Spesso mi domando se la gente comprenda realmente il significato di ciò che legge, vede o ascolta, se percepisca il messaggio implicito – a volte neanche troppo – fornito da una frase, da uno slogan o da qualsiasi altro veicolo comunicativo.
In realtà questo spesso e volentieri non accade e, specialmente nel campo dell’arte, ove solitamente conta più la forma e l’estetica di un prodotto che il suo contenuto e l’intento di chi l’ha partorito, succede che il “significato” vada perduto, travisato, considerato secondario o semplicemente volontariamente ignorato. Insomma, indipendentemente da chi ne sia la causa, l’opera d’arte viene strumentalizzata e piegata al business, usata a scopi economici e quindi snaturata; essa si vende.
Mi riferisco naturalmente alle forme artistiche più “popolari”, per così dire, quali la musica leggera ed il cinema, che vengono continuamente saccheggiate per ricavare involucri con cui confezionare le miriadi di prodotti che le industrie vogliono inserire sul mercato, rendendoli così più accattivanti e familiari al pubblico.
Osservando nello specifico ciò che avviene con i brani musicali, assistiamo tristemente al dilagare del fenomeno “colonna sonora”, nell’accezione più negativa del termine, parlo del modo in cui una canzone viene usata dalla tv e dalle radio per suscitare emozioni a comando nello spettatore, emozioni ottenute artificiosamente sovrapponendo un brano ad immagini del tutto dissociate dallo spirito e soprattutto dal testo del medesimo. Niente di nuovo insomma; il fatto è che troppo frequentemente si arriva a livelli paradossali che lasciano impietriti e sconfortati, livelli in cui le parole perdono qualsiasi significato e la musica si fa puro sfondo, pur essendo in aperto contrasto con ciò che l’occhio vede e l’orecchio sente; è così che possiamo assistere ad un omaggio a Karol Wojtyla in una puntata della celebre trasmissione televisiva CD:live di Rai Due, nel quale la voce del defunto papa polacco viene mixata a Imagine di John Lennon, capolavoro anarchico il cui testo recita testualmente: “Immagina un mondo senza religione“.
Altri esempi lampanti di tale fenomeno li troviamo nel recente spot pubblicitario di Banca Intesa, nel quale osserviamo una giovane donna alle prese con i suoi sogni, dal viaggio in barca con gli amici ad uno splendido tv al Plasma, fino ad arrivare ad un candido vestito da sposa, che possono realizzarsi grazie al nuovo servizio di finanziamenti della Banca Intesa stessa, il tutto reso memorabile con l’ aiuto dell’epocale hit single dei Verve Bitter Sweet Siymphony, certo, proprio quello in cui il cantante ripete:” Perchè è una sinfonia dolce amara questa vita, sei schiavo del denaro e poi muori”, niente di più indicato insomma.
Sono riusciti ad inserire anche Pyramid song dei Radiohead in una puntata di Al posto tuo, per la cronaca.
Qualche giorno fa è arrivato alle mie orecchie, via radio, un nuovo esilarante caso di piccolo capolavoro cinematografico avviato alla prostituzione; si tratta del famosissimo monologo iniziale di Renton da Trainspotting di Danny Boyle, quello accompagnato da Lust for life di Iggy Pop, che si presta a pubblicizzare la nuova Alfa 147 Black Line, abbiamo quindi il delirio nichilista e anticonsumista di un tossico, per fortuna con qualche variazione nel testo, usato per vendere una macchina.
Questi sono solo alcuni esempi estremi di un abitudine fin troppo diffusa, molti altri se ne troverebbero.. duole constatare quanto facilmente molti autori, raggiunto il successo desiderato, vendano le loro creazioni al mondo della pubblicità senza battere ciglio, non tutti per fortuna.
Ovviamente il problema si estende anche ad altre forme espressive, e casi simili si verificano quando, per puro ornamento, vengono poste nel mausoleo di un miliardario statue ispirate a Guernica di Picasso o nel momento in cui si abusa talmente dell’Urlo di Munch, quasi sempre parodiandolo, da renderlo quasi un marchio, un logo, svuotandolo completamente del suo significato originario di angoscia nei confronti nella vita a favore dell’intrattenimento televisivo. Questo non serve, a mio avviso, a divulgare la pittura o a renderla piacevole e alla portata di tutti, ma solo a banalizzarla.
Comunque aspettiamo ansiosi un Ghandi che reclamizzi le merendine Mister Day e un Oscar Wilde travestito che vanti le qualità del rossetto Max Factor, perchè lui vale.18 Maggio, ultima sentita: “La libertà” di Giorgio Gaber in una pubblicità della Piaggio. Però gli sta bene, così impara a votare Berlusconi.
In realtà questo spesso e volentieri non accade e, specialmente nel campo dell’arte, ove solitamente conta più la forma e l’estetica di un prodotto che il suo contenuto e l’intento di chi l’ha partorito, succede che il “significato” vada perduto, travisato, considerato secondario o semplicemente volontariamente ignorato. Insomma, indipendentemente da chi ne sia la causa, l’opera d’arte viene strumentalizzata e piegata al business, usata a scopi economici e quindi snaturata; essa si vende.
Mi riferisco naturalmente alle forme artistiche più “popolari”, per così dire, quali la musica leggera ed il cinema, che vengono continuamente saccheggiate per ricavare involucri con cui confezionare le miriadi di prodotti che le industrie vogliono inserire sul mercato, rendendoli così più accattivanti e familiari al pubblico.
Osservando nello specifico ciò che avviene con i brani musicali, assistiamo tristemente al dilagare del fenomeno “colonna sonora”, nell’accezione più negativa del termine, parlo del modo in cui una canzone viene usata dalla tv e dalle radio per suscitare emozioni a comando nello spettatore, emozioni ottenute artificiosamente sovrapponendo un brano ad immagini del tutto dissociate dallo spirito e soprattutto dal testo del medesimo. Niente di nuovo insomma; il fatto è che troppo frequentemente si arriva a livelli paradossali che lasciano impietriti e sconfortati, livelli in cui le parole perdono qualsiasi significato e la musica si fa puro sfondo, pur essendo in aperto contrasto con ciò che l’occhio vede e l’orecchio sente; è così che possiamo assistere ad un omaggio a Karol Wojtyla in una puntata della celebre trasmissione televisiva CD:live di Rai Due, nel quale la voce del defunto papa polacco viene mixata a Imagine di John Lennon, capolavoro anarchico il cui testo recita testualmente: “Immagina un mondo senza religione“.
Altri esempi lampanti di tale fenomeno li troviamo nel recente spot pubblicitario di Banca Intesa, nel quale osserviamo una giovane donna alle prese con i suoi sogni, dal viaggio in barca con gli amici ad uno splendido tv al Plasma, fino ad arrivare ad un candido vestito da sposa, che possono realizzarsi grazie al nuovo servizio di finanziamenti della Banca Intesa stessa, il tutto reso memorabile con l’ aiuto dell’epocale hit single dei Verve Bitter Sweet Siymphony, certo, proprio quello in cui il cantante ripete:” Perchè è una sinfonia dolce amara questa vita, sei schiavo del denaro e poi muori”, niente di più indicato insomma.
Sono riusciti ad inserire anche Pyramid song dei Radiohead in una puntata di Al posto tuo, per la cronaca.
Qualche giorno fa è arrivato alle mie orecchie, via radio, un nuovo esilarante caso di piccolo capolavoro cinematografico avviato alla prostituzione; si tratta del famosissimo monologo iniziale di Renton da Trainspotting di Danny Boyle, quello accompagnato da Lust for life di Iggy Pop, che si presta a pubblicizzare la nuova Alfa 147 Black Line, abbiamo quindi il delirio nichilista e anticonsumista di un tossico, per fortuna con qualche variazione nel testo, usato per vendere una macchina.
Questi sono solo alcuni esempi estremi di un abitudine fin troppo diffusa, molti altri se ne troverebbero.. duole constatare quanto facilmente molti autori, raggiunto il successo desiderato, vendano le loro creazioni al mondo della pubblicità senza battere ciglio, non tutti per fortuna.
Ovviamente il problema si estende anche ad altre forme espressive, e casi simili si verificano quando, per puro ornamento, vengono poste nel mausoleo di un miliardario statue ispirate a Guernica di Picasso o nel momento in cui si abusa talmente dell’Urlo di Munch, quasi sempre parodiandolo, da renderlo quasi un marchio, un logo, svuotandolo completamente del suo significato originario di angoscia nei confronti nella vita a favore dell’intrattenimento televisivo. Questo non serve, a mio avviso, a divulgare la pittura o a renderla piacevole e alla portata di tutti, ma solo a banalizzarla.
Comunque aspettiamo ansiosi un Ghandi che reclamizzi le merendine Mister Day e un Oscar Wilde travestito che vanti le qualità del rossetto Max Factor, perchè lui vale.18 Maggio, ultima sentita: “La libertà” di Giorgio Gaber in una pubblicità della Piaggio. Però gli sta bene, così impara a votare Berlusconi.










