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Archive for the ‘Inquietologia’ Category

 

Ho recentemente pubblicato il mio primo libro: “Inquietologia”, una raccolta del meglio delle mie battute e dei miei aforismi e roba varia. Lo si può acquistare in versione cartacea sul sito Lulu.com al prezzo di  € 8,00  e in versione eBook su Lulu, Amazon, Bookrepublic, Hoepli, Ultimabooks e Mrebook al prezzo di  € 2,49.

Grazie per l’attenzione e grazie anticipatamente a chi vorrà sostenermi.

 

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Se la bellezza è soggettiva allora sono soggettive pure l’altezza e il peso: “quant’è la Torre Eiffel? 324 m. – non direi, per me sono 150.”

 

 

 

 

Si può andare al governo promettendo a tutti di farli lavorare almeno 8 ore al giorno. È un mondo di pazzi.

 

 

 

 

Chi va con lo zoppo è un pervertito

 

 

 

 

Secondo me il paradiso è uguale a qui solo che non ti si sfascia mai la roba.

 

 

 

 

Prendi il tuo orgasmo peggiore, dividilo per un miliardo, e ottieni la geografia.

 

 

 
Cazzo, io non sapevo del fatto di Casaleggio, altrimenti non avrei votato Grillo! non riesco a crederci che uno possa chiamarsi Gianroberto!

 

 

 
Polpette Ikea: nessuna traccia di carne di cavallo. È legnaccio truciolare pure lì.

 

 

 

 

Il problema della cultura vegana è che per prendere piede e diffondersi dovrebbe essere presa in gestione da onnivori.

 

 

 
Il vegano medio riesce a empatizzare con le mucche ma non con gli onnivori. Con la differenza che non è mai stato mucca ma è stato onnivoro.

 

 

 

 

Non ho paura di nulla, se tu sei con me. Tanto peggio di così?

 

 

 

 

I pedofili sono dei malati, ok. Boh, ma che sintomo è incularsi i bambini? manco la sborra fosse catarro.

 

 

 

 

Mantova: 35enne muore nel sonno, e fa tardi al lavoro

 

 

 

 

– perché non vieni da me a vedere un film? ho ricreato l’effetto cinema
– ah schermo gigante, suono avvolgente…?
– no, però si paga 7 euro

 

 

 

 

Se ti ricordi il vostro primo bacio sei romantico, se ti ricordi il quattordicesimo sei un malato. Valle a capire le donne.

 

 

 

 

Quando vedo arrivare un vucumprà mi avvicino e cerco di vendergli la mia roba, perché la miglior difesa è l’attacco.

 

 

 

 

Avevi detto che volevi che rimanessimo abbracciati tutta la notte ma allora dovevi essere più chiara sulla collocazione del mio pene.

 

 

 

 

Deridono il “complottismo”, eppure l’unica alternativa ad esso è pensare che i potenti facciano i nostri interessi. Molto più sensato.

 

 

 

 

Ci sono i due grandi opposti, scopare e lavorare, e a metà strada c’è stare seduti.

 

 

 
Il mio unico grande sogno nella vita è sempre stato essere una popstar, ma non chiedo chissà che, mi basterebbe essere Raf.

 

 

 
Se credo in Dio? no, ma credo nella chiesa.

 

 

 

 

“MILANO, EGIZIANO PICCHIA LA FIDANZATA
PER CONVERTIRLA ALL’ISLAM”
e io che pensavo occorresse un rituale

 

 

 

 

Certo che da noi i Blind Boys of Alabama sarebbero potuti essere al massimo i Ragazzi Cecati dela Basilicata.

 

 

 

 

– signor cardinale, si parla di bambini abusati, la vostra posizione qual è?
– pecorina

 

 

 

 

Non è che la gente fa i sacrifici e soffre per mantenere i figli; fanno i figli per avere un pretesto per fare sacrifici e soffrire!

 

 

 

 

Praticamente un padre esige rispetto in quanto è uno che non è riuscito a tirarlo fuori in tempo.

 

 

 

 

Attraverso il matrimonio ed il capitalismo sono riusciti orwellianamente a rendere il lavorare un diritto e lo scopare un dovere.

 

 

 

 

Dice che “la tossicodipendenza è una malattia”, no! l’asma è una malattia, se ti fai di crack sei un coglione!

 

 

 

 

Lavoro geniale:aspiratore di scoregge! vado nei luoghi pubblici e appena c’è un peto intervengo con un coso tipo ghostbusters… fartbuster!

 

 

 

 

Un figlio? mettere al mondo uno e poi stare attento che non muoia per i prossimi 30 anni? no, grazie.

 

 

 

 

Io sono del parere che una specie che ha creato ed usato la minimoto vada annientata.

 

 

 
Per dio, hai fatto un figlio, e ti è venuto miope. Perché ne fai un altro?

 

 

 

 

Ti guardo e non vedo la donna che ho sposato. Ma dove cazzo è?

 

 

 

Ho ascoltato 4 minuti di black metal senza accorgermi che era partito nel frattempo un altro video e sotto c’era la voce di Bruno Vespa.

 

 

 

 

Un amico. Un amico è davvero una perdita di tempo: ci devi parlare, stare insieme, e alla fine manco scopi.

 

 

 

 

Un tempo avevo un gruppo, dicevano che eravamo i nuovi Steely Dan. Fisicamente.

 

 

 

 

Alt! idea per titolo porno bukkake: Il Seme della Folla

 

 

 

 

Ieri ho dato qualche spicciolo ad un ragazzo per strada, lui mi ha guardato e mi ha detto
“ma chi ti ha chiesto niente? chi ti conosce?”

 

 

 

 

Se Saviano la mena col sud è romantico, se uno di Vigevano la menasse col nord sarebbe razzista.

 

 

 

 

La parodia è una forma artistica, però deve essere volontaria!

 

 

 
Ho flirtato con la morte, perché non ho trovato di meglio.

 

 

 

 

Ragazzo con la sindrome di Down scala l’Everest. Ma ora non vuole più scendere.

 

 

 

 

La definizione perfetta per la musica dei muse è regressive rock.

 

 

 

 

Ci sono volte in cui una parte di me vuole farsi una sega e l’altra è stanca e ha mal di testa.

 

 

 
Se usi la parola “ginestra” in un testo, o sei Leopardi o sei un coglione.

 

 

 

 

Volevo tatuarmi “The Dark Side of The Moon” ma avevo pochi soldi quindi mi sono fatto il terzo dei Sigur Rós.

 

 

 
Francamente non vedo l’utilità del DJ da quando hanno inventato le compilation

 

 

 

 

Fra i numerosi metodi per smettere di fumare messi a punto finora, il più efficace rimane quello comunemente chiamato ictus.

 

 

 

 

Se difendi le foche va bene, se difendi i maiali ti dicono che “siete come una setta”, non si capisce.

 

 

 

 

A volte ti accorgi che alcuni piccoli particolari che sembrano insignificanti devono rimanere tali.

 

 

 

 

 
“Eddie Vedder sente ogni parola che scrive”
“Vasco Brondi scrive ogni parola che sente”

 

 

 

 

Prima di fingere l’orgasmo assicuratevi che ce ne freghi qualcosa.

 

 

 

 

Per ogni disc jockey che ti scopi, un organista muore di pippe in solitudine.

 

 

 

 

Mi masturbo regolarmente, tutti i giorni. La regola “ogni lasciata è persa” io la estendo
pure alle pippe.

 

 

 

 

Morto Franco Biondi Santi, il “custode” del Brunello. Era un uomo di grande personalità. E di grande struttura.

 

 

 

 

Ho sentito delle due quindicenni che hanno strangolato il 66enne dopo un tentativo di stupro… incredibile che sti vecchi se la tirino così!

 

 

 

 

Mio cugino di secondo grado conosce 6 lingue, peccato sia muto.

 

 

 

 

-se è tutto pieno può usare la 1° classe ma deve pagare la differenza
-oppure sto in piedi come un barbone e mi paga lei la differenza, ok?

 

 

 

Sono formidabile a letto, tranne quando scopo.

 

 

 

 

Non si può giocare con il cuore delle persone, come diceva spesso il direttore del reparto espianto organi.

 

 

 

 

A un abbraccio affettuoso ho sempre preferito un freddo e distaccato pompino.

 

 

 
Non so, “attivista del PD” mi è sempre suonato un po’ come un ossimoro.

 

 

 

 

Conosco i rapporti segreti tra America e Italia: sono anali, e l’Italia è passiva.

 

 

 

 

Il curioso caso della “Lobby Gay”, l’unica lobby incapace di impedire che i suoi associati vengano perseguitati in tutti i paesi del mondo.

 

 

 

 

Tiziano Ferro testimonial contro la vivisezione, R.Waters a caccia di volpi: il bene e il male sono concetti ingannevoli.

 

 

 

 

La vivisezione è scienza. Per la precisione, è la scienza che studia come far arricchire meglio le case farmaceutiche.

 

 

 

 

Morire per un tatuaggio è davvero assurdo. Però proprio un bersaglio sul collo ti vai a fare!

 

 

 

 

La mia ex aveva la barba. Il che era anche un bene, perché le copriva quasi tutti i brufoli.

 

 

 

 

Squalo gigante sopravvive per 11 ore in mezzo agli uomini.

 

 

 

 

Tuo figlio: quell’elemento che non migliorerà la specie umana ma ti renderà più arduo fare la spesa.

 

 

 

 

Posso capire la prima donna che ha partorito, ma non appena si è diffusa la voce che era doloroso, perché le altre hanno continuato?

 

 

 

 

Poi non ho capito perché chi comincia le frasi con “forse non capirò un cazzo di musica” poi le conclude.

 

 

 

 

Ma se “la lobby dei gay è più forte di quella dei cattolici” perché invece di nascondersi i preti gay non lo fanno gli stilisti cattolici?

 

 

 

 

Io non so se è vero che tenere il cellulare in tasca causa l’infertilità nell’uomo, però per sicurezza ce lo tengo.

 

 

 

 

Ci si stupisce che i tifosi discriminino in base al colore della pelle quando discriminano in base alla squadra preferita della stessa città.

 

 

 

 

Facebook che strumento prodigioso: tutti sono connessi con tutti in tutto il mondo e tutti liberi di scorreggiare.

 

 

 
L’inferno me lo figuro come la sensazione di sedersi con le chiappe sulla tazza del cesso gelata ripetuta all’infinito con sottofondo ska.

 

 

 

 

Danimarca:niente auto blu ma bici. Però bordelli con animali. Così i ministri non inquineranno mentre vanno a scoparsi una capra incatenata.

 

 

 

 

Quando vedo due che amoreggiano, io provo invidia. Per i morti.

 

 

 

 

Ligabue di mestiere fa il compositore di colonne sonore di esistenze squallide.

 

 

 

L’organo è lo strumento musicale più difficile da suonare e ironicamente anche quello che fa rimorchiare meno

 

 

 

 

Laddove la scuola aveva fallito, Benigni parlando di poesia è riuscito a farmi appassionare.
Alla violenza.

 

 

 

 

Io vorrei solo che la stessa passione che mettete nel calcio voi la metteste nell’automutilazione

 

 

 

Comunque fare battute sugli animali da macello e i vegetariani non è figo e irriverente ma è vile, come fare battute sui negri nel 1802.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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(Onde evitare  battute ovvie , io sono quello a sinistra)

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E’ molto facile distinguere il Bene dal Male, dato che quest’ultimo non riesce mai ad evitare di ammantarsi di una bruttezza spiccata e grossolana.

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Aggirandosi casualmente fra le vetrine delle vie dell’alta moda capita di imbattersi nel raccapriccio assoluto, quello vero. Ho deciso così di essere immortalato a fianco dell’accessorio sintesi dell’osceno ed apoteosi dello schifo, l’oggetto che a mio avviso può sintetizzare e simbolizzare al meglio le capacità nefaste e la bassezza culturale-intellettiva raggiunte faticosamente dal genere umano. Quasi per evidenziare tutta la mia/nostra impotenza di fronte all’imbecillità industriale.

Pertanto, ecco a voi, alla mia destra la massima espressione del Male terreno: la borsetta pelosa col manico argentato.  Non mi sono premurato di conoscere l’illustre firma che presumibilmente recava, né a quale specifico animale dovesse le sue orrende sembianze ipertricotiche, ma posso dirvi che il cartellino sottostante indicava come prezzo al pubblico l’inquietante cifra di 2.561 euro – probabilmente, espresso in “5 milioni” essa mi/ci avrebbe ancor più impressionato – DUEMILACINQUECENTOSESSANTUNO euro per un vomitevole macabro  inutile orpello da passeggio, la cui produzione è costata atroci sofferenze ad esseri viventi liberi e splendidi.

Quale aggettivo più appropriato per simile orrore modaiolo? volgare? schifoso? kitsch? pacchiano? mostruoso? tutto questo e molto di più. Quando un manufatto d’alta(?) moda è sprovvisto persino di una  risibilissima utilità di riparatore da intemperie, automaticamente scende al livello più basso della propria giustificabilità; quindi, più inutile di una pelliccia, più brutta di uno  stivale in pelle, più meschina di uno scoiattolo imbalsamato, più frivola di una sciarpa di volpe  e più costosa di un’auto di seconda mano, la borsetta pelosa si guadagna con facilità il titolo di peggior risultato riportato dall’umana stirpe nell’era del capitalismo, eccedendo sotto ogni parametro di giudizio.  Non è facile, infatti, produrre qualcosa che sia allo stesso tempo tanto brutto, barbaro, costoso, insignificante, ed inutile (almeno non più utile di una qualasiasi busta di plastica da 10 centesimi) e che racchiuda tutte gli elementi peculiari più perversi e malsani dell’attuale società: status symbol, arrivismo, culto dell’apparire, diseguaglianze sociali, ignoranza, specismo, sfruttamento, omertà, mediocrità, miseria, viltà, ottusità, appiattimento, irrazionalità, schiavitù sociale, bieco egoismo, miserabile avidità, massificazione e spersonalizzazione, logica del profitto, staticità, annichilimento del bello, trionfo del brutto.

Fra l’altro la sua forma mi ricorda proprio quella di un piccolo animale ucciso e trasportato appeso per le gambe a due aste di legno.

Non posso fare a meno di pensare che ci sia qualcuno pronto a lavorare due mesi per conquistare quell’ambito e prestigioso simbolo sociale.

“Innocente” è un aggettivo al cui uso ed abuso si dovrebbero porre forti e decise limitazioni, in casi  di stragi.

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Esperimento Milgram – ennesima edizione

In un articolo passato vi parlai, fra le altre cose, dell’americano  Stanley Milgram e del suo famoso esperimento di psicologia sociale del 1961,  tenutosi presso l’università di Yale ed atto a rilevare il grado di obbedienza ad un’autorità da parte di un campione di individui significativo in quanto essi  appartenenti alla cosidetta “media” umana.

Ne parlai e ne riparlo ancora perché ritengo quell’esperimento, così come quello del carcere di Stanford ad opera di Philip Zimbardo ( sul quale consiglio fortemente il documentario “Quiet Rage”), specchio rivelatore, unità di misura, nonché chiave di lettura della Storia e della presente società nella quale viviamo, specie per quanto riguarda gli aspetti più negativi e raccapriccianti. E’ stato persino d’ispirazione per un brano del grande Peter Gabriel.

Ricapitoliamo brevemente quanto messo in atto da Milgram  (e poi dai suoi successori psicologi) quasi 50 anni fa:

I partecipanti alla ricerca furono reclutati tramite un annuncio su un giornale locale o tramite inviti spediti per posta a indirizzi ricavati dalla guida telefonica. Il campione risultò composto da persone fra i 20 e i 50 anni, maschi, di varia estrazione sociale. Fu loro comunicato che avrebbero collaborato, dietro ricompensa, a un esperimento sulla memoria e sugli effetti dell’apprendimento.

Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, assieme a un complice, assegnava con un sorteggio truccato i ruoli di “allievo” e di “insegnante”: il soggetto ignaro era sempre sorteggiato come insegnante e il complice come allievo. I due soggetti venivano poi condotti nelle stanze predisposte per l’esperimento. L’insegnante (soggetto ignaro) era posto di fronte al quadro di controllo di un generatore di corrente elettrica, composto da 30 interruttori a leva posti in fila orizzontale, sotto ognuno dei quali era scritto il voltaggio, dai 15 V del primo ai 450 V dell’ultimo. Sotto ogni gruppo di 4 interruttori apparivano le seguenti scritte: (1-4) scossa leggera, (5-8) scossa media, (9-12) scossa forte, (13-16) scossa molto forte, (17-20) scossa intensa, (21-24) scossa molto intensa, (25-28) attenzione: scossa molto pericolosa, (29-30) XXX.

All’insegnante era fatta percepire la scossa relativa alla terza leva (45 V) in modo che si rendesse personalmente conto che non vi erano finzioni e gli venivano precisati i suoi compiti come segue:

  1. Leggere all’allievo coppie di parole, per esempio: “scatola azzurra”, “giornata serena”;
  2. ripetere la seconda parola di ogni coppia accompagnata da quattro associazioni alternative, per esempio: “azzurra – auto, acqua, scatola, lampada”;
  3. decidere se la risposta fornita dall’allievo era corretta;
  4. in caso fosse sbagliata, infliggere una punizione, aumentando l’intensità della scossa a ogni errore dell’allievo.

Quest’ultimo veniva legato ad una specie di sedia elettrica e gli era applicato un elettrodo al polso, collegato al generatore di corrente posto nella stanza accanto. Doveva rispondere alle domande, e fingere una reazione con implorazioni e grida al progredire dell’intensità delle scosse (che in realtà non percepiva), fino a che, raggiunti i 330 V, non emetteva più alcun lamento.

I soggetti credevano che per ogni risposta sbagliata l’allievo ricevesse concretamente uno shock elettrico, ma naturalmente questo non accadeva, il suono dei vari livelli di shock era preregistrato e gli attori simulavano ad hoc una sofferenza proporzionale.
A un certo punto molte persone esprimevano il loro desiderio di sospendere l’esperimento e accertarsi di come stava l’allievo. Alcuni si fermavano a 135 volts e cominciavano a discutere lo scopo dell’esperimento. Ma la maggior parte continuava e andava fino in fondo.
Alcuni soggetti cominciavano a ridere nervosamente o ad esibire altri segnali di stress estremo quando ascoltavano le urla di dolore venire dall’allievo.
Se il soggetto indicava il suo desiderio di interrompere l’esperimento, lo sperimentatore dava una successione di indicazioni in questo ordine:
1. Per favore continui
2. L’esperimento richiede che lei continui
3. E’ assolutamente necessario che lei continui
4. Non ha altra scelta, lei deve andare avanti.
Se i soggetti continuavano a desiderare di interrompere l’esperimento dopo la quarta indicazione l’esperimento veniva interrotto. Altrimenti veniva sospeso dopo che il soggetto aveva dato il massimo dello shock a 450 volt, tre volte in successione.

Risultato? Il 65% dei partecipanti somministrò il livello finale di shock di 450 volt, sebbene si sentissero molto a disagio nel farlo. Qualcuno si fermò e mise in discussione l’esperimento, qualcun altro si informò sul denaro che avrebbe ricevuto in cambio. Nessuno dei partecipanti rifiutò di dare uno shock prima che questo raggiungesse il livello di 300 volt.
Altri ricercatori in seguito ottennero gli stessi risultati: le persone che erano pronte a somministrare il massimo voltaggio rimaneva costante, tra il 61 e il 66%.  Milgram stesso sperimentò numerose varianti dello studio.

Mel Slater alla UCL ha provato addirittura sostituendo l’attore umano con una donna virtuale.
Sebbene questa donna sia chiaramente non reale risponde al dolore degli shock e può, a un certo punto, dire di non essere d’accordo e di non voler più continuare.
I risultati hanno dimostrato che 6 dei 23 soggetti scelgono di fermare l’esperimento prima che la donna dia la sua ventesima risposta non corretta. Altri 6 chiedono di sospendere l’esperimento perché avvertono sensazioni sgradevoli su quanto accade, ma gli 11 restanti vanno in fondo.  Stesso agghiacciante risultato, in pratica.

Comunque, se ho risollevato tutto ciò, non è per rovinarvi la giornata ed annientare le vostre speranze nel futuro e negli uomini, almeno non solo, ma semplicemente perché nel 2007  ABC News è stata autorizzata a replicare l’esperimento – in precedenza ritenuto “antietico”, come la stupidità, aggiungerei io – ed è finalmente disponibile un filmato che dimostra come 46 anni dopo la situazione appaia immutata, se non addirittura peggiorata (le donne hanno superato gli uomini in quanto a “sadica” obbedienza).

Godetevi dunque l’avvilente spettacolo della violenta pochezza umana! cliccate gentilmente QUI, dato che non lo riesco a postare.


Vedrete persone del tutto normali, vestite in borghese, ma immaginate di guardare in diretta Bolzaneto, Guantanamo, o la Germania del fuhrer , o la Russia di Stalin, perché la differenza è solo un numero, ed i numeri non fanno differenza. La conoscenza dell’inglese vi garantirà ulteriore piacere.

E ricordatevi, d’ora in poi, di considerare ogni manifestazione umana in relazione non alla vostra idea di libertà, di intelligenza o di libero arbitrio, ma a quanto appena visto; e vedrete che vivere diverrà leggermente meno stressante, poiché, come ben sapete, non ha senso prendersela con i bambini o con gli animali, dato che essi non dispongono della capacità di distinguere il bene dal male, e così è la “massa”, intesa appunto in senso politico, ossia come folla in presenza di elemento catalizzatore, come appunto un’autorità di qualche genere. Non bisogna, di conseguenza, colpevolizzare più di tanto le persone per le loro azioni, dal momento che non esistono i “buoni” ed i “cattivi”, o meglio, esistono solo fra una percentuale di persone “pensanti” e libere, ossia circa il 20% del totale planetario. Per intenderci, quelli che in ogni spaccato sociale osservate non vestiti secondo l’esatta moda del momento, ad esempio. O i non credenti, o coloro che non votano partiti di massa, o nemmeno votano.  O anche quelli che optavano per il servizio civile, in alternativa al militare.  O scelgono di non avere figli. Tanto è sempre la stessa percentuale, e da lì non ci si smuove;  provare per credere.

E’ una realtà tragica, lo so, ma è l’unica realtà definibile tale, e l’immutabile presenza degli eserciti, ossia di persone che volontariamente scelgono di andare a morire o uccidere in cambio di uno stipendio e della eventuale riconoscenza di un potente, è lì a darne una spietata conferma.

In fondo, l’uomo è un animale “sociale”, il che non significa socievole, ma per sua  natura stessa portato all’aggregazione di tipo gerarchico, al gregge, o al branco. Ragionando in questi termini, diventa tutto un fatto statistico, esattamente come per le api e le formiche (anche se l’uomo è indubbiamente più cretino): nascono tot numeri di “operai”, individui portati al conformismo ed all’obbedienza(circa l’80%), ed uno molto più ristretto numero di “regine”, ossia di persone in grado di decidere con la loro testa(circa il 20%), le quali poi a loro volta si divideranno fra “potenti” ed “antagonisti”, “buoni” e “cattivi”, volendo semplificare, in base al loro livello etico.  Succede poi, spesso, che i cattivi potenti ordinino ad alcuni operai di uccidere degli antagonisti, cosa che essi fanno, come da filmato, per poi vendere delle magliette con disegnata la loro faccia ad altri operai. Ma questo è un altro discorso.

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C’è chi fa parte del problema, chi della soluzione e chi del paesaggio.

Robert De Niro in “Ronin

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Capire ed accettare questo fatto non significa arrendersi, ma solo fare i conti con quella che è la realtà ed agire di conseguenza. Esempio: qualora veniate arrestati, non aspettatevi di essere trattati “umanamente”, perché non sarà così, ed adesso sapete perché; non stupitevi se, in quella sfortunata evenienza, in carcere sarete picchiati ed umiliati, perché non è che ordinaria amministrazione.  Ed ora sapete perché. Piuttosto, fate in modo di non farvi arrestare.  Oppure, se siete donne, non aspettatevi che il branco di un “quartieraccio” rispetti la vostra scelta di passeggiare da sole di notte in abiti succinti ripudiando l’idea di abusare in gruppo di voi e limitandosi alla sola osservazione: evitate di farlo, semplicemente. Non è “darla vinta” ai cattivi, ed ora sapete il perché. O ancora, tutti voi, non aspettatevi di essere soccorsi da una moltitudine di persone, in caso di bisogno: non accadrà, a meno che uno dei pensanti non dia l’esempio, attirando l’attenzione della massa che sarà portata all’emulazione. Non è colpa loro, ed ora sapete il perché.  “Milgram ” e “Zimbardo” dovrebbero diventare anche per voi un mantra per affrontare la vita più serenamente, anche se io stesso talvolta me ne dimentico e finisco per incazzarmi, inutilmente, di fronte all’assenza di logica imperante, giacché questa mondo è l’inferno per chi pensa ed il paradiso degli imbecilli.

E’ sbagliato parlare di “emergenza criminalità”, è giusto parlare di “emergenza umanità”, e quella è piuttosto costante nel tempo.

Se il vostro carcere è l’attuale società, il vostro carceriere è il vostro vicino.

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A volte c’è così tanta bruttezza nel mondo che non riesco ad accettarla…”

“Italian Beoty”

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Voi un bifolco non lo avete mai visto. No. Fidatevi: voi non ne avete idea, non potete averne, a meno che non siate nati nella Tuscia, come me. Qui esistono esemplari  che dell’homo sapiens sapiens non hanno nulla; esistono allo stato brado, e si riproducono anche. Comunque, se questo recente ritratto dell’abbrutimento e della demenza (di probabile natura endogamica) propri della mia zona non vi ha convinto, beccatevi questo episodio fresco fresco, così forse anche voi imparerete a riconoscere dei veri cavernicoli, qualora disgraziatamente vi ci imbatterete.

Iniziamo però col dire che sono una persona particolarmente sfortunata, che ha smesso di credere al caso e la cui vita è costantemente bersaglio degli scherzi più atroci e di cattivo gusto da parte della sorte. Un capolavoro del teatro dell’assurdo che a raccontallo ‘n ce se crede.

Fatta questa premessa, passiamo alla narrazione degli eventi. Mi stavo recando con un mio amico alla ricerca di una fabbrica presso la quale egli avrebbe dovuto sostenere un mezzo colloquio di lavoro, una fabbrica poco fuori da Montefiascone, in direzione Bagnoregio, quando, all’improvviso, con mia somma incredulità, si rompe il cambio della mia Panda dell’85, “fortunatamente” proprio mentre stavo svoltando in una viuzza sterrata per fare inversione di marcia, a bassa velocità.

Resomi subito conto dell’impossibilità di riparare il danno autonomamente ed impossibilitato a spostare l’auto con l’ausilio del motore, che pare girare a vuoto, decido di chiamare il mio meccanico di fiducia, “Zinnetta”, situato in zona, onde ricevere assistenza. In fondo, mi dico, ci vorranno 10 minuti, e nessuno dovrà transitare in questa stradella di campagna, in una zona morta come questa, quindi non ci resta che aspettare comodamente l’arrivo dei soccorsi.

Tempo 3 minuti, e dal finestrino socchiuso, sento arrivare dall’altro lato della strada urla di “donna” disumane, qualcosa come :

“AHòòòòIOHODDAPASSA’ALEVATEFIJODENAPUTTANAAAAA!!!””

Sempre più incredulo, mi volto indietro per localizzare la pazza sperando si tratti di “Scherzi a Parte” – ma velocemente mi ricordo di dove abito e di non essere un vip ed immediatamente escludo quella possibilità –  e vedo che nel frattempo l’auto sulla quale ella viaggia si è accostata nella via antistante sul lato opposto della strada e che all’interno vi è un secondo “uomo” che mi guarda minaccioso ma senza proferire parola, mentre la donna, presumibilmente la madre, continua ad inveire senza sosta:

“AHHòòIOHODDANNààACCASAHAECAPITOSTRONZOVAFFANCULOOOOLAMI’MA’

STAMALEHODAPASSAèLAVIAMIAèPRIVATAAAA”

Faccio per spiegarle che ho l’auto in panne e che non so dove metterla dato che non ci sono piazzole e la via è stretta e che sta arrivando il meccanico per darmi una mano, ma mi viene risposto:

“ECCHECCAZZOMEFREGAMAMMèèèBUTTALANMMEZZALASTRADABASTAC

HETELEVECHEIOHODANNàCCASACHELAMIMASTAMALESEARRIVAL’AMBULANZA

VAFFANCULOMETTELTRIANGOLOTAMMAZZOOOOOOO”

e ancora

“SOONGUASTITATAMMAZZOHAECAPITOTAMMAZZOOOOOOOOOO!!”

La donna, sui 50, è visibilmente affetta da gravi turbe mentali ed in preda ad escandescenze in una forma accentuata che non avevo mai sperimentato, e ci rendiamo conto che

“FAMMEANNàAACCASAMIABESTARDOVAFFANCULOTAMMAZZO

LEVATEEEDAMELLììììCHIAMOLECARABIGNEREEEEEEE!!!”

qualsiasi tentativo di mediazione verbale è inutile, così iniziamo

“BUTTALAMMEZZALASTRADAAAAAAMOCHIAMOLECARABBIGNEREE

ESSITTECHIAPPANAVANTICAZZETUEEEEEEE!!!”

a spingere la macchina malmessa su per la via, tanto per mostrare della buona volontà nel liberare la “strada privata”, ma, anche in due non riusciamo a far avanzare la Panda di molto, data la seppur lieve ripidità della strada e la fanghiglia, così, mentre io cerco di muovere lo sterzo e spingere goffamente al contempo, il mio amico arranca vistosamente aggrappato al portabagagli  bestemmiando ad alta voce ma sempre coperto dall’ininterrotto turpiloquio a volume elevato da parte della bifolca (immaginate una “gattara” simpsoniana priva di felini ma molto più sgradevole. No, no, quella che avete immaginato a confronto è Natalie Portman).

Ed è qui che entra in scena lui, la BESTIA. Il figlio (?) della  minorata campagnola si avvicina verso di noi senza proferire parola; è un tipo fra i 20 ed i 30, tozzo e dai lineamenti lombrosiani, con palesi tare mentali anch’egli, ma piuttosto posato all’apparenza, ha l’aria del risoluto che non si perde in chiacchiere, dotato di spiccato senso pratico (e anzi del tutto privo di senso teorico) ed infatti, appena raggiunto il portabagagli della vettura, vi si avventa  contro come un carro armato ed inizia a spingere violentemente DA SOLO al grido gergale e cacofonico di :

“E SI FAE PE’ SCHERZO NUN SE MOE NO, QUAAAA!!!”

come a schernire la nostra scarsa virilità.

Sotto la pressione animalesca del giovane irruento zotico, la macchina avanza  alcuni metri, finché quest’ultimo non decide di passare davanti, dalla parte del cofano e lì comprendo appieno come la natura dia e la natura tolga allo stesso tempo: afferrata DA SOLO la povera Panda che proprio sotto il cofano conserva il pesantuccio motore, il molesto villico non solo la SOLLEVA , ma la trascina a sé, urlando:

“BUTTALAMALAFORMAA!!”

All’incazzatura, in seguito a quell’esibizione  di assoluta, cieca, bestialità, si aggiunge e subentra lo spavento: non è infatti il caso di venire alle mani con un gorilla semiritardato che solleva automobili come io sollevo tavolini, quindi decido semplicemente di assecondare le richieste dei due folli e, rinunciando definitivamente a massacrare la madre – che sta ancora ovviamente strillando insulti i dialetto ! –  mi impegno a far transitare la macchina all’indietro fino all’altro lato della strada, rischiando di farmi impallare da una macchina in corsa, dato che ci troviamo come se non bastasse appena dopo una curva ed un dosso. Dopo qualche sforzo, riusciamo a piazzarla precisamente in una pozza, dove riprendiamo ad attendere il meccanico, mentre osserviamo sbigottiti i due burini selvaggi allontanarsi, lungo la via ormai sgombera, ancora irritati per i preziosi minuti dal nostro incidente sottratti alla loro appassionante vita.

Non li rivedrò più per il resto della mia vita, molto probabilmente, ma la loro stessa esistenza turberà i miei pensieri: chi erano? come vivono? come si relazionano alla civiltà? cosa votano? perché campano?

Mi domando quante probabilità c’erano che il mio cambio si andasse a rompere proprio in corrispondenza dell’abitazione della più matta ed ignorante del pianeta, e che lei stessa rientrasse a casa in quel preciso momento. E che al mio posto non ci fosse un altro matto manesco, pronto allo scontro fisico,  soprattutto.

Rabbia, paura, sconcerto, indignazione…tutte reazioni umanamente possibili, in simili casi, ma io ormai, accettata da tempo la dura realtà dell’esistenza umana, mi trovo sempre e solo incredulo, quasi calmo, quasi “ammirato” per le invenzioni del fato e per le sue  mirabolanti cospirazioni ai miei danni, sempre più paradossali, sempre più surreali.

Riparato il danno al cambio all’officina di Zinnetta, ho fatto ritorno a casa. Durante il breve tragitto, tuttavia, ho notato un vecchio che spingeva un’auto con a bordo un altro vecchio ubriaco impanicato. Mi sono fermato per prestare aiuto e farlo ripartire, sperando che si andasse a schiantare e morisse, almeno lui.

No, non è mai “Scherzi a Parte” quando tocca a me.

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Dietro ogni villano c’è uno scemo.

Forse non sarà una considerazione molto originale, e forse ognuno penserà un po’ lo stesso del proprio agglomerato urbano o semi-urbano, ma io vi garantisco che il il mio è VERAMENTE un posto abitato in gran parte da “matti”, nelle più diverse forme: casi clinicamente riconosciuti, ubriaconi sbandati, picchiatori, fissati, rompicoglioni comuni. Fatevi una gita e potrete constatarlo con i vostri occhi; a Montefiascone – sarà l’influsso della celebre tradizione vinicola, sarà genetica – non si nota lo “scemo del villaggio”, bensì il savio, in quanto le piene facoltà mentali, la mancanza di almeno un handicap fisico-mentale è davvero una rarità.
Tutto questo potrà sembrare (a qualche imbecille) un po’ razzista, ma io me ne fotto, e mi voglio in qualche modo sfogare, con questo scritto; dopo 27 anni non ne posso più degli scemi di questo paese, paese che io chiamo, senza ovviamente nessuna discriminazione specista, “zoo”. Zoo perché qui si possono ammirare le varietà dell’idiozia e dell’abbrutimento umano come in nessun altro luogo. E’ dura vivere qui, è, come dico sempre “una vita ad assecondare i matti”, se ti metti a contarli non finisci più. Mio padre una volta ci provò, ma arrivato a 70 (solo fra le sue conoscenze) senza contare gli affetti da vere e proprie “malattie”, si arrese sconfortato e stanco. Ora, qui non si vuole certo aprire dibattiti su cosa sia la “pazzia” e la “normalità”, né scendere nel campo medico o psicanalitico , ma solo sottolineare quanto è difficile a Montefiascone, 13.000 abitanti, almeno per me (fossi io il pazzo?) senza dover subire farneticazioni ossessive, aliti agghiaccianti o turpiloqui privi di alcun senso.
Nel paese dove sono nato sono oltremodo diffusi l’alcolismo, la tossicodipendenza, la demenza senile, l’autismo, il suicidio, il bullismo, la schizofrenia e la criminalità. I restanti sono persone strambe, sciroccate, come minimo, intrattabili, il cui agire esula da qualsiasi logica.
Risultato? messo il piede fuori di casa, una persona su due che ti si ponga dinanzi si rivela inevitabilmente MATTA come un cavallo da corsa ed allora hai due alternative: subire stoicamente il “finimento” o mandarla affanculo più o meno gentilmente. Non conosco le cause scatenanti del fenomeno “matteria” in questo preciso luogo, ma so che personalmente ne ho piene le palle, anche uscire poco non si rivela molto utile, dato che quando sono sul posto di lavoro, il luogo viene invaso dai suddetti matti ed è un continuo coatto evitare fiatate assassine – i  matti sono in media più brutti e la bruttezza emette di per sé tanfo, questa è la mia teoria, che piaccia o meno – ed annuire passivamente per non menare le mani. Sì, perché a Montefiascone non si finisce per diventare fascisti, ma NAZISTI, c’è questo rischio, perché, ovunque vai c’è uno scemo, o un’orda di scemi, che, come in un film horror sugli zombie, ti insegue per assalirti con i suoi vaneggiamenti. Allora vorresti veramente sterminarli, vorresti l’eugenetica, perché non sei libero di vivere in pace, in questo modo. Per non parlare della grottesca bruttezza di svariati soggetti, qui la frenologia pare trionfare grandiosamente.
Il mio vicino di casa ad esempio? ecco, ne ho già parlato di Marcellone, un ormai anziano arcigno contadino piromane e cleptomane che ogni tanto fa sparire legna dal mio modesto appezzamento di terreno o appicca un incendio alla siepe che separa le nostre due proprietà, per poi negare tutto, ovviamente. E badate che mi sono spostato di soli 40 metri dalla mia camera. Fate voi.
“Ecco un altro matto”, è questa la frase che ci diciamo quotidianamente in negozio, in un tono fra il divertito e l’angosciato. Di episodi singoli potrei raccontarne a centinaia, ma preferisco rimanere così sul generico, per dare un’idea di quale realtà drammaticamente pittoresca si cela su questa collina che sovrasta il bel lago di Bolsena. Io qui di gente, non dico “normale”, ma con la quale si possa interagire senza censure o parziale accondiscendenza, ne conosco davvero poca.
Qui la gente “impazzisce” con una facilità inaudita e te la ritrovi da un giorno all’altro gonfia di psicofarmaci (come se non bastasse) che si trascina per la via, tanto che tendo a domandarmi sempre chi sarà il prossimo.
Ripensandoci, un aneddoto molto significativo in tal senso potrebbe tuttavia essere il seguente: durante un’estate, all’età di circa 17 anni, mi trovavo nella piazza principale del paese a strimpellare e cazzeggiare con alcuni miei coetanei e non (fra cui egli il quale può testimoniare) seduti sul marciapiede; quella sera si era tenuto un concerto degli Inti-Illimani ed alcuni membri dello storico gruppo cileno erano in giro a bere qualcosa per le vie del paese, movimentato come ogni estate (e basta), così, per un puro caso ci ritrovammo ad eseguire le nostre canzoni rock preferite con il bassista ed il percussionista degli Inti-Illimani in persona, fomentatissimi per quella sgangherata jam session improvvisata; scoprimmo ad esempio, con immenso stupore, che anche loro, giovani, erano amanti degli Smashing Pumpkins e dei Nirvana e giù a schitarrare con entusiasmo. Un momento magico per noi adolescenti di provincia, direte voi. Già, se non fosse che quel momento magico fu catastroficamente interrotto dall’avvento di “Carvello” notorio matto molesto e beone di grossa mole che al tempo compariva puntuale ogni estate per infastidire il prossimo in occasione della “Fiera del Vino” locale, il quale, malato di protagonismo come tutti i matti molesti giustamente emarginati dalla società (ma non abbastanza vittime di violenza) ed avido di attenzione, finì non solo per rovinare la performance e l’atmosfera ma anche per costringere un mio conoscente particolarmente bonario ad accompagnarlo a casa, pena violenza fisica.
E nel frattempo me ne è tornato alla mente un altro altrettanto terrificante, tanto che mi sale la rabbi a ripensarci: verso i 15 anni ebbi un mezzo “appuntamento” con una ragazza tanto carina e delicata ai giardinetti, tipo Muccino, e mentre ci parlavo amabilmente, chi ti vedo arrivare? “ma “Massimone” ovviamente! altro tipico obeso ritardato e strabico (reo di avermi menato alle medie e rubato videogiochi, forte della sua vincente mole e della sua infermità),  che mi/ci si appioppa iniziando a rompere le palle non so con quali futili insensati argomenti; ero tanto cieco di rabbia per l’infausta sorte a me toccata che ho dei ricordi piuttosto vaghi del seguito.
Ecco, i miei ricordi di adolescenza, anche quelli più positivi e colorati, sono infestati dai matti e per questo li maledico, maledico le loro madri matte a loro volta e chi le abbia impunemente ingravidate. Mio padre mi ha sempre insegnato a non dare spago ai matti, a togliermeli di torno bruscamente, e da ragazzino questo suo atteggiamento mi pareva troppo brusco, cattivo, insensibile. Ora penso sia un eccesso di indulgenza. Che poi ho notato che le famiglie di codesti rompicoglioni con licenza tendono a rincretinirli ulteriormente attraverso l’abuso di carinerie e l’applicazione di nomignoli imbecilli: StefanUCCIO, RiccardINO, PietrUCCIO, RobertINO, e vaffanculo va’. Io ai buonisti ed agli indignati per simili parole, li farei stare una serata con un minorato/alcolizzato a scelta dell’inesauribile campionario falisco,a contatto con il suo alito pestilenziale e la sua voce cacofonica dai decibel misteriosamente esagerati, dopo una giornata di lavoro o di studio, e poi vediamo se danno ragione a me o a Cristicchi.
” I folli sono adorabili”; “i folli sono geniali”; ” i folli sono incontaminati”; “i folli sono puri”; bene, cuccateveli voi ‘sti Bijou, ché io il servizio civile l’ho evitato grazie alla miopia e la benedico ancora oggi.

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