Quella dell’omino, o “bravo ragazzetto”, o ancora “omuncolo”, è una tipologia di giovane uomo – o meglio di essere umano di sesso maschile – diffusa almeno tanto quanto quella dei più celebri “tamarro” , comune “sempliciotto”e “fighetto”, e forse ancor di più. L’”omino” – appellativo coniato da una mia amica – è infatti colui che si trova più o meno a metà strada tra le ultime due categorie di persone appena elencate, con una lieve ma non trascurabile predominanza di caratteristiche proprie della terza; egli, nella sua moderazione, viene quindi a rappresentare un fighetto mancato, un sempliciotto lievemente evoluto con velleità da fighetto, colui che vorrebbe ma non riesce, o non può, o non ha il coraggio. L’omino è, come ho già accennato, un”bravo ragazzo”, un ragazzo che non si distingue tra i tanti né per difetti né per pregi, non per particolari virtù e nemmeno per particolare turpitudine. Egli ha proprio come suoi principali obiettivi quelli di non risultare vistoso, di non apparire in prima linea in nessuna situazione, di restare sempre ben protetto dalla spessa coltre di ordinarietà che fa da cornice alla sua vita senza dover mai esporsi eccessivamente. L’omino è terribilmente nella media, purtroppo. L’omino è l’ignavo che evita, mascherando codardia da diplomazia, di schierarsi e di far valere la propria opinione, se questo potrebbe anche solo minimamente portarlo fuori dai binari prestabiliti e tranquilli sui quali la sua vita borghese scorre. L’omino tende a farsi i fatti suoi ogni volta che può. C’è un che di omertoso nell’omino. L’omino non è mai troppo alto, né troppo basso. Non è mai troppo magro né troppo grasso, perché la sua stessa mente condiziona il corpo a non discostarsi troppo dai normali parametri fisici degli individui della sua età, mettendolo così al riparo da pericolose attenzioni del pubblico dovute ad una stazza esagerata o ad una mole troppo insignificante; perché l’omino è omino dentro, e tanto basta. L’omino cerca di mimetizzarsi in ogni modo, per passare inosservato in mezzo alla folla, ma non perché gradisca particolarmente la sobrietà nel vestire o perché sia un tipo riservato, ma semplicemente perché ama essere uno dei tanti, senza nessuna responsabilità aggiunta; egli affida volentieri agli altri compiti che potrebbe svolgere in prima persona, lascia che gli altri facciano, perché lui preferisce guardare, sempre senza scomporsi troppo, onde non dare nell’occhio. Quella dell’omino è una vita votata al non protagonismo, sia si tratti di un protagonismo nella sua accezione più positiva, sia negativa; l’omino non vuole infatti essere l’attore principale del film della sua vita, ma preferisce impersonare silenziosamente una comparsa in un film altrui, purchè possa stare tranquillo e beato. Gli omini – che naturalmente esistono anche tra gli esemplari di sesso opposto, le “donnette”- sono coloro che da millenni popolano la terra osservandone i cambiamenti senza mettere becco, parlottando tra loro in un angolino, non prendendo parte in essi, al massimo accettandoli o commentandoli; la figura dell’omino trascende le ere. L’omino non si sente patrizio né plebeo, egli ambisce segretamente ad appartenere ad un’aristocrazia che nella quotidianità finge di disprezzare, per non destare sospetti di invidia, peccato mortale, tra i suoi simili, che si comportano anch’essi allo stesso modo. L’omino generalmente non crea, ma usa; non distrugge, ma rinnova; è un ottimo esemplare di consumatore medio, non pacchiano nello stile, cerca sempre di mantenere una certa rispettabilità nel suo piccolo mondo, e pretende che gli altri facciano lo stesso; egli segue sempre la moda ma senza darlo troppo a vedere, senza risultare mai caricaturale come il tamarro, e soprattutto non parlandone mai, non esplicitando cioè la sua passione per i trend del momento che più che una passione è un’omologazione coatta della quale non andare troppo fieri e da non ostentare. Perché l’omino sa, in cuor suo, di essere tale, ma gli sta bene così, lo accetta tacitamente come il prezzo da pagare per poter condurre una vita al riparo dall’impegno, dall’osare, dal mettersi in discussione, dagli ideali, dal “vivere” nel vero senso della parola. I caratteri dell’omino iniziano a delinearsi generalmente durante l’adolescenza, e spesso anche prima; esemplari di omini tra i ragazzini – veri bambini prodigio del bravoragazzismo – sono riscontrabili talvolta anche alle scuole elementari, come la mia memoria mi suggerisce; basi pensare al cocco della maestra o al bastardello della prima fila che non voleva farti copiare, o quello che si offriva volontario di annotare alla lavagna i nomi dei compagni che si muovevano o parlottavano in assenza della maestra. Ma attenzione, non si tratta propriamente del “secchione”, deprecabile categoria a sé che non vale nemmeno la pena descrivere per quanto miserabile; infatti l’omino a scuola non si distingueva necessariamente per risultati o capacità di apprendimento, quanto per educazione e capacità di stare in silenzio, immobile e composto nel suo banchetto, lindo e ben pettinato, con ogni matita al posto giusto nel suo astuccio e senza l’ombra di uno scarabocchietto sul diario. L’omino, da bambino, aveva probabilmente già i vestiti firmati, ma non te lo faceva pesare, e per questo non ti stava antipatico. Mente brillante per quanto riguarda le materie tecniche, alle superiori l’omino ha frequentato prevalentemente ragioneria, geometri ed il liceo scientifico, e solo in rari casi esemplari di omino sono reperibili al classico, almeno per quanto ne so. L’omino non prendeva mai la parola durante le assemblee di classe o di istituto; preferiva responsabilmente ripassare la materia successiva o la lezione del giorno dopo, ritenendo inutile discutere di qualsiasi cosa che non concernesse la scuola e lo studio, e quindi i suoi interessi. Sì, l’omino è anche un po’ egoista.
Le facoltà universitarie predilette dall’omino sono economia e commercio, giurisprudenza e, naturalmente, ingegneria, vero regno degli omini, bravi ragazzetti non troppo ignoranti e non troppo colti, volenterosi desiderosi di nozioni, ma spesso incapaci di sostenere una discussione su tematiche politiche-sociali-artistiche-antropologiche, o anche solo non prettamente concernenti qualcosa di pratico, tecnico, “compiuto”. Questo, naturalalissimamente, non vuol significare che tutti gli iscritti ad ingegneria siano degli omini, è bene precisarlo, a scanso di insulti.
Ma gli omini danno un sacco di soddisfazioni a madri e zie, sostenendo esami con successo, puntualmente, e questo fa di loro motivo di orgoglio e vanto, “perchè un domani non si sa mai come può andare il mondo..”.
E’ pur vero che esistono delle sottocategorie di omini che si distinguono dall’omino classico per la maggiore somiglianza con altre “famiglie” : c’è l’omino che tende al tamarro, quello che tende al fighetto, quello che tende pericolosamente al nerd, quello che tende al fascio, quello sinistroide e persino quello che tende all’intellettuale, con i pessimi risultati di cui sopra. Comunque, di solito, in politica l’omino è, manco a dirlo, un moderato, e anzi appena può evita le discussioni in merito alle questioni politiche, perché queste lo costringerebbero ad inimicarsi qualcuno, al confronto diretto, a tirare fuori delle palle, e questo non è di suo interesse; perché l’omino vuol solo passare una serata, in tranquillità. L’omino ha sempre un taglio di capelli che non dia nell’occhio, mai troppo alla moda, mai troppo da scapestrato o da sfigato; egli è attentissimo alla cura del proprio corpo, anche se non vuole darlo a vedere, quindi, ad esempio, si reca con regolarità in palestra per scolpire i propri muscoli, ma mai si sognerebbe di indossare una canotta attillata per metterli in evidenza, perchè questo significherebbe concedersi una vanità che non è propria della sua natura di ragazzetto posato, modesto, educato, non certo borioso. L’omino ha molto a cuore le tradizioni, la famiglia, crede nei valori nei quali ha già creduto suo padre e nei quali credette anche suo nonno – perseverando nell’errore, aggiungo personalmente – e non si sognerebbe mai e poi mai di mancare di rispetto ad un parente o anche ad un qualsiasi anziano (sì, perché l’omino è fermamente convinto della diretta proporzionalità tra rispettabilità ed invecchiamento ), e figuriamoci ad una vera e propria “autorità”, né tantomeno di non presenziare ad un pranzo di natale in famiglia. L’omino non si trova per niente a disagio a disquisire di economia con sua nonna, o del degrado morale della società di oggi con suo zio. L’omino è stato sempre un po’ vecchio dentro e ci tiene a conservare quel po’ di austerità che, mista ad infantilismo in un mix letale di tristezza, contraddistingue la sua figura. Non a caso l’omino ha tra i sui principali hobbies la playstation, vero totem del suo universo, incollato alla quale egli è capace di passare pomeriggi, serate e nottate, allestendo entusiasmanti tornei di Pro Evolution Soccer, sublimando così anche la sua voglia di attività fisica vera, ormai troppo virile ed al contempo troppo puerile nella sua visione perversa della vita, e millantando in seguito, deposto momentaneamente il joypad, imprese sfavillanti con i suoi colleghi. Certo, perchè l’omino, non certo insensibilie alle vicende della sua squadra del cuore, anzi, al classico parlare di calcio preferisce una versione più ovattata dello stesso sport, l’agghiacciante “fantacalcio” – che personalmente trovavo già ridicolo in prima media, come passatempo – ed è quello quindi il perno attorno al quale ruotano le sue discussioni abituali con i coetanei, una questione di vita o di morte, illusorio mezzo di accaparramento di potere e denaro. L’omino non riesce a soddisfare la propria partner a letto, egli manca di qualsiasi carica erotica, di fantasia, nonché semplice manualità; risulta un vero conservatore amoroso, uno spartano dell’eros, che vuole svolgere il suo compitino senza perdersi in fronzoli, badando all’essenziale e guardando con ritrosia qualsiasi innovazione in campo sessuale, perché le uniche innovazioni che lo interessano sono quelle segnalate dalla rivista “Pc Magazine”, o, nel peggiore dei casi da “Cellulari Oggi”. Così accade che povera donna insoddisfatta ma impietosita spesso non trovi il coraggio di tradirlo e nemmeno di fargli notare tali sue mancanze, ma si limiti stoicamente ad accompagnarlo alla nuova edizione del Future Show, o se è particolarmente sfortunata, del Motor Show. E così via, fino al matrimonio, fino alla pensione, fino alla morte.
E’ questa la galassia in cui si muove, educatamente, l’omino, il cui nome preferito è probabilmente Marco Rossi, versione di Mario Rossi nato dopo il ’77.
Se posso pronunciarmi, all’omino preferisco l’ultras, o il rapinatore; essi almeno dimostrano di possedere dei testicoli, anche se l’uso che ne fanno è quantomeno discutibile.

Thanks to Lucyvp per il titolo esatto della serie tv









