Premessa
Fra i clienti abituali del negozio di mio padre – no, non è mio; sì, siamo in affitto; no, non sono un capitalista; sì, sgobbo da umile operaio; sì guadagno poco; sì, sono sempre zozzo di polvere e non mi fanno mai la mancia – vi è un professore universitario di una certa età, uno che insegna alla Sapienza, a quanto so.
Egli è appassionato d’Arte, di pittura, ma soprattutto di scultura e acquista spesso delle statue in pietra, terracotta o altri materiali.
Il simpatico professore è in costante ricerca di nuovi pezzi per arricchire la sua collezione ed ornare la sua bellissima casa sul lago ed il suo bellissimo giardino, curato abitualmente da un uomo della mia zona, un operaio che lavora per il comune, addetto alla manutenzione del manto stradale, che svolge più o meno il ruolo di factotum presso la sua villa. Iniziamo col dire che l’uomo in questione è la perfetta incarnazione di Boe Sislak, il sosia definitivo (sorriso e capigliatura compresa), anche se questo non c’entra molto, e non poco greve, nonchè poco acculturato, per usare un eufemismo. Comunque, il fatto è che per ogni suo acquisto, il professore consulta sistematicamente questo giardiniere, attribuendogli, curiosamente, una tale autorità in campo artistico-estetico, da non poter fare a meno del suo illustre parere. Se una volta era l’uomo incolto a rivolgersi all’uomo di cultura per un consiglio autorevole, ora è l’operaio a dettare le leggi dell’estetica, almeno a Montefiascone. Ovviamente questa situazione paradossale che si viene a creare in base a ciò, può causare una certa divertita frustrazione, allorchè ci si trova a dover “convincere” una sorta di zotico di paese sulla validità di un oggetto d’Arte e sulla sua pregevolezza ed originalità affinchè l’esperto di quadri docente universitario l’acquisti, perchè quest’ultimo, non si sa perchè, del primo e solo di lui, si fida ciecamente.
Fine premessa.
Stamattina, come da copione e come stabilito, V. (il giardiniere) si presenta per visionare il nuovo probabile acquisto del professore: un busto in terracotta raffigurante una madonna con bambino. Il dubbio sorto è se la statua sia o no adatta a stabilirsi sopra una roccia presente nel giardino del professore, la quale le farebbe da base naturale, per capirci. Ne scaturisce il seguente dialogo:
Negoziante: “…dunque, questa è la madonna di cui ti avrà parlato…”
Giardiniere: “…Ieccola, biella*…”
Negoziante:” dunque, che ne pensi?
Giardiniere.”…eh, le viedo che è biella, ma je l’ho dietto mal professore…io je posso da’ ‘n consiglio…”
Negoziante:”…certo, lui intendeva posizionarla su di una roccia che dovreste avere in giardino…”
Giardiniere:”……”
Negoziante:” …capito come?”
Giardiniere:”….no, come?”
Negoziante:” ma sì, una roccia come base, insomma, dovresti vedere se secondo te ci può stare…”
Giardiniere:” dove?”
Negoziante:” sulla roccia!”
Giardiniere:” roccia?”
Negoziante:” sì, hai presente?”
Giardiniere:”…‘n sasso!”
Negoziant:” sì! un sasso per l’appunto!”
Giardiniere:” ambè! e vabbiè, mo je le dico allora, via, famme anna’, ce vediemo!”
Negoziante:”va beh, fammi sapere, ciao!”
* Una parte dei montefiasconesi più rustici, di ogni età e frazione, nel parlare, pronuncia la vocale E con l’aggiunta della I(o comunque si tratta di una E tanto stretta da sfociare nella I), e la A con l’aggiunta della E (es. “signorea!”, fenomeno quest’ultimo un po’ meno percettibile) dando origine ad un suono cacofonico che è quanto di più sgradevole si possa immaginare e che non saprei in altro modo descrivere se non come” volgare, grasso, fetido e disgustoso”. In particolare, in bocca ad una ragazza causerebbe cessazione dell’erezione immediata persino a Roberto Malone. Scritto non rende.









