Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2007

Read Full Post »

– La capacità intellettiva di un individuo è sempre inversamente proporzionale alla quantità di tempo che egli passerà a parlare della genesi del proprio tatuaggio.

– “La vera trasgressione oggi è la normalità” è il luogo comune che più degli altri potrebbe spingermi a commettere un omicidio.

– “I preti sono solo uomini e come tutti gli uomini è normale che commettano errori” è il secondo luogo comune che potrebbe spingermi a commettere un omidicio.

– Si riconosce un vero antagonista del sistema da un un cumulo di retorica parlante dal fatto che il secondo si limita a riconoscere un’ingiustizia, mentre il primo fa nomi e cognomi delle cause di quest’ultima.

– Continuo a posare gli occhi sull’orologio alla parete alle 12:20 spaccate, ogni giorno, da anni.

– Affermare che il problema sia irrisolvibile è un ottimo pretesto per non muovere il culo dalla sedia.

– Ritengo la frenologia una scienza piuttosto esatta.

– Non importa quale Dio si veneri, l’importante è che si venga messi in ridicolo per questo.

– Non si può non equiparare un allevatore, o un vivisezionista o un mattatore ad un nazista se non ammettendo la superiorità dela nostra specie sulle altre, ragionando cioè da nazisti.

– L’età avanzata non è un merito; la vecchiaia non è una virtù e non merita rispetto solo in quanto tale. E’ incredibile come il concetto del “rispetto per gli anziani” – non in senso fisico, quello viene da sè – sia così radicato in persone di estrazione e cultura così dispate. “Lo rispetto per l’età che ha…” ma cosa cazzo vuol dire? che un ebete che abbia atteso 50 anni per dire un’emerita stronzata debba avere più credibilità e dignità di prima? O che ci fa così pena uno avanti con gli anni che va assecondato più di un giovane? Vorrei che fosse chiaro a tutti che anche i coglioni invecchiano, per fortuna.

– L’amore smisurato per cani e gatti è il modo per lavarsi la coscienza adottato dai carnivori.

– Dato un cantante/autore/interprete in possesso di una composizione, se egli accetterà di introdurne un estratto a cappella, il valore dello stesso in quanto artista sarà pressochè pari a zero.

– Perchè disturbarsi a detestare così tante categorie di persone e caratteristiche  quando puoi riassumere il tutto detestando i carabinieri?

– Se dico che “le donne più belle sono le più intelligenti” vengo crocifisso dal popolo femminile sulla pubblica piazza, mentre se dico che “le donne più intelligenti sono le più belle” vengo lodato. Eppure dico la stessa cosa.

– Proliferare inquina.

– Il gatto andrebbe venerato come divinità, essere superiore: si rotola per terra e non puzza, si lava con la sua stessa lingua, dorme 15 ore al giorno, si accoppia allegramente, mangia porcherie ed ha l’alito profumato, non si lava i denti e li ha bianchi e perfetti, salta dieci volte la sua altezza, e se cade atterra sempre in piedi, corre più veloce del cane, si riposa mentre tu lavori, si riposa mentre tu ti affanni, si riposa mentre il cane si dimena, si arrampica sugli alberi, cammina per brevi tratti a testa in giù sulle pareti, passa attraverso buchi minuscoli. Nessuna tecnologia e conoscenza ci porterà mai ai suoi livelli.

– Non mi fa paura l’essere dipendente da internet, mi fa paura chi nel 2007 non lo sia.

– Ammettere come tutto faccia schifo è già qualcosa.

– Fare figli, crescerli, proteggerli ed educarli con affetto è probabilmente di destra.

– Auguro a chi se ne sbatte del lavoro minorile con frasi del tipo “almeno così magnano pure loro” di essere catturato e schiavizzato crudelmente a vita.

– Avere un hobby è borghese.

– Valerio Mastandrea non ha ancora capito se essere a favore o contro l’eutanasia. Valerio Mastandrea!

– Mi piaceva la rivista “il Mucchio”, ma poi ho scoperto che ha proposto alla Nike di diventare suo sponsor, lamentandosi che non avesse accettato.

– “La gente” non si indigna per i bambini zingari venduti, elemosinanti, abbandonati o per quelli del terzo mondo denutriti, morenti, attaccati dalle mosche, ma è pronta a scendere in piazza a gridare contro eventuali adozioni da parte degli omosessuali.

– Quando si disprezza un qualcosa ad un livello tanto profondo e radicale, non lo si riesce bene nè ad attaccare, perchè sarebbe dargli importanza, nè ad ignorare, perchè sarebbe non far nulla per combatterllo, nè a parlarne, perchè non si trovano le parole adatte ad esprimere un sentimento tanto forte; l’unica soluzione rimane deriderlo.

– Sono nato in mezzo a gente che defeca alla vigna e orina in piedi davanti casa; non potete pretendere troppo da me.

– Chris Cornell ha aperto un ristorante a Parigi, si dice “felicemente sposato e con tre bambini” ed il pubblico in studio applaude fragorosamente. No, Cucuzza non c’era.

– Io dico sempre: “siamo 6 miliardi, tra 50 anni potremmo essere il doppio continuando così, perchè fare altri figli? al massimo adottianome, no?” e mi viene risposto “..ma sei pazzo? e allora la società finirà!”, e io di nuovo ” e allora?”, “come allora?? l’uomo non esisterà più!”, ” e allora? tu comunque tra qualche decina di anni sarai morto..per caso qualcuno si sente in competizione con i conigli o con i rospi per il dominio del pianeta?”

– Non si può giudicare qualcuno dal suo aspetto fisico, no. Non si può giudicare qualcuno dal suo conto in banca, no. Non si può giudicare qualcuno dalla classe sociale cui appartiene, no. Non si può giudicare qualcuno dal suo credo religioso, no. Non si può giudicare qualcuno dal lavoro che svolge, no. Non si può giudicare qualcuno da come impiega i suoi soldi, no. Non si può giudicare qualcuno dalla sua vita sessuale, no. Non si può giudicare qualcuno da cosa fa nel tempo libero, no. Non si può giudicare qualcuno dalle sue idee politiche, no. Qualcuno mi farebbe la gentilezza di spiegarmi da cosa posso giudicare qualcuno? ammesso che io sia in diritto di poterlo fare, si intende.

– Le prostitute vendono il loro corpo. E le operaie in fabbrica allora? cuciono col pensiero?

– Avevo otto o dieci anni quando assistetti alla mia prima e, fortunatamente, ultima, esecuzione in diretta di agnello. Stavo giocando a pallone con i miei amichetti burinotti, quando ad un certo punto la nostra partitella fu interrotta da un inconsueto happening, almeno per me; il padre burino di un mio amichetto burino non molto intelligente, più piccolo di me, aveva portato nella piazzola un agnellino, per sacrificarlo in occasione della prima comunione del figlio, per poi darlo in pasto all’orda burina di parenti durante il pranzo orrendamente burino che si sarebbe consumato di lì a poco.
Ricordo che, accantonato momentaneamente il pallone, rimanemmo in circolo a fissare la scena di questo padre di famiglia premuroso il quale teneva, da seduto, il cucciolo indifeso sulle gambe e, con un placido sorriso stampato in faccia, bloccatolo ed immobilizzatolo con le sue possenti braccia burine, gli trapassava il collo con un coltellaccio da cucina, osservando il sangue sgorgare dalla sua gola e depositarsi nella conca blu appositamente sistemata in terra.
L’agnellino si lamentava e dimenava come poteva mentre si accingeva a morire dissanguato, lo ricordo come fosse ieri, e io stavo lì a guardare, incosciente, più che impotente, freddo più che impietrito; stavo fermo e mi godevo la scena, come gli altri, non facendo una piega, semplicemente, quell’atto vile e barbaro mi era presentato dagli adulti come normale, necessario, naturale, come la potatura di un albero, ed io me ne stavo zitto, solo lievemente turbato. Non piansi, nè gridai, dissi e feci alcunchè; ero parte del rituale assassino, e finito lo spettacolo, tornai a giocare tranquillo; occorsero anni perchè comprendessi e metabolizzassi totalmente l’episodio: per celebrare una volgare festicciola burina per un insensato sacramento ricevuto da un insignificante bambino paffuto e viziato, un cucciolo veniva sgozzato sotto gli occhi divertiti degli abitanti del quartiere.
Vorrei essere in possesso di una macchina del tempo solo per tornare indietro e prendermi a calci nel culo.

– Non ogni attività può essere denominata “lavoro”, “lavoro” è quando non hai voglia di farlo.

– “Ma vai a lavorare!” è una fantastica esclamazione; ritrae praticamente uno schiavo nell’atto di sfottere un uomo libero, paradossale, no?

– Sì, sì, lavoro.

– Il Cattolicesimo non se la merita la Cappella Sistina.

– La mia definizione di rugby? un mucchio di mufloni decerebrati che si intruppano.

– Smettetela di scrivere che odiate il “falso perbenismo”: “perbenismo” è già un’accezione negativa, con “falso” davanti perde di senso. A meno che non intendiate “perbenismo colmo di falsità”, ma non credo proprio.

– Ma vi rendete conto che i pappagalli ed i merli indiani parlano? io credo che non ci si stupisca abbastanza di questo.

Read Full Post »

In seguito a lunghe meditazioni e travagliati viaggi automobilistici ho realizzato chel’incrocio stradale è una semplice e perfetta metafora della vita umana. Esso rappresenta in scala l’atteggiamento stoltamente e miseramente egoistico adottato dai più nel relazionarsi alla società, nei confronti dell’altro, e quindi del pensare e concepire il vivere civile; ignorando infatti, volutamente, gli interessi ed i bisogni dei propri simili l’individuo non fa che alimentare quella macchina distruttiva che agisce a livello globale nutrendosi di piccole avidità e menefreghismi quotidiani e che va inevitabilmente a ledere i suoi stessi interessi, attraverso un meccanismo piuttosto semplice ma che tuttavia egli difficilmente arriva a comprendere.
Ed ecco quindi tutto questo esemplificato dall’incrocio: l’automobilista medio, rappresentante quindi il cittadino medio, tende il più delle volte, come tutti sappiamo, a non curarsi minimamente, qualora abbia egli la precedenza, del suo collega fermo ad uno “stop” nell’evidente difficoltà di immettersi nel caotico flusso di autoveicoli di una strada trafficata, seguendo, salvo rare eccezioni, una logica del “mors tua vita mea” applicata alla sopravvivenza stradale persino con un pizzico di tracotanza, per poi trovarsi l’indomani, o anche prima, allo stesso posto e nella stessa situazione del guidatore che aveva ignorato senza fargli posto sulla carreggiata, quasi del tutto dimentico del passato recente accaduto, a sbraitare contro i maleducati che non rallentano e, dritti per la loro strada, lo lasciano in balia delle leggi stradali e dei suoi nervi. Ho sempre trovato comico ed allarmante allo stesso tempo questo comportamento quasi schizofrenico.
Ecco quello che accade per strada come in altri contesti sociali; ci si interessa di un problema solo quando esso ci tocca personalmente, altrimenti fingiamo che non esista e ce la ridiamo, e questo non è intelligente.
In conclusione mi sento di lanciare un appello: fate passare ogni tanto chi è fermo ad uno stop; e domani egli farà passare voi. Un gesto di civiltà che non costa nulla e fa risparmiare tempo, denaro ed imprecazioni a tutti noi. Perchè un mondo migliore sia concretamente possibile e la stupidità non abbia più la precedenza.

Read Full Post »

Read Full Post »

Un mese e mezzo fa ha visto la luce il quinto lavoro in studio del terzetto australiano capitanato dal cantante chitarrista Daniel Johns, ormai la rock band di maggior successo della loro nazione, e certamente anche la migliore. Emersi sulla scena internazionale come bambini prodigio del post-grunge, emuli dei Pearl Jam ancor prima che dei Nirvana – ai quali devono però maggiormente quanto ad estetica ed attitudine – i Silverchair sono ad oggi il prodotto più alto che quella scena abbia generato durante la seconda metà degli anni ’90, gli unici ad essersi evoluti in una direzione quasi ormai del tutto antitetica rispetto ai tanto abusati stilemi compositivi di Kurt Cobain, la cui influenza post mortem sui gruppi a venire diede presto vita ad un vero e proprio manierismo.
Come accennato, il trio, letteralmente una “one man band”, per quanto precocemente creativo, dovette attendere il terzo album per pubblicare qualcosa di davvero personale e compiuto, il massiccio Neon Ballroom del ’99, disco piuttosto maturo stilisticamente per un gruppo il cui leader non aveva al tempo nemmeno 20 anni, album sofferto e scritto interamente dallo stesso Johns, perfettamente bilanciato tra la sua anima heavy e quella melodica che sviluppava ed ampliava una tendenza alle orchestrazioni classiche già manifestata in alcuni episodi del precedente Freak Show(’97), opera ancora troppo derivativa, per quanto genuina e certo discreto rispetto al trascurabilissimo esordio Frogstomp (’95), e che sarebbe diventato in seguito il marchio di fabbrica dei Silverchair, tanto significativo ed evidente da generare una certa “pomposità” negli arrangiamenti destinata a dividere nettamente critici e fans, alcuni dei quali sembrano storcere il naso, specialmente in Italia.
Qui infatti i tre non godono certo oggi di grande fama, e quasi si fatica a reperire loro notizie su riviste specializzate, limitate spesso ad impietose stroncature, come è accaduto con il penultimo disco Diorama, del 2002 – disco di certo sovraprodotto ma non certo privo di spunti interessanti – persino deriso dagli stessi giornalisti i quali spendono parole per osannare magari l’ennesimo quartetto inglese newrocknrollgarageindierockpseudomod con l’articolo “The” davanti. Questo mentre all’estero i nostri vendono milioni di dischi, sono indaffarati in tour internazionali, si dilettano in progetti paralleli, vengono piuttosto acclamati e adirittura il loro ultimo disco, Young Modern, li ha resi la prima band australiana di sempre ad avere cinque album al primo posto in classifica.
Meno viscerale e chitarroso del suo predecessore ma altrettanto magniloquente, Young Modern, pur avvalendosi della collaborazione del celebre arrangiatore Dyke Van Parks di beachboysiana memoria e dell’ausilio dell’Orchestra Filarmonica Ceca, non risulta certo un capolavoro, è bene specificarlo, ma mostra comunque una band padrona dei propri mezzi, che non devendo dimostrare più niente a nessuno, può permettersi di assecondare la passione del frontman per un certo, chiamiamolo rock sinfonico, colorito ed elegante, lontano anni luce dalle chitarre granitiche e dalle sferzate metal canore degli esordi, alternando episodi più sobri (per i loro standard attuali) e dinamici come l’iniziale “Young Modern Station” e la seguente “Straight Lines”, a mio avviso due dei tre pezzi più riusciti, a divertenti barocchismi come “If You Keep Losing Sleep”, col suo incedere maestoso di marcia questa volta davvero quasi disneyana, concedendosi lievi accenni di aggressività in “Mind Reader”, nella quale il riff di chitarra torna finalmente predominante su pianoforti e tastiere.
Daniel Johns è uno al quale il ruolo di frontman di power trio chitarra-basso-batteria nirvanesco è andato presto stretto e si è messo in testa di diventare il nuovo Brian Wilson, conscio dei rischi che una simile svolta avrebbe comportato.
La predilezione di Daniel – il cui aspetto fisico si è parallelmente evoluto negli anni nella direzione esattamente opposta a quella della sua musica, irrobustendosi fino a renderlo una sorta di Brad Pitt musicista da efebo emaciato post-grunge qual’era – per le complesse e articolate composizioni si manifesta maggiormente e con maggiore successo nell’epica “Those Thieving Birds…”, sette minuti di progressive sinfonico in tre parti che evidenziano le indubbie abilità creative e la fantasia melodica del ventottenne, che appare in questo disco più disinvolto anche nel canto, ispirato ed agile nei cambi di registro.
Low è il brano che spicca maggiormente nella seconda metà dell’opera, la meno incisiva.
Non mancante comunque episodi decisamente deboli, a mio avviso; “Waiting All Day” sembra un pezzo dei Keane, di quelli che i Keane potrebbero risparmiarci, e “Insomnia” è così banale e frivola da non meritare nemmeno un posto come b-side dei Green Day.
Forse Neon Ballroom è tutto ciò che ci occorre per ricordarci dei Silverchair in quanto piccola grande band – della quale lo stesso Billy Corgan si dice fiero fan – ma Young Modern, come Diorama, ci dimostra che se si ha la pazienza e la buona volontà di imparare la loro nuova lingua, hanno ancora un bel po’ di cose da dire.

Read Full Post »

+ + =

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: