di Ariel
Ma di chi è il miele?
Il miele è un cibo appropriato per i vegan?
Ma tornando al miele….
Il miele è prodotto dal nettare zuccherino dei fiori raccolto dalle api e poi rigurgitato e passato tra loro finchè non è parzialmente digerito. Dopo l’ultimo rigurgito, le api sventolano quella sostanza con le loro ali finchè diventa fredda e appiccicosa. Questa mistura che noi chiamiamo miele, ed è essenzialmente vomito di api, viene allora immagazzinata nelle cellette dell’alveare e usato come unica fonte di nutrimento durante i mesi freddi o quando altre fonti di cibo non sono disponibili. Quando gli esseri umani prendono il miele dall’alveare, prendono qualcosa che non è stato fatto per loro, ma per le api stesse.
Durante la raccolta del nettare dei fiori, le api impollinano anche le piante, un processo naturale necessario e inevitabile. Anche se gli esseri umani ne beneficiano, le api non impollinano le piante per servire noi, quello è solo un aspetto secondario. L’utilizzo delle api per l’impollinazione delle colture non richiede tra l’altro in alcun modo la distruzione dell’alveare.
Per raccogliere il miele, gli apicultori devono invece rimuovere temporaneamente un certo numero di api dalla loro casa. Anche il più attento di loro non potrà evitare anche solo inavvertitamente di schiacciare o uccidere in altro modo alcune di queste api, sarebbe impossibile fare altrimenti. Questo vale naturalmente per la raccolta non solo del miele ma anche della cera d’api, del polline, della propoli, della pappa reale.
Ci sono molte alternative al miele, e da un punto di vista vegan non c’è ragione di utilizzarlo. Nel 1944 parlò di questo il manifesto della British Vegan Society, poi confermato dall’ American Vegan Society nel 1960. I dolcificanti in realtà non sono indispensabili per la salute umana. In essi non ci sono praticamente nutrienti essenziali. Gli esseri umani possono vivere senza zucchero e senza miele e in ogni caso esistono molte alternative completamente vegetali e cruelty-free: zucchero di canna bio, sciroppo d’acero, succo d’agave, malto di riso, sciroppo di sorgo, etc.
Per quanto mi riguarda, non sono molto golosa ma per dolcificare e ogni tanto fare qualche torta o crema utilizzo zucchero di canna integrale di agricoltura biologica, preferibilmente del commercio equo solidale, oppure il succo di agave e il malto di riso, entrambi molto simile al miele come consistenza. Il miele lo lascio alle legittime proprietarie, ne hanno bisogno più di me.
foto di Riccardo Gessa










Secondo me c’è del falso in questo post ma ne ho già scritto nel blog di ariel.
allora ti rispondo lì
E pensare che dalle mie parti, in particolare a Trapani e Favignana, mangiano lo sperma dei tonni.
Ehi, sembra squisito
Posso anche essere d’accordo con questo articolo, ma mi chiedo: quanti ecosistemi o micro-ecosistemi sono stati danneggiati o rimossi per fare spazio ad una piantagione di canna da zucchero o di agave?
Mi si può rispondere, secondo la logica vegan, che allora non è neanche necessario dolcificare… benissimo, sono d’accordo.
Forse allora, se con le nostre coltivazioni danneggiamo comunque un ecosistema naturale, sarebbe meglio concentrare i nostri sforzi sulle colture indispensabili per il sostentamento… cereali, leguminose, frutta varia.
In effetti se tutti ci nutrissimo prevalentemente, se non esclusivamente, di prodotti non derivanti da allevamenti, ci sarebbe un utilizzo energetico globale più efficiente (al di là delle considerazioni etiche).
Ma occhio! Sembra che i frugivori per eccellenza, gli scimpanzé, ogni tanto sentano il bisogno di mangiare carne… ed infatti in gruppo cacciano scimmiette di altre specie per mangiarsele crude e senza tanti complimenti…
Lo fanno raramente ma lo fanno!…
Io sono dell’avviso che ridurre drasticamente la quantità di carne (o di altri prodotti animali) dalla nostra dieta, sia una scelta salutare e di alto valore ecologico… tuttavia non mi sento di affermare che bisognerebbe eliminare del tutto i prodotti animali.
Ciao e grazie! quando posso ti leggo perché proponi temi interessanti… e poi hai un modo di scrivere divertente.
Beh, vedi, la nostra è effettivamente una scelta più etica che ecologista, quindi si pensa ad evitare la sofferenza del singolo individuo, prima ancora che agli ecosistemi, alle specie ed alle risorse energetiche, ovviamente importanti a loro volta. Questione di sensibilità, dunque, soprattutto.
Quanto agli scimpanzè, è vero, ma ti confesso che personalmente, guardando una capretta pascolare, io, non ho mai avuto il minimo istinto di mangiarmela e di fronte ad un cadavere di animale, laddove non provo compassione, provo al massimo disgusto. Niente insaccati per gli scimpanzè:-)
Grazie dell’attenzione, a presto.
Certo… mi stai dicendo che la scelta vegan è un modo per stare maggiormente bene con se stessi, sentendosi in armonia e non in conflitto con gli altri esseri senzienti…
E’ una scelta di non-conflitto che di per sé è positiva…. capisco e mi torna.
E mi stai dicendo che essere vegan, anche se include implicitamente il concetto di eco-sostenibilità, non si esaurisce solo in quello… che la cosa fondamentale è il modo di porsi con il mondo…
Ciao!