Qualche giorno fa, il 19 febbraio, è apparso sull’inserto di Firenze de La Nazione la notizia di un brutto episodio che ha visto un cagnolino – il suo nome era Ali’ – ucciso con un colpo d’arma da fuoco da un carabiniere che stava svolgendo un controllo notturno dopo essersi avvicinato a un camper dove riposavano due ragazzi, Silvia e Angelo. Con tutta probabilità il carabiniere ha commesso questa azione solo perché infastidito dall’abbaiare del cane, che non l’avrebbe affatto aggredito, a detta dei testimoni che hanno assistito alla vicenda.
Tutto si può dire delle forze dell’ordine tranne che operino delle discriminazioni in base ala specie.
Quel che è inoltre successo è che Angelo, il padrone del cane, e Vittorio (un ragazzo li’ presente) sono stati accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Resistenza che aveva tutte le ragioni di essere, ovviamente, visto che il carabiniere aveva sparato al cane!
Di concerto con il loro avvocato, gli accusati hanno deciso di organizzare, durante l’udienza, un presidio di fronte al tribunale, quindi, dove saranno presenti loro amici e conoscenti, ma sono invitati anche singoli attivisti, associazioni e gruppi animalisti, per dare innanzitutto solidarietà per Alì e per far sapere alla società come ancora oggigiorno accadano questi abusi di potere.
Aggiungo io che la società lo sa già, ed in larga parte gli sta più che bene, essendo composta da schiavi incapaci di giudizio critico e di superamento dei concetti di “stato”, “autorità” e “legge”.
Fornite ad un vigliacco una divisa ed un’arma ed otterrete un criminale.









