano. E solo chi conosceva la canzone poteva fare in modo che si realizzasse nella pratica, e in modo così dettagliato.
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Mario Borghezio, ospite d’onore del meeting organizzato da Nissa Rebela, movimento di estrema destra francese, tiene lezione sulle tecniche da utilizzare per riconquistare il potere, allo stesso modo della Lega Nord.
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di Ariel
Ma di chi è il miele?
Il miele è un cibo appropriato per i vegan?
Ma tornando al miele….
Il miele è prodotto dal nettare zuccherino dei fiori raccolto dalle api e poi rigurgitato e passato tra loro finchè non è parzialmente digerito. Dopo l’ultimo rigurgito, le api sventolano quella sostanza con le loro ali finchè diventa fredda e appiccicosa. Questa mistura che noi chiamiamo miele, ed è essenzialmente vomito di api, viene allora immagazzinata nelle cellette dell’alveare e usato come unica fonte di nutrimento durante i mesi freddi o quando altre fonti di cibo non sono disponibili. Quando gli esseri umani prendono il miele dall’alveare, prendono qualcosa che non è stato fatto per loro, ma per le api stesse.
Durante la raccolta del nettare dei fiori, le api impollinano anche le piante, un processo naturale necessario e inevitabile. Anche se gli esseri umani ne beneficiano, le api non impollinano le piante per servire noi, quello è solo un aspetto secondario. L’utilizzo delle api per l’impollinazione delle colture non richiede tra l’altro in alcun modo la distruzione dell’alveare.
Per raccogliere il miele, gli apicultori devono invece rimuovere temporaneamente un certo numero di api dalla loro casa. Anche il più attento di loro non potrà evitare anche solo inavvertitamente di schiacciare o uccidere in altro modo alcune di queste api, sarebbe impossibile fare altrimenti. Questo vale naturalmente per la raccolta non solo del miele ma anche della cera d’api, del polline, della propoli, della pappa reale.
Ci sono molte alternative al miele, e da un punto di vista vegan non c’è ragione di utilizzarlo. Nel 1944 parlò di questo il manifesto della British Vegan Society, poi confermato dall’ American Vegan Society nel 1960. I dolcificanti in realtà non sono indispensabili per la salute umana. In essi non ci sono praticamente nutrienti essenziali. Gli esseri umani possono vivere senza zucchero e senza miele e in ogni caso esistono molte alternative completamente vegetali e cruelty-free: zucchero di canna bio, sciroppo d’acero, succo d’agave, malto di riso, sciroppo di sorgo, etc.
Per quanto mi riguarda, non sono molto golosa ma per dolcificare e ogni tanto fare qualche torta o crema utilizzo zucchero di canna integrale di agricoltura biologica, preferibilmente del commercio equo solidale, oppure il succo di agave e il malto di riso, entrambi molto simile al miele come consistenza. Il miele lo lascio alle legittime proprietarie, ne hanno bisogno più di me.
foto di Riccardo Gessa
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28 – 12 – 1983
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“Qualche volta mi devi spiegare chi ce lo fa fare, perdìo. Tanto, lo sai come finisce una volta o l’altra: mezzo milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa…”
Giuseppe Fava, 15 settembre 1925 – 5 gennaio 1984
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(Onde evitare battute ovvie , io sono quello a sinistra)
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E’ molto facile distinguere il Bene dal Male, dato che quest’ultimo non riesce mai ad evitare di ammantarsi di una bruttezza spiccata e grossolana.
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Aggirandosi casualmente fra le vetrine delle vie dell’alta moda capita di imbattersi nel raccapriccio assoluto, quello vero. Ho deciso così di essere immortalato a fianco dell’accessorio sintesi dell’osceno ed apoteosi dello schifo, l’oggetto che a mio avviso può sintetizzare e simbolizzare al meglio le capacità nefaste e la bassezza culturale-intellettiva raggiunte faticosamente dal genere umano. Quasi per evidenziare tutta la mia/nostra impotenza di fronte all’imbecillità industriale.
Pertanto, ecco a voi, alla mia destra la massima espressione del Male terreno: la borsetta pelosa col manico argentato. Non mi sono premurato di conoscere l’illustre firma che presumibilmente recava, né a quale specifico animale dovesse le sue orrende sembianze ipertricotiche, ma posso dirvi che il cartellino sottostante indicava come prezzo al pubblico l’inquietante cifra di 2.561 euro – probabilmente, espresso in “5 milioni” essa mi/ci avrebbe ancor più impressionato – DUEMILACINQUECENTOSESSANTUNO euro per un vomitevole macabro inutile orpello da passeggio, la cui produzione è costata atroci sofferenze ad esseri viventi liberi e splendidi.
Quale aggettivo più appropriato per simile orrore modaiolo? volgare? schifoso? kitsch? pacchiano? mostruoso? tutto questo e molto di più. Quando un manufatto d’alta(?) moda è sprovvisto persino di una risibilissima utilità di riparatore da intemperie, automaticamente scende al livello più basso della propria giustificabilità; quindi, più inutile di una pelliccia, più brutta di uno stivale in pelle, più meschina di uno scoiattolo imbalsamato, più frivola di una sciarpa di volpe e più costosa di un’auto di seconda mano, la borsetta pelosa si guadagna con facilità il titolo di peggior risultato riportato dall’umana stirpe nell’era del capitalismo, eccedendo sotto ogni parametro di giudizio. Non è facile, infatti, produrre qualcosa che sia allo stesso tempo tanto brutto, barbaro, costoso, insignificante, ed inutile (almeno non più utile di una qualasiasi busta di plastica da 10 centesimi) e che racchiuda tutte gli elementi peculiari più perversi e malsani dell’attuale società: status symbol, arrivismo, culto dell’apparire, diseguaglianze sociali, ignoranza, specismo, sfruttamento, omertà, mediocrità, miseria, viltà, ottusità, appiattimento, irrazionalità, schiavitù sociale, bieco egoismo, miserabile avidità, massificazione e spersonalizzazione, logica del profitto, staticità, annichilimento del bello, trionfo del brutto.
Fra l’altro la sua forma mi ricorda proprio quella di un piccolo animale ucciso e trasportato appeso per le gambe a due aste di legno.
Non posso fare a meno di pensare che ci sia qualcuno pronto a lavorare due mesi per conquistare quell’ambito e prestigioso simbolo sociale.
“Innocente” è un aggettivo al cui uso ed abuso si dovrebbero porre forti e decise limitazioni, in casi di stragi.
Pubblicato in Inquietologia, La dittatura dell'imbecillità, Liberazione Animale | Contrassegnato da tag animalismo, borsa, moda, pelliccia, schifo, sfruttamento, Venezia, vetrine | 10 Commenti »
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C’erano Stefano Accorsi e Santamaria che cantavano De Andrè a Sanremo.
La devo smette con quelle cofane de pasta co’ li broccoletti.
Pubblicato in Pensierini a piacere | Contrassegnato da tag Bocca di Rosa, Claudio Santamaria, cover, Fabrizio De Andrè, Musica, Sanremo, Stefano Accorsi | 16 Commenti »