Clizia e Cesare non si erano mai incontrati pur abitando a pochi isolati, fino a quella calda mattina del 6 agosto ’98, quella che diede vita a tutto.
Clizia, per gli amici Cli, era una ragazza sognatrice, sensibile, profonda, empatica, amante della vita, delle piccole bellezze quotidiane che essa ha da offrire, dei piccoli gesti, del calore di un abbraccio, di un film in bianco e nero, dell’odore della neve.
Cesare, detto “Che”, per i suoi trascorsi sinistroidi adolescenziali, era un tipo introverso, solitario, tormentato, autodistruttivo, insofferente, disilluso, vittima di un passato burrascoso e di un’infanzia infelice, bisognoso di affetto e di attenzioni.
Si scontrarono con il carrello alla Conad, reparto frutta, quella mattina, e fu attrazione a prima vista:
“scusami, che sbadata!..ah vedo che anche tu ami le pesche noci!” esordì Cli con voce tremante
“tranquilla, colpa mia, venivi da destra..sì, è un po’ che mi sparo pesche noci, poi sai, dipende dagli umori, dalle sensazioni..e poi le pesche pelose me fanno impressione..” rispose lui lievemente imbarazzato.
Cli a quelle parole avvertì un brivido lungo la schiena e non potè evitare di sorridere soddisfatta:
“sai, è la prima volta che incontro qualcuno col quale condivido tutto questo..è una sensazione così strana..mi chiamo Clizia, ma tu puoi chiamarmi Cli..”
“Cesare, piacere mio..ora devo andare.. perchè stasera non ci vediamo?”
Cli ovviamente accettò, si scambiarono i numeri e tornarono a casa consapevoli che qualcosa di magico stava succedendo proprio a loro, ragazzi delusi da mille esperienze negative, da sogni infranti, da incomprensioni con la società, da conflitti con la famiglia.
Sorseggiando un drink i due iniziarono a conoscersi e confrontarsi.
Anche se Cli capì subito di avere davanti una persona di una profondità mai sperimentata, emersero sottili differenze caratteriali e culturali tra i due: Cli era appassionata di cinema francese e di musica etnica, Che correva in minimoto; Cli amava camminare a piedi scalzi per sentire il contatto con la nuda terra e trarne energia vitale, Che amava le tute acetate aperte sul davanti a mostrare la catena d’oro con medaglia di Padre Pio; Cli era femminista ed ecologista, Che ignorava il significato di entrambe le parole.
Piccole sfumature di incongruenza che naturalmente nulla potevano contro il magnetico richiamo che si rivelò subito esistere fra i due, inoltre di punti in comune ce n’erano e di non trascurabili; Cli amava svegliarsi all’alba mentre la città dorme, e l’odore del pane appena sfornato, Che faceva il fornaro.
I presupposti c’erano tutti affinchè potesse avere inizio un’assidua frequentazione.
Si videro tutti i giorni per qualche settimana, i due, non riuscendo già a stare separati, rispettivi impegni permettendo, parlando di tutto, dalle buche sull’asfalto che l’amministrazione comunale si ostinava a non tappare al colore preferito, dalla sbronza più divertente alla marca di gomme da masticare più sopravvalutata, e intanto le cose parevano davvero iniziare a farsi serie.
Fu così che Che, visto il suo temporeggiare, la prese con forza nonostante avesse il ciclo.
Fu un momento decisivo; Cli si sentì finalmente toccata nel profondo, nell’intimo e da lì in avanti vide Che sotto un’altra luce; un uomo deciso e risoluto, un passionale che giocava secondo le proprie regole e dopo il breve e sbrigativo amplesso, mentre lui aspettava via sms i risultati del fantacalcio, tutto nervoso, lei rimase a fissarlo per lunghi minuti, mentre abbracciava il suo orsacchiotto d’infanzia.
Che non era certo bellissimo, aveva infatti un’attaccatura dei capelli che coincideva con le sopracciglia ed un fisico piuttosto tarchiato, ma in fondo a Cli i “belli” non erano piaciuti; si sentiva molto più attratta dal tipo strano, originale, dal volto asimmetrico, dal bruttino ma che ha “quel non so che”, dall’imperfezione che diventa fascino. Le faceva molto sesso, ad esempio, Vinicio Capossela, tutti i componenti dei Tool e anche due o tre roadie, ma anche Marco Travaglio, Daniele Luttazzi, Beppe Grillo, Gianni Minoli ed Enzo Biagi.
Si rividero immediatamente l’indomani, quando Che le piombò a casa all’improvviso per farle una sorpresa, trovandola al telefono con un suo amico; la reazione di lui fu funesta: colpì più volte al volto e allo stomaco la povera Cli, che cadde semisvenuta sul tappeto. Quando si riprese però capì di avere appreso una importante lezione quel giorno: il suo uomo la amava a tal punto da rischiare che lei morisse per sua stessa mano.
Con le mani sporche di sangue, Cli ebbe un primo dubbio sulla stima che nutriva per Che, ma l’indugio fu breve, controllò l’innamorometro tascabile che aveva sempre con lei: era troppo tardi per ripensarsi.
Si iniziarono però a delineare fra i due innamorati anche contrasti di carattere ideologico di infinitesimali dimensioni: Cli, pur non aderendo a nessuna chiesa, ma credendo in un Dio indefinibile, sinonimo dell’amore cosmico che governa l’universo, invidiando non poco chi “crede”, ed essendo ancora alla ricerca di una vera e propria religione alla quale affidare la sua spiccata spiritualità, magari il Buddhismo – “che più che una religione, in fondo, è una filosofia” – come lei stessa amava ripetere, era di origine ebraica e di famiglia ebrea praticante, mentre Che era un naziskin.
La convivenza, nel rispetto delle reciproche diversità, era facile, unico inconveniente; lui ogni tanto le dava fuoco, ma poco male: Cli aveva subito nell’infanzia il trauma del mancato acquisto della casa di Polly Pocket da parte di suo padre, ed ora era diventata autolesionista, si bruciava per punirsi, per non essere stata all’altezza delle aspettative paterne e per non aver apprezzato i suoi regali di natale.
Un amore vissuto all’insegna dell’irrazionalità quello di Cli e Che, ma tuttavia un legame ben saldo, saldo come il nodo col quale lui la legava alla sedia per andare a puttana.
Che, tuttavia, a dispetto dell’aria burbera e dei lineamenti pasoliniani, aveva un animo sensibile ed era un poeta, segretamente. Fra le cose che fecero innamorare di lui Cli, oltre al mezzo stupro di cui sopra, un sonetto da lui dedicatole:
La tua faccia soave
io ti amo di amore
come il tarlo sul trave
Che, indole di artista, racchiusa in involucro di indomabile ultras.
In comune i due avevano anche la passione per la musica rock; entrambi fan sfegatati degli Afterhours, non si perdevano un concerto della band e conoscevano tutti i testi a memoria.
La loro canzone era ovviamente “Lasciami Leccare L’Adrenalina”, il cui verso “sei bella vestita di lividi” era diventato un vero e proprio credo per Che, il quale non perdeva occasione di malmenare la ragazza in nome della sacralità delle parole del grande Manuel Agnelli, che non poteva certo dire il falso. Cli, pur trovando eccitante il dolore e lo splatter, si prestava senza particolare entusiasmo al rituale.
Sul cinema invece la coppia si trovava sempre in disaccordo; la scelta del film da andare a vedere presentava sempre delle difficoltà in quanto Cli era una grande ammiratrice di Tim Burton e David Lynch, anche se il suo attore preferito di tutti i tempi era Valerio Mastandrea, mentre Che prediligeva nettamente i film d’azione, specialmente quelli di Vin Diesel. Alla fine era ovviamente quest’ultimo a spuntarla, con buona pace di Cli, la quale poteva sempre rifarsi una volta tornati a casa con qualche pagina di Baricco o qualche struggente passo di Isabella Santacroce, la sua scrittrice preferita, mantre il partner si allenava al Super Nintendo.
Ormai era passato un anno da quando si erano messi insieme, un anno volato come le sberle che lui le ammollava quando lei osava fargli notare che tutti i weekend a casa di sua madre a mangiare e giocare a carte non era proprio il massimo. Ma in amore, si sa, bisogna venirsi incontro, non solo addosso.
“A cosa pensi?” sussurrò al suo lui la ragazza una sera dopo aver fatto l’amore,
“che a fare le pompe sei proprio incapace” fu la sua pronta risposta.
Sfortunatamente la ragazza fu tra le vittime delle violenze da parte delle forze dell’ordine, e dopo una brutale carica, fu portata nella caserma di Bolzaneto, dove, quasi incredula, trovò il suo stesso ragazzo che unito ad altri agenti si apprestava a torturarla al grido di “muori puttana communista”.
Ma come solo più tardì capì, lui aveva partecipato a quel pestaggio di gruppo ai suoi danni solo per non deludere gli altri, entusiasti della carneficina, e non lo si poteva condannare; quello era il suo lavoro ed è importante mantenersi in buoni rapporti coi propri superiori e colleghi.
Intanto la gelosia e la possessività del ragazzo verso la bella ed avvenente Cli aumentavano vistosamente di giorno in giorno; lei aveva dovuto rinunciare a tutti gli amici e amiche, tranne una, la migliore e confidente, a fatica tollerata da Che, la quale non mancava di cercare di spronarla a lasciarlo, preoccupata per la sua vita ormai totalmente in balia di quell’amore sconvolgente e per i vistosi ematomi che ormai rivestivano il suo corpo sinuoso:
“ma come puoi stare con un maschilista cacciatore fascista che picchia i bambini e tocca i culi sull’autobus anche alle vecchiette??”
“ma non capisci?? io lo amo, lui mi dà sicurezza, è un punto fermo, mi mette al primo posto..”
“ma lui è il tuo opposto! tu sei una pacifista di sinistra e lui un carabiniere che aggredisce le zingare!”
“e allora? ognuno è fatto a modo suo, io rispetto le sue idee, come la sua scelta di andare in missione per modificare il motorino..come puoi giudicare una persona solo dal fatto che stupra e fa a sprangate tutte le domeniche allo stadio?? come puoi essere così chiusa?? sì, mi picchia, ma coi suoi pugni mi ha imparato ad amare, e poi lui è tante altre cose..”
“quali?”
“beh, ad esempio ieri sera mi ha aperto la portiera della macchina, una cosa carinissima..”
Dopo un po’di tempo le cose comunque peggiorarono; l’idillio si deturpò: Cli, la cui nonna era stata deportata in un campo di concentramento, aveva accettato di accompagnare Che a Predappio con una gita organizzata, a pregare sulla tomba del Duce, e dopo una giornata passata fra canti fascisti e rutti, lui le confessò che aveva un’altra, si chiamava Alba e faceva la ginnasta.
Il colpo fu tremendo per Cli, che cadde in una depressione nerissima, chiudendosi in se stessa e riprendendo con rinnovata foga a bruciarsi sui fornelli e a darsi chiodate sulle dita: se Che non la voleva più, lei stessa si odiava e voleva autodemolirsi pian piano.
Nel frattempo Che partì per l’Afghanistan, per sconfiggere il terrorismo, e anche, già che c’era, per ritrovare se stesso.
Cli sprofondò sempre più nello sconforto, tanto che dovette ricorrere a psicofarmaci e a dosi sempre più massicce di nutella.
L’amore, quell’amore con la a maiuscola che tanto aveva cercato e sognato, ora era finito, ed in preda alla desolazione, non le rimaneva che stringere a sè fra le lacrime la maglietta della Lazio con la quale Che aveva trionfato in tanti tornei, sotto i suoi occhi compiaciuti ed innamorati. E poi lunghe passeggiate sotto la pioggia, il cui suono l’aveva sempre affascinata, come l’odore dell’incenso e le note a casaccio su un pianoforte scordato.
Sì, certo, con lui c’erano delle piccole divergenze e non era propriamente tutto rosa e fiori, ma una relazione va oltre le bandiere politiche, gli interessi culturali e la concezione dell’universo, una relazione è fatta di altre cose, di piccoli gesti, di quotidianità, di complicità nel vivere di tutti i giorni, di sensibilità; cosa importa l’essere contro o a favore della pedopornografia quando c’è amore?? Cli se lo ripeteva spesso, e questo non aiutava certo a superare il brutto momento.
Così, per mesi, nulla.
Ma un giorno, quando tutto sembrava perduto e la passione di un tempo morta e sepolta, all’improvviso il campanello di casa di Cli risuonò.
Era Che, con il suo scooter aerografato, tornato dal fronte, che reclamava la sua donna.
Cli rimase scioccata, non poteva credere ai suoi occhi, e con le gambe pietrificate lo invitò ad entrare; lui si sedette di fronte a lei, la guardò drittò negli occhi e le disse:
“Cli, di Alba non me ne è mai fregato nulla, tu sei l’unica per me..dammi un’altra possibilità e non te ne pentirai!”
“non so, sono molto confusa, è passato così tanto tempo…” rispose Cli.
“sì, certo, ma ora ciò che conta è che sono qui e tutto può tornare come prima. Io e te, tu ed io, per sempre.” ribattè prontamente Che.
“..è che ora ho bisogno di un po’ di tempo per riflettere, un po’ di tempo per capire cosa provo ancora per te..”, sentenziò Cli a bassa voce.
“..ma quando ero in guerra tutti mi dicevano che stavi a pezzi e domandavi sempre di me!” disse Che quasi incredulo.
“..sì ma..non so, ora sento che devo rimettere ordine fra le mie idee..tu mi hai molto ferita e quella ferita non si è del tutto rimarginata..comunque se vuoi nel frattempo possiamo rimanere amici!” disse Cli con ritrovato entusiasmo.
“Ogni donna è un luogo comune”, mormorò fra sè mentre scavallettava il suo scooter da corsa.









