“Le persone laureate più che dotte sono indotte“
Tommaso
Lo scrissi mesi fa in un post: “la scuola costituisce senza dubbio una perfetta palestra per sudditi. Potrei arrivare perfino ad ipotizzare che sin da bambini ci opprimano con 5 o 8 ore di indottrinamento forzato per farci apprezzare meglio l’altra forma di schiavitù che dovremo poi subire negli anni della maturità: il lavoro. Già, perchè dopo centinaia e centinaia di ore di prigionia scolastica non retribuita, l’ipotesi di una occupazione a tempo pieno remunerativa all’interno di una qualche fabbrica sembra, se non la naturale prosecuzione di un percorso, una più che rosea prospettiva“.
Mi ha sempre fatto ridere il fatto che se hai letto 15 libri a caso, sei uno qualunque che non ha di meglio da fare, se ne hai letti 200 dai titoli stabiliti da qualcuno e ci hai pagato sopra le tasse, sei “laureato”, uno “colto”, e improvvisamente il tuo parere è più autorevole di quello degli altri, a prescindere.
Cosa penso del concetto di “istruzione” oggi che se ne parla così tanto? lo ripudio. La verità è già tutta nelle parole, e lo stesso verbo “istruire” – dal latino “instruo“=informare , istruire, ammaestrare, insegnare - contiene già la logica coercitiva che mi occorre per detestarlo, anche senza bisogno di applicarvi l’aggettivo “obbligatorio”. E’ innegabile che l’attuale sistema, ingiusto, schiavistico e perverso si fondi essenzialmente su QUESTO sistema istruttivo, per cui, difenderlo mi pare un controsenso, avendo le mie stesse idee “molto libertarie”, ovviamente. Bisognerebbe piuttosto dire, nei cortei:
“difendiamo il nostro diritto ad essere equamente inseriti in un meccanismo produttivo nel quale ci troveremo ad essere poco più che schiavi, tramite un riconoscimento statale per gli sforzi cognitivi compiuti e le “imposte” – dal latino “impono”= addossare, infliggere, imporre, arrecare, ingannare, gabbare – pagate.
Vi renderete conto che, messa in questi termini, la questione non vale certo una scazzottata con i poliziotti travestiti da fascistelli. Tutta la cultura della quale si ha bisogno è quella necessaria per essere liberi, e non si è liberi quando si passa un terzo della vita a chinare il capo per uno stipendio.
Se “il lavoro rende liberi” era il motto schiavistico in era dittatoriale, “il tempo è denaro” ne è la versione aggiornata in epoca neoliberista. Sì, perchè chi baratta il suo tempo con dei pezzi di carta senza valore, è uno schiavo a tutti gli effetti.
Da quando ho capito che il problema non è il comunismo, non è il fascismo, non è l’ignoranza, non è la corruzione, non è la destra, non è la sinistra ma è il POTERE, il potere e l’autorità, da quando cioè sono diventato anarchico, ogni mia analisi dei problemi è ben più radicale e strutturale, come ogni mia condanna.
Ripeto, dunque, quella che l’università può conferire oggi non è che una “laurea in schiavitù“, ossia la possibilità di divenire uno stupido ingranaggio economico, giacchè l’unica cultura possibile è quella pienamente libera.
A queste mie riflessioni da ignorante, ho trovato, giusto ieri, di nuovo “conferma” nelle parole di Friedrich Nietzsche, il quale ne “Il crepuscolo degli idoli” scrive:
“Qual è il compito di ogni istruzione superiore? Fare dell’uomo una macchina, e imparare ad annoiarsi. Il concetto è il dovere, il modello è sgobbare. Lo stato costringe tutti i suoi servitori a comparirgli di fronte con la fiaccola dell’universale cultura nelle mani. In questo sta l’essenza della scuola: imparare ad annoiarsi per divenire funzionario o impiegato sgobbone.“
Era il 1888,
e 120 anni dopo…

Non bisogna chiedere un “Futuro”, ma prendersi un Presente, ché nel Futuro si è MORTI.
L’unico modo per far crollare il Sistema è non essere il Sistema.
L’unica vera Rivoluzione è grattarsi le palle.










W Paul Lafargue
«Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni in cui regna la civiltà capitalistica. Questa follia porta con sé miserie individuali e sociali che da due secoli torturano l’infelice umanità. Questa follia è l’amore per il lavoro, la passione esiziale del lavoro, spinta fino all’esaurimento delle forze vitali dell’individuo e della sua progenie. Anziché reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti ed i moralisti hanno proclamato il lavoro sacrosanto. Uomini ciechi e limitati, che hanno voluto essere più saggi del loro stesso Dio; uomini deboli e spregevoli, che hanno voluto riabilitare quel che il loro stesso Dio ha maledetto. Io, che non mi professo cristiano, economista o moralista, non posso fare a meno di mettere a confronto il loro giudizio con quello del loro Dio; i precetti della loro morale religiosa, economica e libero-pensatrice, con le spaventose conseguenze del lavoro nella società capitalistica.» […]
E’ quasi inutile pensare, pensando che tanti hanno già pensato come e meglio di noi, e che nulla è mai cambiato.
lo conosco quasi a memoria e mi commuove ogni volta
ma siamo in pochi a commuoverci, gli altri ridono grassamente, con gli occhi riversi all’indietro, come orchi
Leggi Zimbardo e Milgram e capirai anche il perchè.
dammi dei riferimenti, biblio & co. accuso ignoranza, touchè…
No problem: “Psicologia delle masse” di Gustave Le Bon; “Guardie e ladri”
L’esperimento carcerario di Stanford di Philip Zimbardo; “Obbedienza all’autorità” di Stanley Milgram. Utile anche il film tratto dal secondo libro:”The Experiment”.
Tempo fa scrissi anche una cosa in merito: http://inquietologo.wordpress.com/2008/04/30/la-speranza-la-lascerei-agli-stronzi/ (un riassunto)
P.S. se cogli la citazione del titolo, diventi l’essere umano ideale
vado di corsa, di corsa…mi sto stampando l’articolo e me lo leggo, Psicologia delle masse lo conosco ma Zimbardo e Milgram no, tu, prezioso amico….
Di Le Bon Gustave ho trovato “Psicologia delle folle”, mi sapresti dire se ti riferivi a questo libro?
Inoltre mi hai incuriosito con Obbedienza all’autorità, che leggerò prossimamente, per adesso sono impegnato con la Fenomenologia di Hegel.
Esattamente quello. Zimbardo e Milgram non hanno fatto altro che verificare con successo quanto teorizzato da Le Bon.