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Archive for ottobre 2006

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A (dis)piacere

Non sono mai stato molto fortunato con le donne; a quindici anni mi piaceva una ragazza, ma fui scartato per un tipo che era l’equivalente di Mike Tyson grasso con i lineamenti orientali, ma privo delle sue capacità dialettiche. Ciò provocò in me un forte stato confusionale che perdura in parte ancora oggi.
Cazzo ridete?

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Uno dei trucchi usati da chi ha potere per allontanare l’attenzione della gente comune da determinate questioni che, se opportunamente trattate, rischierebbero di far crollare il castello di menzogne sul quale spesso questo potere si fonda è quello di farle apparire più grandi di quello che sono. Ecco quindi che il disinteresse da parte dei più è legittimato dalla comune credenza che occorrano grandi e specifiche competenze e prestigiosi titoli di studio, per affrontare certe tematiche, che richiedono studio approfondito e non superficiali dissertazioni.
In poche parole quindi si tende a far passare problemi semplici per complicati in modo da far sentire il cittadino in diritto ed in dovere di delegare il compito di risolverli a qualcun altro, il quale non può che fare gli interessi di pochi a sfavore di molti; su questo principio si basa tutta il sistema politico mondiale, e da esso dipendono guerre, economie e quant’altro caratterizzi il nostro vivere civile.
Il nocciolo di ogni questione infatti tende ad essere estremamente semplice e comprensibile a tutti se si è disposti ad accettare il fatto che la stragrande maggioranza di chi si prodiga nel combattere per una certa causa – e mi riferisco chiaramente alla sfera socio-politica – ha sempre un tornaconto personale, nessuno o pochi fanno qualcosa senza intravedere un guadagno per se stessi o per la ristretta cerchia di persone di cui essi fanno parte, e questo tornaconto è il denaro, che genera potere, il quale a sua volta genera sesso. Nulla di nuovo, lo so, ma non tutti sono pronti ad ammetterlo, non tutti sono pronti ad ammettere che ciò che muove l’uomo in quasi tutte le sue azioni, anche incosciamente, è l’istinto sessuale, è l’accoppiamento il fine ultimo delle sue imprese, la somma ricompensa alle sue fatiche.
Tutti fanno tutto con il fine di scopare” dicevano ne “Il grande freddo”, e mai affermazione fu per me tanto lucida e veritiera.
Il motivo per cui questo nocciolo viene opportunamente celato alla popolazione è proprio questo, perché ciò che è “immorale” deve essere nascosto sotto ciò che invece è “morale” e ecco quindi spuntare politologi, sociologi, teologi, economisti, psicologi, “opinionisti” ed“esperti” di vario genere, tutti complici nel mantenere tale la grande bugia, volendo comprenderle tutte, sulla quale la nostra società si fonda attraverso un bombardamento a base di false verità, mezze verità, verità taciute e propagande televisive che in fondo non fanno altro che leva sulla naturale pigrizia intellettuale del popolo; in pratica secondo me non esistono problemi complessi, ma solo volontà di farli percepire come complessi.
Molte volte vi avranno detto “dai, lascia stare, sono problemi più grandi di noi”ed è proprio questo che i potenti/ricchi del pianeta vogliono, che voi non abbiate dubbi, non abbiate voce in capitolo pressoché su nulla e che non vi sentiate nemmeno in difetto per questo.
Quanto detto finora potrebbe sembrare un po’ fuori tema rispetto al titolo di questo post, ma in realtà esso è un preambolo necessario a quanto dirò in seguito.
Pochi giorni fa infatti mi è capitato di discutere con una ragazza di questa community riguardo la religione, come spesso accade, e ad un certo punto mi sono sentito alquanto impotente nel cercare di contrastare alcune sue convinzioni a proposito della figura di Gesù Cristo, il quale secondo lei, a quanto mi pare di aver capito non credente né praticante ma affascinata dalle religioni e rispettosa di chi le segue, sarebbe senza dubbio un “grande rivoluzionario” il cui messaggio non sarebbe che lo stesso del Mahatma Gandhi e quindi degno del massimo rispetto possibile.
Quando io le ho fatto notare che vedo poco di rivoluzionario in frasi quali “ Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” e in “Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli” mi sono visto accusare in pratica di voler fare l’alternativo a tutti i costi e di attaccare una religione “solo perchè tale”, fatto secondo lei “assai banale”, non ricevendo alcuna risposta in merito alle mie argomentazioni, si è passata poi in rassegna la figura di S.Francesco d’Assisi, preso da lei in considerazione quale esempio di estrema coerenza con gli valori cristiani di altruismo e “povertà”, beh, nulla da eccepire, direte voi, ciò, stando a quanto ci raccontano è innegabile, ma il punto è, come le ho scritto, che “la povertà” solo in un mondo deviato può costituire un “valore” e che essere poveri non è affatto una virtù da raggiungere, ma uno stato dal quale ci si può e ci si deve alienare, ove possibile, e che quindi quel santo, con tutto il suo carico di amore per ogni creatura vivente, non è che un esempio diseducativo per gli uomini, in quanto la povertà non va esaltata in quanto portatrice di purezza di spirito ma va combattuta come una malattia.
Anche in quell’occasione nessuna risposta, e a nulla è servito aggiungere che S.Francesco non fosse altro, ed è provato, che un folle autolesionista che non solo non si lavava e viveva fra sporcizia e malati ma ingeriva cenere per mortificare ulteriormente il proprio corpo, aspirando ad essere un perfetto seguace dei precetti del Cristo, ma sentendosi al contempo assurdamente in colpa perché mentre anelava a questo stato di perfezione peccava paradossalmente di superbia!
A nulla tuttavia sono serviti questi esempi e la ragazza è rimasta irremovibile sulle sue convinzioni, così ho deciso che non c’era altro da fare che spingerla a porsi dubbi sulla reale esistenza storica di questo Gesù la cui carica rivoluzionaria e pacifista tanto la lasciava ammirata, posto quindi che entrambi non lo credevamo il figlio di Dio che dicono i cattolici, io le ho domandato quali prove avesse che egli fosse davvero esistito anche solo come uomo in carne ed ossa e se per caso avesse letto il libro “La Favola di Cristo” di Luigi Cascioli, il quale, esaminando numerosissime fonti storiche, dimostra l’esatto contrario attraverso dozzine di prove inconfutabili(e tali sono rimaste ad oggi), beh la risposta chiaramente bugiarda di lei è stata con mio sommo stupore “Sì, l’ho letto, ma sono cazzate. Che sia esistito è provato. Era un grande rivoluzionario.”
Continuava a ripetere quella frase come lobotomizzata e non lasciava spazio alcuno al dubbio ed al ragionamento empirico, al punto che mi sono posto i seguenti inquietanti interrogativi: cosa sono questi se non dogmi? Ovvero verità non dimostrabili? E perché mai una non credente fa uso di dogmi per screditare delle tesi?
Alla mia richiesta di prove sull’esistenza di Gesù il rivoluzionario la conversazione si è bruscamente interrotta, ma ciò che mi è rimasto è stato proprio quel senso di impotenza di cui parlavo prima, quel senso di sconfitta nei confronti di un qualcosa che ormai sembra talmente radicato nel modo di vivere e pensare degli uomini, atei o credenti, da rendere vano ogni tentativo di estirparlo.
Ci si rendo conto con frustrazione che il problema non è solo far dubitare i credenti, ma anche far dubitare gli atei o gli agnostici. Perché sulla corruzione di chi rappresenta Cristo in terra siamo tutti, o quasi, d’accordo, come sulla travisazione perversa dei suoi insegnamenti operata da chi è venuto dopo di lui (?) a divulgarli con la forza, ma se si osa mettere in discussione la stessa sua figura ecco che ci si scontra con un muro, un massiccio muro di ignoranza edificato in noi attraverso un continuo indottrinamento sin da quando eravamo bambini; se ne accorse presto il povero John Lennon, quando osò, all’apice del suo successo con i Beatles, affermare provocatoriamente che essi fossero “più famosi di Gesù Cristo” (neanche “più grandi”, come cronache errate riportano ancora), suscitando uno scandalo tale che i loro dischi vennero bruciati in grandi falò nelle piazze di tutta America e si sfiorò la crociata contro gli infedeli, se il musicista non si fosse ufficialmente scusato con le comunità cristiane, e parliamo degli anni ’60 del ventesimo secolo, non del quindicesimo.
Gesù Cristo è presente da più di 2000 anni nelle vite di ormai un terzo della popolazione mondiale, ove più, ove meno, con una tale prorompenza da diventare parte indissolubile di esse, da influenzarne ogni aspetto, tanto da essere protagonista assoluto in campo artistico; ma bisogna fare attenzione qui e riconoscere che, ad esempio, la pittura e la scultura, per quanto sublimi arti siano state nei secoli passati, in tal senso siano sicuramente servite come mezzo propagandistico alla chiesa per cristallizzare delle verità che verità non erano affatto; come oggi si usa il cinema per rendere un fatto “vero” nell’immaginario comune – si pensi al recente film United 93 di Paul Greengrass, palese film di propaganda atto a convincere il mondo dello schianto sulla Pennsylvania di una aereo dirottato che l’11 Settembre 2001 si sarebbe dovuto schiantare sul pentagono grazie all’eroica ribellione dei passeggeri, fatto mai dimostrato, o direttamente a The Passion e agli altri film girati su Gesù – nell’antichità si ricorreva ad immortalare Gesù Cristo e tutto ciò che riguardava il suo mito con una tale frequenza che ora facciamo fatica a non dare per scontata la sua reale esistenza; ma dimenticatevi per un attimo di Michelangelo e Mantegna e chiedetevi se siete pronti ad accettare come realmente accaduto un fatto di cui non ci sono testimonianze a parte un pugno di libri postumi ad esso scritti da coloro che lo idolatravano e comunque in netto contrasto l’uno con l’altro? sareste pronti a farlo se il fatto di cui parlo non riguardasse questo Gesù col quale ci hanno rimbambito ma una qualunque persona del passato? Io non credo proprio, e quindi perché farlo con lui quando gli stessi papi più di una volta ne hanno ammesso l’invenzione e l’inesistenza storica? Vale la pena ricordare Papa Leone X, in carica dal 1513 al 1521, che un giorno dichiarò al Cardinale Bembo: « Tutti sappiamo bene quanto la favola di Cristo abbia recato profitto a noi e ai nostri più stretti seguaci” o Paolo III, Papa dal 1534 al 1549 che, secondo quanto afferma Mendoza, ambasciatore di Spagna al Vaticano, “spingeva la sua irriverenza fino al punto di affermare che Cristo non era altri che il sole, adorato dalla setta Mitraica, e Giove Ammone rappresentato nel paganesimo sotto la
forma di montone e di agnello. Egli spiegava le allegorie della sua incarnazione e della sua resurrezione mettendo in parallelo Cristo e Mitra. Egli diceva ancora che l’adorazione dei magi non era altro che la cerimonia nella quale i preti di Zaratustra offrivano al loro dio oro, incenso e mirra, le tre cose attribuite all’astro della luce. Egli sosteneva che la costellazione della Vergine, o meglio ancora d’Iside, che corrisponde al solstizio in cui avvenne la nascita di Mitra, erano state prese come allegorie per determinare la nascita di Cristo per cui Mitra e Gesù erano lo stesso dio. Egli osava dire che non c’era nessun documento valido per dimostrare l’esistenza di Cristo, e che, per lui, la sua convinzione era che non era mai esistito. Ora, Sbaglio o tutti i papi sono dotati di infallibilità conferita loro dallo spirito santo?
Come si può combattere contro Cristo? come si può intaccare anche minimamente la rispettabilità di un personaggio che, per quanto inventato sia e costruito ricalcando esattamente l’immagine di un’altra divinità, appunto quel Mitra persiano ben antecedente la sua eventuale nascita, impregna il nostro linguaggio come nessun’altra parola mai pronunciata? In fondo noi ci troviamo nell’anno 2006 perché nell’anno 0 ci raccontano sia nato questo qui dentro una grotta. Come sono riusciti a afr sì che tutto ciò fosse preso per vero? Semplice, con la forza.
In Gesù i popoli hanno ormai proiettato tutto ciò che di buono ci può essere nell’animo umano, idealizzandolo a massimo concentrato di bontà concepibile ed estraniandolo sia da ciò che ne ha fatto la chiesa cattolica, ossia uno strumento di morte e sopraffazione, sia da ciò che gli stessi Vangeli ne raccontano; insomma ognuno vede in Gesù quello che vuole, tanto che il luogo comune vuole che egli sia stato nell’ordine “il primo comunista”, “il primo hippie”, “il più grande rivoluzionario di tutti i tempi” ( e qui è caduto, ahimè, anche Fabrizio De Andrè, anche lui troppo superficiale in quel giudizio), “il primo pacifista”, “il primo anarchico”, e magari pioniere di chissà quali altri movimenti che al momento mi sfuggono.
Io mi domando da sempre che senso abbia costruirsi un eroe immaginario riempiendolo di quelle caratteristiche positive delle quali ognuno di noi è portatore sano e che potrebbe tirar fuori se non fosse troppo occupato a pensare all’aldilà da beati (beoti) promesso da un fantomatico falegname ebreo capellone che resuscitava i morti la cui esistenza è provata non più di quella di Dylan Dog o Paperino.
Quand’ero bambino naturalmente anch’io, come tutti, notai presto una grossa contraddizione tra ciò che leggevo sul Vangelo e ciò che vedevo all’interno delle chiese, ossia tra gli inviti continui alla povertà, all’umiltà e l’opulenza sfrenata del clero, tra le prediche del papa sull’aiutare i poveri e gli affamati e sui suoi aerei privati ed i suoi gioielli; è un osservazione che credo chiunque abbia fatto e risulta alquanto banale oggi, perché diamo per scontato che il Vaticano sia solo uno stato nello stato che ormai c’è e ce lo teniamo, ma che la vera essenza del messaggio cristiano sia immortale e pura, ma è quello il primo passo, a mio avviso, verso un sano ateismo al quale purtroppo non tutti giungono, in seguito infatti io mi sono chiesto cosa ci fosse di buono nelle parole di Gesù delle quali abbiamo testimonianza, analizzando la sua figura come quella di un personaggio immaginario qualsiasi di un racconto e non vi ho trovato molto, a parte un vago messaggio di amore fraterno tra gli uomini, dal momento che Cristo non può essere separato da concetti assurdi, perversi ed inutili ai fini del miglioramento della vita sulla terra (l’unica della quale siamo padroni fino a prova contraria) quali “peccato”, “redenzione”, “aldilà”, “ sudditanza”, “sottomissione” e “sacrificio”.
Se si deve per forza avere una così profonda ammirazione per un personaggio che è comunque simbolo di una religione abbracciata da circa due miliardi di esseri umani, svuotandolo di ogni significato appunto religioso e prescindendo da almeno metà delle azioni che egli si narra abbia commesso in vita (3 anni su 33) incarnato esattamente come noi (condizione non dimostrata ma necessaria affinché la chiesa Cattolica abbia motivo di esistere) a favore di un’altra metà più conveniente per dimostrare la nostra tesi sulla sua immensa bontà e magnanimità, plasmandolo un po’ a nostra immagine e somiglianza, allora perché, essendo ormai il personaggio in questione del tutto snaturato, continuare a chiamarlo Gesù Cristo? perché non denominarlo “Fabrizio rossi” o “ Peter Smith”?? solo questo mi chiedo.
Detto tutto ciò, rimane in me forte angoscia allorché mi fermo a pensare a quanti milioni di persone sono stati trucidati in nome di questo Gesù quanti esseri umani sono stati torturati, quante donne bruciate (l’ultimo rogo fu acceso in Germania nel 1793), quanti popoli sterminati, quanti neonati strangolati, quante nefandezze commesse; a leggere i dati c’è da rabbrividire: gli orrori commessi dai cristiani nel corso dei secoli fanno impallidire Hitler, Stalin e tutti i dittatori del novecento messi insieme, con la differenza che se accendi la tv non ci sono uomini con l’uniforme delle SS a parlare, ma quei criminali infami sono ancora lì con gli stessi abiti dei loro predecessori, a parlare di fronte a stuoli di imbecilli inginocchiati come se nulla fosse accaduto. E mi si chiede se voglio togliere il crocifisso dai luoghi pubblici? Per me è appunto l’equivalente di una svastica moltiplicata all’ennesima potenza, un simblo violento ed osceno come osceno può essere l’icona di un uomo inchiodato ad una croce, altro che simbolo di pace e amore, tanto vale sostituirlo con una ghigliottina o una bomba a mano.
Prima di portare rispetto al mondo ecclesiastico, alla figura di Cristo e al crocifisso penso che si debba pensare, ad esempio, al Cavaliere della Barre, un diciottenne a cui nel 1766 fu strappata la lingua prima che accendessero il rogo sul quale fu portato con una barella avendogli, i carnefici della “Santa Inquisizione”, rotto le ossa da non potersi reggere in piedi. Il perchè costui fu condannato ad essere bruciato vivo sul rogo dopo un simile strazio? il perchè di tanta barbarie? Perché non si era genuflesso e levato il cappello al Crocifisso che gli era passato davanti in processione.
Il problema è che quando muore un dittatore sanguinario il suo regime di terrore muore con lui, ma morto un Papa se ne fa sempre un altro.

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C’erano una volta i belli

E ne arrivarono altri

Decennio dopo decennio

Tutti indubbiamente irresistibili

Ma poi qualcosa mutò improvvisamente

Ma vaffanculo.

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Un sorriso costa poco e regala tanto.

Da quando ho appreso la fine arte del sorriso finto, la mia vita è assai migliorata. Saper simulare al momento giusto un bel sorriso, infatti, può evitare all’individuo svariate situazioni spiacevoli o imbarazzanti per se stesso e per chi gli sta intorno; sembra una banalità, un gesto istintivo, ma in realtà, almeno per me, è un’azione senz’altro meditata e una tattica ben rodata di cui faccio largo uso nella mia quotidianità.
Vero o finto che sia, un riso appena accennato ben assestato in faccia al proprio interlucutore può stenderlo meglio di duecento parole, purchè sia deciso, fermo, netto, e non lasci dubbi sulla propria propensione alla gentilezza. Il sorriso non lascia spazio ad altra reazione se non alla ripetizione dello stesso, esso è un atto perfetto e definitivo, che non abbisogna di ulteriori movimenti del corpo o parole per compiere la sua missione di pace.
Sorridere alle parole o alla semplice comparsa di qualcuno, specialmente guardandolo dritto negli occhi, equivale a tranquillizzarlo, a trasmetterli tutta la nostra reale o fittizia benevolenza e comprensione e, aspetto non trascurabile, a facilitare la conclusione di una scambio dialettico non voluto o a impedirne direttamente la nascita.
Addio quindi a quelle noiosissime frasi sul genere ” ma cos’hai ? sei imbronciato..” o ” com’è che non sorridi mai??”o ancora ” e dai, su con la vita!”; basta un po’ di allenamento e il gioco è fatto: è sorridente che mi volete? e sorridente mi avrete, così sarete felici e soddisfatti, in fondo che ci vuole? solo un po’ di decisione! lo fanno anche i cani in fondo, alcuni hanno imparato a digrignare i denti a mo’ di sorriso per imitare gli umani esibendo un umore allegro.
Ah, benedetti sorrisi finti? come farei senza di voi? siete la maschera che indosso ogni giorno a protezione dall’invadenza della gente, dalle chiacchiere sterili del vicino, non è stato certo facile imparare a produrli a comando, sono occorsi anni e anni di fallimenti per arrivare ad un sorriso impeccabile che rendesse superflue le parole, ma chi la dura la vince. Ed il trucco per appunto “vincere” in una situazione colloquiale indesiderata è: un bel sorriso, poche parole decise pronunciate con tono rassicurante e timbro baritonale e un bel sorriso stampato in faccia. Un bel risparmio di energia.

Ridi per finta e il mondo riderà per finta con te, piangi per davvero e piangerai da solo.

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