Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for dicembre 2007

1 – Andare a dormire presto la sera perché l’indomani ci si deve alzare altrettanto presto per  sgomberare un garage molto capiente.

2 – Partire in macchina alla volta di Sipicciano.

3 – Arrivare a Sipicciano e domandarsi il perché si è lì rispondendosi “per lavoro”.

4 – Un pranzo coi parenti per la cresima di un cugino.

5 – Andare a prendere il treno alla stazione Tiburtina la domenica sera.

6 – Cambiare ad Orte.

7 – Ma c’è un ritardo.

8 – Un anziano professore che ti rende partecipe delle sue memorie scolastiche al quale non potersi sottrarre.

9 – Trovarsi accidentalmente nel bel mezzo di un torneo di briscola.

10 – Il bar del paese la domenica pomeriggio.

11 – Il bar del paese la domenica pomeriggio quando coincide col giorno di Natale.

12 –  Una mano a carte con tuo zio la domenica pomeriggio.

13 – L’uso sistematico di questa tecnica comica in questo genere di liste.

14 – Aspettare il proprio turno dal dentista.

15 – Aspettare il proprio turno dal ferramenta.

16 – Aspettare il proprio turno in un laboratorio di infissi in alluminio.

17 – La Libreria dell’Automobile.

18 – Svegliarsi presto la mattina col freddo.

19 – Svegliarsi presto la mattina per andare a scuola.

20 – Una suora a caso.

21 – Il fatto che anche Demetrio Stratos abbia il riporto.

22 – Le sale Bingo.

23 – Le uscite a 4.

24 – Lavorare in miniera.

25 – Lavorare in fabbrica.

26 – Lavorare in ospedale.

27 – Le partite in tv la domenica pomeriggio.

28 – La Formula 1 al Bar dello Sport.

29 – Una raccolta di Nico Fidenco.

30 – Partire all’alba per subire la visita militare.

31 – Il giorno di interrogazioni.

32 – Il compito in classe di matematica.

33 – “Se non ci vediamo prima, buon Natale e buon anno!”

34 – Aspettare in casa che arrivi l’idraulico.

35 – Le poltrone incelofanate.

36 – Il figlio dottore.

37 – Le trasmissioni di medicina.

38 – Parcheggiare a fatica per avere modo di fare una cosa noiosa qualsiasi.

39 – Essere tristi ma dover andare a lavoro lo stesso.

40 – Un uomo di 24 anni, solo, che fa zapping in cucina in cerca di tette da guardare per poi coricarsi alle 22 il venerdì sera.

41 – “Chi l’ha Visto?”

42 – “La Ruota della Fortuna”

43 – La cena di classe.

44 – Fidanzarsi a casa.

45 – Un pomeriggio al centro commerciale.

46 – “Rimaniamo amici”

47 – I cani da borsetta.

48 – “Mi sento molto confusa”

49 – Il puttan tour.

50 – La festa di addio al celibato.

51 – Lo spogliarello per la festa della donna.

52 – Le telenovelas anni 80.

53 – L’universo e la poetica degli 883.

54 – Masini che canta i Metallica.

55 – 2 coatti che tentano di rimorchiare ai Pearl Jam.

56 – Una donnetta che si reca alla Libreria dell’Automobile per scegliere un regalo per il suo fidanzatoacasa ingegnere omino.

57 – Una tombolata fra nuori e suoceri.

58 – Il Motor Show.

59 – Un biliardino a cui mancano le palline e non si può giocare, nemmeno.

60 – Una promettente serata in un locale che si conclude prematuramente poiché nessun cliente arriva e ti restituiscono i soldi dell’ingresso.

61 – Il nocciolinaro a Capranica.

62 – “Senti se c’ha un’amica!”

63 – Fare un trasloco a Vetralla.

64 – Cenare da solo perché non c’è spazio per un altro in casa tua.

65 – Trovare una multa sul parabrezza in un martedì umido e piovoso quando sai che comunque nel weekend non farai proprio nulla di entusiasmante.

66 – Gioire perché si è stati riformati alla visita militare ma ricevere immediatamente la notizia della morte del nonno.

67 – Tornare a casa e non poter soffrire per la morte del nonno né gioire per la sventata leva perché si deve aiutare a caricare il furgone.

68 – Le vecchie alla funzione.

69 – Le case popolari.

70 – Un film di Pieraccioni proiettato sul pullman che trasporta una gita organizzata dalla parrocchia.

71 – L’ergastolo.

72 – La vita monacale.

73 – Un negozio di articoli religiosi.

74 – La giornata di due barboni su uno scalino a bere vinaccio e puzzare.

75 – Il test di ingresso all’università.

76 – Le cerimonie di ingresso di nuovi soci nei club esclusivi aristocratici.

77 – I Santini.

78 – Le camere da letto anni 30.

79 – Le case abbandonate in mezzo alla campagna.

80 – “Dispiace anche a me, ma le cose stanno così.”

81 – La fine dell’ora di educazione fisica ed il rientro in classe.

82 – La messa.

83 – Una visita al cimitero con tua nonna.

84 – La sitcom con Luca Laurenti.

85 – Il duetto fra Memo Remigi e Mino Reitano.

86 – Un post pseudopoetico dedicato alle donne sul blog.

87 – Una visita al cimitero da tua nonna.

88 – Trovarsi nel bel mezzo di una conversazione sui videogiochi.

89 – Sognare l’esame di maturità.

90 – I film di Franco e Ciccio nei pomeriggi estivi su Rete4.

91 – Le commesse brutte del Todis.

92 – Le pescivendole brutte del Todis.

93 – Le pescivendole brutte del Todis che parlano di spuntature di maiale.

94 – La puntata finale di Dowson’s Creek.(dove tutti muoiono e tutti sono gay)

95 – Quando il tuo musicista preferito muore e DJ Francesco è in salute.

96 – Un giretto in macchina e poi tutti a casa.

97 – Svegliarsi presto la mattina per ripassare la lezione prima di andare a scuola mentre fuori fa freddo e piove.

98 – Scoprire a 12 anni che Rupert Everett è Dylan Dog ma è gay.

99 – Abitare a Il Pallone.

100 – La tremenda attesa che precede il primo clistere della tua avita in età infantile.

101 – Organizzarsi per ferragosto.
chemmetoccafa

Annunci

Read Full Post »

Jack aveva un’appagante vita coniugale, seppur con le classiche divergenze di opinioni con la moglie: lui considerava giusto pestarla di botte ogni giorno, lei non era d’accordo.
Jack e la moglie tuttavia si vedevano poco; lei era quasi sempre fuori casa per via del ruolo di spicco che ricopriva presso importanti centri ospedalieri: la paziente.
Jack si lamentava della qualità non eccelsa del debutto degli Zwan, ma quando uscì il nuovo disco degli Smashing Pumpkins si sentì così in colpa da non riuscire più a guardare un La minore negli occhi.
Jack non dormiva al pensiero che così tanta gente potesse eccitarsi con filmini pedopornografici scaricati da internet, quando lui non riusciva più a connettersi.

Read Full Post »

Read Full Post »

Serie di rivelazioni shock: secondo Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury, massima carica della chiesa anglicana, Gesù Cristo non sarebbe affatto nato in dicembre. Nessuna stella avrebbe tremolato in cima alla capanna dove la Vergine Maria diede alla luce il messia. Niente neve a incorniciare il lieto evento, ma sopratutto, niente Re Magi che recavano ossequi e doni. Insomma, il mito della natività, così come lo conosciamo, non è altro che una leggenda. (!!!!!)
Vangeli alla mano, ai microfoni del programma radiofonico della BBC Live l’arcivescovo demolisce l’iconografia del Natale:

“L’unica testimonianza dell’esistenza dei Re Magi ci arriva grazie al Vangelo di Matteo”, ha spiegato Williams. “Eppure Matteo non dice che erano tre, né che fossero re e non dice neppure da dove venissero. In realtà, racconta solo che erano astrologi, saggi e che venivano da qualche luogo al di fuori dell’impero romano”. Tutto il resto, dunque, è leggenda. “E funziona molto bene”, ha concluso l’arcivescovo. Oro, incenso e mirra? Un’invenzione. La neve? “Molto improbabile” alle latitudini di Betlemme. Quanto alla stella poi, secondo Williams gli astri semplicemente non si comportano in modo così bizzarro. E tanto per essere chiari, “il Natale cade dove cade perché tornava bene per il calendario invernale”. Insomma, la classica immagine del natale come viene rappresentata nel presepe da svariate generazioni – la capanna, la neve, i pastori in fila da una parte, i Re Magi dall’altra, i doni e la stella che scintilla – è una bufala bella e buona. “Non può essere andata così”, ha sentenziato Williams. Ma su una cosa sono tutti d’accordo: la vergine Maria si chiamava davvero Maria e il babbo di Gesù era davvero Giuseppe.

Sono parole forti, parole che possono gettare nel più totale sconforto, ma in fondo parole che non mi hanno colto del tutto impreparato; infatti sin da bambino mi dico:

“ora, va beh che In principio Dio creò il cielo e la terra e La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque e Dio disse: «Sia la luce!» e la luce fu  e Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte e fu sera e fu mattina: primo giorno e Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque» e Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento e così avvenne e Dio chiamò il firmamento cielo e fu sera e fu mattina: secondo giorno e Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto» e così avvenne e Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare e Dio vide che era cosa buona e Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie» e così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie e Dio vide che era cosa buona e fu sera e fu mattina: terzo giorno e Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra» e così avvenne:  Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle e Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre e Dio vide che era cosa buona e fu sera e fu mattina: quarto giorno e Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo» e Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie e Dio vide che era cosa buona e Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra» e fu sera e fu mattina: quinto giorno e Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie» e così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie e Dio vide che era cosa buona e Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra, va beh che Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò e Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra» e poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne e Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona e fu sera e fu mattina: sesto giorno, va beh che Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere e Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro e Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto e Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati e Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro e Il settimo giorno, Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta e Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta e Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo e nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo e allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente e Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato e Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male e Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi e Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c’è l’oro e l’oro di quella terra è fine; qui c’è anche la resina odorosa e la pietra d’ònice e Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d’Etiopia e Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufrate, va beh che Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse e Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» e Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile» e Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome e Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile e Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto e Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo e Allora l’uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta» e Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne e Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna, va beh che Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio e Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?» e Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete» Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!  Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male» e Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò e Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture e Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?» e Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto» e Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?» Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato» e Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato» e Allora il Signore Dio disse al serpente:«Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno e Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli eVerso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà» e All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre e Con il sudore del tuo volto mangerai il pane e finché tornerai alla terra,perché da essa sei stato tratto polvere tu sei e in polvere tornerai!», va beh che L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi e Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì e Il Signore Dio disse allora: «Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!» e Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto e Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita, va beh che Vi e un solo Dio vivo e vero, eterno, senza corpo, parti o passioni, di infinita potenza, sapienza e bontà, creatore e conservatore di tutte le cose, visibili e invisibili, che Nell’unità di questa divinità vi sono tre Persone, di un’unica sostanza, potenza ed eternità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che Il Figlio, che e la Parola del Padre, generato dall’eternità dal Padre, Dio vero ed eterno, e consustanziale al Padre, ha assunto la natura umana nel grembo della santa Vergine, prendendo dalla sua sostanza; cosi due nature, complete e perfette, cioè la divinità e l’umanità. sono inscindibilmente unite in una sola Persona, dando luogo a un solo Cristo, vero Dio e vero uomo, il quale veramente soffri, fu crocifisso, morì e fu sepolto, per riconciliare il Padre con noi e per essere un sacrificio, non solo per il peccato originale ma anche per i peccati attuali degli uomini, va beh che Come si deve credere che Cristo e morto per noi e fu sepolto, cosi si deve anche credere che egli discese agli inferi, che Cristo è veramente risorto dai morti e ha ripreso il suo corpo con carne, ossa e tutto ciò che appartiene alla perfezione della natura umana, con il quale ascese al cielo, dove siede per ritornare poi a giudicare tutti gli uomini nell’ultimo giorno, che Lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio, e della stessa sostanza, maestà e gloria del Padre e del Figlio, Dio vero ed eterno, va beh che Riguardo alla verità della nostra natura, Cristo si e reso in tutto simile a noi eccetto il peccato, dal quale e stato chiaramente immune sia nella sua carne che nel suo spirito, che Egli e venuto per essere l’agnello senza macchia, per togliere, mediante il sacrificio di se stesso fatto una volta per tutte, i peccati del mondo e in lui – come dice s. Giovanni – non vi fu peccato, che noi tutti, benché battezzati e rinati in Cristo, pecchiamo in molte cose e se diciamo di non aver peccato, inganniamo noi stessi e la verità non a in noi, che I malvagi e coloro che sono privi di una fede viva, benché mastichino carnalmente e visibilmente il corpo e il sangue di Cristo, non comunicano in alcun modo con Cristo e che essi mangiano e bevono, invece, il segno o sacramento di una realtà cosi grande per la loro condanna, ma nun me venite a di’ che a Betlemme fioccava chè mica so’ cojone ahò!

Read Full Post »

L’unico inconveniente quando hai visto, o meglio subito, uno spettacolo di Antonio Rezza, è che tutto ciò che guardi/leggi/ascolti dopo non può che apparirti almeno un minimo limitato, prestabilito, convenzionale, predefinito, conformista, limitante, “statale”, tradizionalista, datato, cerimonioso, precettistico, impotente, sorpassato, inutile, superfluo, obsoleto, artificioso, formale, ipocrita, meccanico, scolastico, statico, servile, circoscritto, borghese, prudente, didascalico, subordinato, educato, elementare, secondario, trascurabile, piccolo. Almeno per quel che mi riguarda.

Comunque, il grande spettacolo va avanti, e tu puoi contribuire con un verso. Che verrà scartato.

Read Full Post »

di una voce fuori dal coro

Come si sarà già capito, questo è un pezzo contro Daniele Luttazzi. Mi accingo a scriverlo e già mi fischiano le orecchie perché presagisco cosa penseranno e/o diranno amici e conoscenti nel accingersi a leggerlo; immagino cose tipo:”ma quant’è pedante questo..” o “certo che non gli va bene mai niente, trova sempre il lato negativo in tutto!” o “e piantala! mo pure addosso a Luttazzi, si passa il limite così!” e così via. Ma io mi sento in dovere di scriverlo comunque, anche se non è certo un piacere.

Vengo subito al dunque; Luttazzi, che pur, come chi mi conosce ben sa, venero e considero un genio e del quale seguo e “finanzio” ogni nuovo passo artistico, ha inserito nell’ultima puntata della sua censurata trasmissione “Decameron”, mai andata in onda, ma riprodotta a teatro domenica scorsa, una ignobile “satira” antivegetariana e quindi antianimalista, che ha lasciato con l’amaro in bocca me e spero anche altri.
Che a Luttazzi piacciano le bistecche e i vegetariani stiano un po’ sulle palle si è sempre saputo, e infatti frecciatine alla categoria non sono mai mancate nei suoi monologhi, ma quella andata in scena all’Ambra Jovinelli di Roma il 16 dicembre è stata vera propaganda disinformante e mistificatrice sul tema.

E’ doveroso anzitutto  precisare che io di satira sono un appassionato, come di comicità, ed in senso ancora più generico, di umorismo, così come dell’arte luttazziana posso dirmi un buon conoscitore, anzi, da anni e anni un meticoloso ed avido raccoglitore di ogni perla che egli abbia dispensato su riviste, palchi teatrali, reti televisive, libri, dischi. Insomma, un vero fan. E conosco, seguendo anche ogni polemica e scandalo che lo riguardi, le sue idee e le sue dichiarazioni in merito alla tradizione satirica, alla libertà d’espressione, alla condanna della censura, di ogni tipo di censura, agli intenti e ai diritti e “doveri” della satira, al suo significato e alla sua importanza; tutte queste cose io le so, so di cosa si parla, quindi, e sono pienamente d’accordo con Luttazzi su questi temi, il quale con me ha sempre sfondato una porta aperta.

Dico questo per affermare il mio diritto a non essere criticato da nessuno in base alle sopra citate argomentazioni; sarebbe del tutto fuori luogo.

E’ proprio perché sono un buon estimatore e sostenitore che sono rimasto piuttosto sbalordito per l’incoerenza con i suoi stessi principi dimostrata da Daniele durante un monologo e durante i “Dialoghi Platonici”- rubrica della quale ero entusiasta e che consideravo una potente arma di denuncia sociale – incentrati entrambi sull’uccisione delle mucche per produrre carne, mucche derise in vignette che ne ritraevano una protagonista della passione di Cristo, ad esempio. “Idea brillante!”, direte voi, certo, se non fosse che la finalità di quelle tavole non fosse denunciare il trattamento “bestiale” risevato negli allevamenti agli animali – ben peggiore di quello che la mitologia cattolica riserva a Gesù – ma appunto la ridicolizzazione dell’iconografia cattolica stessa, tramite l’accostamento al mondo animale, di per sé degradante, nella mente di Luttazzi, non certo nella mia.
Un conto è infatti fare uso per un’immagine comica un cane morto, o anche un padre morto (per restare nel suo repertorio), ridere cioè della morte stessa, per esorcizzarla; ben’altra cosa è invece incitare il pubblico a ridere di un qualcosa che dovrebbe indignare, legittimando in questo modo ciò che viene descritto. Questa non è satira irriverente, questo è presa in giro gratuita e criminosa, e non mi si accosti a Berlusconi per questo.
Quindi in questa sola trovata, di pessimo gusto, poi vi spiegherò perchè, Luttazzi ha compiuto più di un atto grave e condannabile. In primis ha trattato il problema dello sfruttamento delle mucche con leggerezza e sufficienza, facendo riferimenti a mucche assetate di vendetta delle quali si dovrebbe aver paura, in seguito non ha potuto evitare, come già accennato, di nobilitare ed elevare il Cristianesimo, che invero pare avversare su altri fronti, cercando la provocazione sostituendo un bovino al “figlio di Dio”; ha dato quindi potere ad esso come istituzione dimostrando di attribuirgli una certa riverenza per poi insozzarlo. Qualsiasi mente libera, come lui ama essere considerato, non dovrebbe avere bisogno di fare questo, perché se si è sufficientemente informati, come Luttazzi spesso non dimostra di essere, si sa che la religione cristiana e il culto cattolico, con tutte le sue assurdità, le sue contraddizioni e le sue miserabili menzogne, si prende in giro da solo, senza il bisogno di sacrificare al suo Dio altri animali, di carne o di pixel che siano.

Al contrario, Luttazzi, a ben vedere, appena può scivola nella retorica del Cristo pace&amore in netto contrasto con l’operato della chiesa, ma questo è in fondo un altro discorso.

Trovata di pessimo gusto, dicevo, perché consistente nella pura derisione della sofferenza, nella caricatura del massacro per creare comicità, comicità grossolana, vale la pena dirlo. Qui non si tratta di contestare l’oggetto della satira – è arcinoto che l’elemento animale all’interno di una gag comica ha sempre successo, vecchio trucchetto – né il modo in cui essa è messa in atto, bensì l’idea che sta alla base di essa.
Già, perché come dice Luttazzi stesso, “la satira è una forma di comicità che esprime un punto di vista, un giudizio su un fatto, su un personaggio” ed è proprio il suo giudizio, espresso in quella caricatura a far rabbrividire.

Egli afferma anche che “l’unico criterio per la scelta e selezione di una battuta è il gusto dell’autore” e che “se una battuta mi fa ridere, qualsiasi argomento tocchi, io la  dico”. Benissimo, ma vorrei proprio vedere se si sognerebbe mai di fare battute atte a deridere le vittime della mafia, delle guerre sporche che tanto condanna, dei preti pedofili; la risposta è no, lì diventa serio, snocciola dati, fa nomi e cognomi e chiede giustizia, perché “la satira attacca i potenti” non i deboli, i carnefici, non le vittime. Semplicemente, per Daniele Luttazzi, le mucche non sono vittime, o meglio, sono vittime di serie c, degne di essere prese per il culo, oltre che massacrate – massacrate due volte – e non degne nemmeno di un briciolo di compassione, la stessa compassione che egli dispensa invece regolarmente per i sodati morti in guerra, i mercenari.

Già in passato demagogici applausi alle forze dell’ordine in occasione dei fatti di Genova, del resto, mi avevano fatto storcere il naso; perché non applaudire anche i camionisti? Mi domandavo.

E’ davvero triste constatare che qualcuno che stimi e apprezzi così tanto, si preoccupa più della sorte di chi, scegliendo la carriera militare, ha deciso di dedicare la sua vita ad alimentare i conflitti armati con la sua stessa presenza e a fungere da braccio assassino per i potenti signori guerrafondai del pianeta, piuttosto che della vita di esseri viventi senzienti, torturati e sacrificati, citando di nuovo le sue parole, “per il piacere del nostro palato”.

Luttazzi sembra voler sacrificare l’etica, che dovrebbe essere alla base dell’esercizio della satira, sull’altare dell’invenzione comica pura, ed andrebbe benissimo, se non lo facesse solo quando sono le vacche i bersagli,  questo non mi sta bene.
Daniele ci tiene sempre a sottolineare che la vera sinistra è contro a guerra e che quindi quella che in tv chiamano in senso dispregiativo “sinistra radicale” non è che l’unica sinistra concepile, ma forse bisognerebbe ricordargli che la “Sinistra” è anche contro il massacro di bestiame per la produzione di carne e latticini, lo dicono gli stessi teorici del pensiero comunista.

Quando un comico sceglie la via dell’impegno politico, della denuncia, dell’informazione, dovrebbe farlo a 360 gradi, non solo quando gli fa comodo; invece Luttazzi si sceglie in fin dei conti bersagli comodi(comodi per il suo pubblico, si intende): il papa, Prodi, Berlusconi, D’Alema, la guerra, la mafia, ma appena si tocca il suo diritto sacrosanto di mangiare l’hamburger con le patatine, ecco che egli monta un bel dialogo fra filosofi nel quale mette in bocca ad uno – non ricordo quale fosse di preciso – delle assurde argomentazioni in difesa della teoria dell’onnivorismo umano, delle idiote bugie sulla necessità di scannare le mucche per vivere sani e sulla minore longevità dei vegetariani rispetto agli onnivori(??) e ciò che succede è che una platea ormai ammaestrata ride, vedendosi rafforzata la convinzione che non mangiare animali e difendere i diritti sia una cazzata, perché “lo dice anche Luttazzi” e “lo era anche Hitler”, figuriamoci.

Questa tattica non è diversa da quella adottata da George Bush per trascinare la sua nazione e le altre in guerra, e si chiama mistificazione dei fatti per il proprio tornaconto.

L’Iraq ha le armi di distruzione di massa: attacchiamo l’Iraq.” Bush

“L’uomo è onnivoro, ha bisogno della carne per vivere: possiamo uccidere le mucche tranquillamente.” Luttazzi

Cosa ne trae Luttazzi da questo? vi domanderete voi, beh, ve lo dico io: la coscienza pulita; lui, come Grillo, si sente infastidito e odia, come moltissimi, sentirsi colpevolizzato per le sue abitudini alimentari non certo etiche, e quindi riversa il suo risentimento in un cinico e sarcastico sfottò atto a delegittimare, e persino ridicolizzare l’intero movimento animalista. In pratica, quello che fanno al bar dello sport o al circolo della caccia, solo che lui è uno dei massimi autori satirici viventi.

E’ sì vero che “la satira informa deforma e fa quel cazzo che le pare”, ma in quel “cazzo che le pare” non credo che andrebbe annesso il “disinformare”, perché quello lo fanno i potenti per mettertelo al culo, quelli che la satira dovrebbe attaccare, o sbaglio?

Comportandosi così Luttazzi rimane tecnicamente impeccabile e senza pari nel suo genere, ma si degenera moralmente, rivelandosi, oltre che reazionario, “servo” dell’informazione ufficiale, statale, delle multinazionali, così come Emilio Fede, nel suo tg, è servo di Silvio Berlusconi, del papa e degli USA. Oserei dire paraculo. La sua una satira a metà, incompiuta.

Nessuno si aspetta che egli faccia dell’attivismo animalista, o sensibilizzi la gente sui diritti degli animali, ma almeno ci risparmiasse lo sberleffo verso milioni di esseri già sufficientemente vessati nella quasi totale indifferenza.

Detto ciò, mi dispiace per la soppressione della trasmissione Decameron, ma sono felice che la puntata in questione non sia andata in onda, e che minor gente possibile l’abbia vista, ovviamente.

Daniele, ti lamenti perché la gente “si incazza per la battuta ma non per il fenomeno in sé”, beh, io mi incazzo sia per il fenomeno in sé che per la battuta, se quest’ultima è a difesa di esso.

Invece sul palcoscenico ed in platea si ride, e di gusto, perché è facile ridere quando non è tua madre ad essere stuprata meccanicamente, quando non sei tu che le vieni strappato appena nato e mandato al macello, quando non sei tu quello a cui recidono le corna, quello che sgozzano senza pietà e che crepa in un lago di sangue fa atroci sofferenze. E’ facile, è molto facile.


D’ora in avanti il mio comico preferito sono io.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: