(breve per mancanza di materiale, non di tempo.)
Fulvio Venanzini nasce nel 1981 a Montefiascone, e lì rimane. Con sommo rammarico suo e presumibile gioia degli altri.
Nel 1993 consegue a pieni voti la licenza elementare con una tesi dal titolo “Descrivi la tua casa”, direttamente in bella copia.
L’anno seguente, all’età di 13 anni, quando si suppone che un ragazzino promettente debba seguire la madre almeno a Parigi, egli si sbaglia e segue la nonna a Collevalenza, in gita col prete; sarà quell’esperienza ad indirizzare il suo pensiero verso quello dell’ultimo Leopardi, quello agonizzante.
Sulle orme del padre, tuttavia, si cimenta presto con la scultura, attività che abbandonerà prematuramente in seguito ad un incidente tecnico: la madre, disturbata durante l’apparecchiamento della tavola per la cena, dalla segatura generata dal piccolo artista, interromperà bruscamente il suo lavoro lanciandogli in testa la prima opera ancora incompiuta e ferendolo a sangue. Il ragazzo realizzerà immediatamente che non solo l’Arte è figlia del dolore, ma che a volte anche viceversa.
Nel 1996 si diploma faticosamente presso la scuola media “Alessandro Manzoni” riportando la valutazione “sufficiente”; successivamente viene costretto dal padre ad iscriversi al Liceo Classico “Leonardo Da Vinci” dove, si rivela fra i 5 studenti più deludenti del primo biennio. Il terzo anno, però, si distingue finalmente fra i tanti: è infatti l’unico alunno della classe a partecipare agli straordinari corsi di recupero di matematica, esperienza dalla quale uscirà più ignorante di prima.
Nel 2001 si diploma con una votazione pari a 76/100 che lo porterà a concepire l’idea di iscriversi all’università.
Pochi mesi dopo fa il suo ingresso, dunque, presso la facoltà di Psicologia(??) di Roma “La Sapienza”, dove rimane molto colpito dal quantitativo di fica presente; si stabilisce così a casa di un’amica più grande, convivente con il fidanzato ed altri due amici, nei pressi della facoltà:
Ragazza – “amore, domani vorrei andare ad una mostra, se ti va…”
Ragazzo – ” che?? domani giaa ‘a Roma ahò!”
Fulvio – terzo incomodo che non si fa i cazzi suoi ma tace
Ragazza – “ecco! lo vedi come sei? beh, tu fa’ come ti pare, io domani vado a vedere Kandinsky!”
Ragazzo – ” eh sì, è morto ‘nteressante ‘a mostra de Scandischi.”
Passato ad una cella della casa dello studente in seguito alla tragica vittoria di un bando di concorso, Fulvio cade però nello sconforto: l’ossessione per il culo di una studentessa di nome Alba, la crescente erotomania repressa mista al cazzeggio post-universitario ed alla filosofia grunge lo portano ad abbandonare gli studi dopo soli 5 mesi e zero esami sostenuti; decisiva l’apertura casuale di un libro sulla biologia e la scoperta del suo sconvolgente contenuto.
“Non capirò mai come si possa imparare un gigantesco libro intero quando io già faticavo con i paragrafetti, anni fa…no, l’università non fa per me”, dichiarerà in seguito.
Nel 2002 decide di lavorare con il padre, sperando di dover faticare di meno rispetto ad un altro datore di lavoro, ma sbaglia anche in questa occasione.
Fulvio Venanzini negli anni successivi non pubblica niente, non vince nulla, non collabora con nessuno, non dà vita ad alcunché, né tantomeno ne avverte il bisogno. Il suo pensiero è comunque oggi ritenuto fra i più influenti della sua frazione.
“Le opere che hanno cambiato la mia vita? senz’altro L’Ulisse di Joyce, L’Idiota di Dostojevskij ed i classici greci: non leggerli è stato decisivo per la mia formazione; se sono quel che sono, è proprio grazie a quelle mancate letture.
Ancora oggi, che è un affermato oratore di bottega, Fulvio Venanzini si trova a svegliarsi nel mezzo del sonno, in preda al panico generato da un atroce ed assillante dubbio: “ma quella del culo si chiamava Alba o Aurora? mah, l’avessero chiamata Osvalda… o Settimia, col cazzo che se la sarebbe tirata.”










L’avessi letto prima!!
Avrei avuto quell’illuminazione che necessitavo!
Ho capito:
il tuo post XXX
Ahaah! beh, non l’avevo ancora scritto:-D
analisi profondissima!
diciamo che sui tuoi scritti sono”inciampato”,ma mi hanno lasciato colpito per l’ironia e la ricchezza di particolari,bravo.
ps.io da ora tifo Fulvio Venanzini :-D
Mi fa molto piacere eh!:-)