Esperimento Milgram – ennesima edizione
In un articolo passato vi parlai, fra le altre cose, dell’americano Stanley Milgram e del suo famoso esperimento di psicologia sociale del 1961, tenutosi presso l’università di Yale ed atto a rilevare il grado di obbedienza ad un’autorità da parte di un campione di individui significativo in quanto essi appartenenti alla cosidetta “media” umana.
Ne parlai e ne riparlo ancora perché ritengo quell’esperimento, così come quello del carcere di Stanford ad opera di Philip Zimbardo ( sul quale consiglio fortemente il documentario “Quiet Rage”), specchio rivelatore, unità di misura, nonché chiave di lettura della Storia e della presente società nella quale viviamo, specie per quanto riguarda gli aspetti più negativi e raccapriccianti. E’ stato persino d’ispirazione per un brano del grande Peter Gabriel.
Ricapitoliamo brevemente quanto messo in atto da Milgram (e poi dai suoi successori psicologi) quasi 50 anni fa:
I partecipanti alla ricerca furono reclutati tramite un annuncio su un giornale locale o tramite inviti spediti per posta a indirizzi ricavati dalla guida telefonica. Il campione risultò composto da persone fra i 20 e i 50 anni, maschi, di varia estrazione sociale. Fu loro comunicato che avrebbero collaborato, dietro ricompensa, a un esperimento sulla memoria e sugli effetti dell’apprendimento.
Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, assieme a un complice, assegnava con un sorteggio truccato i ruoli di “allievo” e di “insegnante”: il soggetto ignaro era sempre sorteggiato come insegnante e il complice come allievo. I due soggetti venivano poi condotti nelle stanze predisposte per l’esperimento. L’insegnante (soggetto ignaro) era posto di fronte al quadro di controllo di un generatore di corrente elettrica, composto da 30 interruttori a leva posti in fila orizzontale, sotto ognuno dei quali era scritto il voltaggio, dai 15 V del primo ai 450 V dell’ultimo. Sotto ogni gruppo di 4 interruttori apparivano le seguenti scritte: (1-4) scossa leggera, (5-8) scossa media, (9-12) scossa forte, (13-16) scossa molto forte, (17-20) scossa intensa, (21-24) scossa molto intensa, (25-28) attenzione: scossa molto pericolosa, (29-30) XXX.
All’insegnante era fatta percepire la scossa relativa alla terza leva (45 V) in modo che si rendesse personalmente conto che non vi erano finzioni e gli venivano precisati i suoi compiti come segue:
- Leggere all’allievo coppie di parole, per esempio: “scatola azzurra”, “giornata serena”;
- ripetere la seconda parola di ogni coppia accompagnata da quattro associazioni alternative, per esempio: “azzurra – auto, acqua, scatola, lampada”;
- decidere se la risposta fornita dall’allievo era corretta;
- in caso fosse sbagliata, infliggere una punizione, aumentando l’intensità della scossa a ogni errore dell’allievo.
Quest’ultimo veniva legato ad una specie di sedia elettrica e gli era applicato un elettrodo al polso, collegato al generatore di corrente posto nella stanza accanto. Doveva rispondere alle domande, e fingere una reazione con implorazioni e grida al progredire dell’intensità delle scosse (che in realtà non percepiva), fino a che, raggiunti i 330 V, non emetteva più alcun lamento.
I soggetti credevano che per ogni risposta sbagliata l’allievo ricevesse concretamente uno shock elettrico, ma naturalmente questo non accadeva, il suono dei vari livelli di shock era preregistrato e gli attori simulavano ad hoc una sofferenza proporzionale.
A un certo punto molte persone esprimevano il loro desiderio di sospendere l’esperimento e accertarsi di come stava l’allievo. Alcuni si fermavano a 135 volts e cominciavano a discutere lo scopo dell’esperimento. Ma la maggior parte continuava e andava fino in fondo.
Alcuni soggetti cominciavano a ridere nervosamente o ad esibire altri segnali di stress estremo quando ascoltavano le urla di dolore venire dall’allievo.
Se il soggetto indicava il suo desiderio di interrompere l’esperimento, lo sperimentatore dava una successione di indicazioni in questo ordine:
1. Per favore continui
2. L’esperimento richiede che lei continui
3. E’ assolutamente necessario che lei continui
4. Non ha altra scelta, lei deve andare avanti.
Se i soggetti continuavano a desiderare di interrompere l’esperimento dopo la quarta indicazione l’esperimento veniva interrotto. Altrimenti veniva sospeso dopo che il soggetto aveva dato il massimo dello shock a 450 volt, tre volte in successione.
Risultato? Il 65% dei partecipanti somministrò il livello finale di shock di 450 volt, sebbene si sentissero molto a disagio nel farlo. Qualcuno si fermò e mise in discussione l’esperimento, qualcun altro si informò sul denaro che avrebbe ricevuto in cambio. Nessuno dei partecipanti rifiutò di dare uno shock prima che questo raggiungesse il livello di 300 volt.
Altri ricercatori in seguito ottennero gli stessi risultati: le persone che erano pronte a somministrare il massimo voltaggio rimaneva costante, tra il 61 e il 66%. Milgram stesso sperimentò numerose varianti dello studio.
Mel Slater alla UCL ha provato addirittura sostituendo l’attore umano con una donna virtuale.
Sebbene questa donna sia chiaramente non reale risponde al dolore degli shock e può, a un certo punto, dire di non essere d’accordo e di non voler più continuare.
I risultati hanno dimostrato che 6 dei 23 soggetti scelgono di fermare l’esperimento prima che la donna dia la sua ventesima risposta non corretta. Altri 6 chiedono di sospendere l’esperimento perché avvertono sensazioni sgradevoli su quanto accade, ma gli 11 restanti vanno in fondo. Stesso agghiacciante risultato, in pratica.
Comunque, se ho risollevato tutto ciò, non è per rovinarvi la giornata ed annientare le vostre speranze nel futuro e negli uomini, almeno non solo, ma semplicemente perché nel 2007 ABC News è stata autorizzata a replicare l’esperimento – in precedenza ritenuto “antietico”, come la stupidità, aggiungerei io – ed è finalmente disponibile un filmato che dimostra come 46 anni dopo la situazione appaia immutata, se non addirittura peggiorata (le donne hanno superato gli uomini in quanto a “sadica” obbedienza).
Godetevi dunque l’avvilente spettacolo della violenta pochezza umana! cliccate gentilmente QUI, dato che non lo riesco a postare.
Vedrete persone del tutto normali, vestite in borghese, ma immaginate di guardare in diretta Bolzaneto, Guantanamo, o la Germania del fuhrer , o la Russia di Stalin, perché la differenza è solo un numero, ed i numeri non fanno differenza. La conoscenza dell’inglese vi garantirà ulteriore piacere.
E ricordatevi, d’ora in poi, di considerare ogni manifestazione umana in relazione non alla vostra idea di libertà, di intelligenza o di libero arbitrio, ma a quanto appena visto; e vedrete che vivere diverrà leggermente meno stressante, poiché, come ben sapete, non ha senso prendersela con i bambini o con gli animali, dato che essi non dispongono della capacità di distinguere il bene dal male, e così è la “massa”, intesa appunto in senso politico, ossia come folla in presenza di elemento catalizzatore, come appunto un’autorità di qualche genere. Non bisogna, di conseguenza, colpevolizzare più di tanto le persone per le loro azioni, dal momento che non esistono i “buoni” ed i “cattivi”, o meglio, esistono solo fra una percentuale di persone “pensanti” e libere, ossia circa il 20% del totale planetario. Per intenderci, quelli che in ogni spaccato sociale osservate non vestiti secondo l’esatta moda del momento, ad esempio. O i non credenti, o coloro che non votano partiti di massa, o nemmeno votano. O anche quelli che optavano per il servizio civile, in alternativa al militare. O scelgono di non avere figli. Tanto è sempre la stessa percentuale, e da lì non ci si smuove; provare per credere.
E’ una realtà tragica, lo so, ma è l’unica realtà definibile tale, e l’immutabile presenza degli eserciti, ossia di persone che volontariamente scelgono di andare a morire o uccidere in cambio di uno stipendio e della eventuale riconoscenza di un potente, è lì a darne una spietata conferma.
In fondo, l’uomo è un animale “sociale”, il che non significa socievole, ma per sua natura stessa portato all’aggregazione di tipo gerarchico, al gregge, o al branco. Ragionando in questi termini, diventa tutto un fatto statistico, esattamente come per le api e le formiche (anche se l’uomo è indubbiamente più cretino): nascono tot numeri di “operai”, individui portati al conformismo ed all’obbedienza(circa l’80%), ed uno molto più ristretto numero di “regine”, ossia di persone in grado di decidere con la loro testa(circa il 20%), le quali poi a loro volta si divideranno fra “potenti” ed “antagonisti”, “buoni” e “cattivi”, volendo semplificare, in base al loro livello etico. Succede poi, spesso, che i cattivi potenti ordinino ad alcuni operai di uccidere degli antagonisti, cosa che essi fanno, come da filmato, per poi vendere delle magliette con disegnata la loro faccia ad altri operai. Ma questo è un altro discorso.
.
C’è chi fa parte del problema, chi della soluzione e chi del paesaggio.
Robert De Niro in “Ronin“
.
Capire ed accettare questo fatto non significa arrendersi, ma solo fare i conti con quella che è la realtà ed agire di conseguenza. Esempio: qualora veniate arrestati, non aspettatevi di essere trattati “umanamente”, perché non sarà così, ed adesso sapete perché; non stupitevi se, in quella sfortunata evenienza, in carcere sarete picchiati ed umiliati, perché non è che ordinaria amministrazione. Ed ora sapete perché. Piuttosto, fate in modo di non farvi arrestare. Oppure, se siete donne, non aspettatevi che il branco di un “quartieraccio” rispetti la vostra scelta di passeggiare da sole di notte in abiti succinti ripudiando l’idea di abusare in gruppo di voi e limitandosi alla sola osservazione: evitate di farlo, semplicemente. Non è “darla vinta” ai cattivi, ed ora sapete il perché. O ancora, tutti voi, non aspettatevi di essere soccorsi da una moltitudine di persone, in caso di bisogno: non accadrà, a meno che uno dei pensanti non dia l’esempio, attirando l’attenzione della massa che sarà portata all’emulazione. Non è colpa loro, ed ora sapete il perché. “Milgram ” e “Zimbardo” dovrebbero diventare anche per voi un mantra per affrontare la vita più serenamente, anche se io stesso talvolta me ne dimentico e finisco per incazzarmi, inutilmente, di fronte all’assenza di logica imperante, giacché questa mondo è l’inferno per chi pensa ed il paradiso degli imbecilli.
E’ sbagliato parlare di “emergenza criminalità”, è giusto parlare di “emergenza umanità”, e quella è piuttosto costante nel tempo.
Se il vostro carcere è l’attuale società, il vostro carceriere è il vostro vicino.











Non mi ricordo chi l’abbia detto, ma mi ha fatto guardare le cose da un altro punto di vista. Le sue parole erano più o meno così: “Chi diprezza la massa, non è migliore di chi disprezza l’anticonformismo del singolo”.
Essendo cristiana poi, io ho fiducia nel prossimo, sebbene non sia ceca e riconosca come la maggior parte non abbia un briciolo di umanità. Io credo sia possibile recuperarli. Devo crederlo. E io non vivo meglio, perchè mi sono rassegnata alla brutalità dell’uomo. Non indurisco il mio cuore, bensì provo a donare ad ogni persona l’amore che Dio nutre per noi. Noi siamo stati creati a sua immagine e somiglianza, quindi in ognuno c’è qualcosa di Dio. Se lui ci ama, perchè, IO, dovrei selezionare coloro che “meritano” o no di essere amati? Non è sopravvalutare le nostre capacità di giudizio?
Buona fortuna, purtroppo essendo io ateo antiteista le nostre visioni non possono che essere antitetiche, il che rende inutile ogni discussione, temo.