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Archive for the ‘La Verità è semplice’ Category

Un compagno di viaggio ci ha lasciati. Luigi Cascioli ha spento la sua vita in un giorno come un altro. E il Sole non si è stupito, perché quando muore un ateo il Sole non si stupisce. Quando muore un ateo, non c’è rissa di dei o di demoni. Quando muore un ateo le campane non piangono, perché non c’è un’anima in vendita. La morte di un ateo lascia un dolore e un rimpianto comune, ma la consolante certezza di non vederlo più afflitto dall’imbecillità umana.

Luigi Tosti

« Al primo sentore che avremo di una qualsiasi repressione operata da voi di siti internet a voi contrari, o di semplici boicottaggi, comincerà la trasformazione di vino in sangue di Gesù Cristo in damigiane e botti […] le transustanziazioni assumeranno un’ampiezza industriale e il vino, trasformato in sangue di Cristo, del vostro eroe in realtà mai esistito, sarà messo in commercio a due franchi al litro. »

Luigi Cascioli  (1934 – 2010)

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Col passare degli anni ho sviluppato degli interrogativi riguardo l””autore” satirico Daniele Luttazzi:

A – Come fa un comico italiano – nonostante la palese e dichiarata derivazione stilistica-performativa da Allen, Letterman e altri –  a partorire tante geniali battute di chiaro stampo anglosassone, dimostrando una padronanza di umorismo d’oltreoceano più unica che rara, che presuppone anche un background culturale di quel genere? è possibile fare questo attraverso il semplice studio e l’assimilazione?

B – Come fa un simile genio dell’umorismo e della dissacrazione ad avere delle cadute imbarazzanti tipo questa e questa, o a farsi protagonista di gesti al limite della marchetta e politicamente corretto televisivo (vedi applauso alle forze dell’ordine in sala)?

C – Perché un uomo di quella immensa capacità creativa dovrebbe, specie nelle interviste, ripetere sempre, ossessivamente,  gli stessi concetti, le stesse formule, le stesse colte citazioni, come un computer programmato, non lasciando  (nemmeno negli spettacoli) il benché minimo spazio all’improvvisazione, cosa non riscontrabile, per quanto mi riguarda, in nessun altro comico?

D – Perché specula sui suoi monologhi ripetendo all’infinito gli stessi 3 in tour non certo economici senza inventare nulla di nuovo da anni a questa parte?

E – Perché appare così maledettamente “ragioniere”, più che “artista”? perché si erge a giudice supremo ed autorità pedante in fatto di satira arrivando persino ad istituire una “palestra” o corso di battuta ( “chi non sa fare insegna…” (cit.))sul suo sito…ce lo vedete, voi, Guzzanti, o il defunto Bill Hicks a fare da professorini della satira su internet? io no.

F – Come un satirico tanto “libero” nei contenuti può dimostrare di avere una visione socio-politica così “partigiana”, schierata e spesso unilaterale,  tanto che più di quella di un  satirico, sembra quella di un parlamentare?

G – Dove, concludendo,  un robot della dialettica come lui, erudito ma rigido nelle sue convinzioni, spesso infantile e ottusamente ripetitivo, troverebbe quell’incredibile ed originale guizzo creativo che l’ha reso celebre ed ammirato da tutti noi?

Beh, la risposta un po’ l’avevo intuita da solo, ed è la più semplice fra quelle che possano venire in mente, per quanto sbalorditiva: Luttazzi non è un genio della stira ; Luttazzi è un genio del copiato.

Questo sito me ne ha dato atroce conferma fornendomi spunti per approfondire ulteriormente in maniera autonoma. Praticamente, 3/4 delle battute (spesso intere sezioni di monologhi!) che hanno reso celebri il nostro, appartengono a comici americani, tradotte e copiate pari pari e recitate a pagamento o inserite in libri, sempre a pagamento. Come una cover band dei Rolling Stones che si facesse pagare  i concerti 40 euro a biglietto.

Provare per credere.

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Leggendo il magistrale e boicottatissimo libro di Roberto Quaglia Il mito dell11 settembre e l’opzione dottor Stranamore”, risalente in questa seconda edizione al 2007, mi è casualmente capitato di affrontare proprio in questi giorni la parte dedicata al tema della guerra biologica, e nella quale sono trattate le epidemie virali recenti, come la SARS, e le recenti strane morti in sequenza di svariati microbiologi nel mondo. Argomento di una certa attualità, insomma.
A pagina 238, al paragrafo intitolato Sfoltimento dell’umanità, Quaglia scrive:

Le mutazioni virali letali dell’influenza sembrano diventate di moda. Non è proprio questo il genere di profezie che uno si augura di azzeccare. Spiegare il passato è dopotutto sempre e soltanto un’opinione a posteriori, ma prevederlo ha invece il profumo inebriante della scienza, anche se in questo specifico caso bisognerebbe parlare piuttosto di  puzza allarmante.
Quale sarà il prossimo evento biologico “inaspettato”? Mutazione di un virus dei maiali? Uragano che distrugge un centro di ricerche biologiche rilasciando colture di virus mortali? Fuga di cavie infette da un laboratorio militare? Caduta accidentale di un aereo con agenti batteriologici letali?

In generale, un libro altamente consigliato.

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“La ballata di Renzo” è un brano inedito di Rino Gaetano del 1970, di cui si scoprì l’esistenza solo qualche anno fa.  La canzone anticipa e descrive la dinamica della tragica morte del cantautore stesso, avvenuta nel 1981, in modo così inquietantemente preciso che risulta davvvero arduo pensare al “caso”.

All’epoca, infatti, solo gli “addetti ai lavori” (i produttori e le persone che lavoravano insieme al cantante) erano a conoscenza di quel brano. E solo chi conosceva la canzone poteva fare in modo che si realizzasse nella pratica, e in modo così dettagliato.

Quando qualche anno fa uscì la notizia della scoperta del brano inedito, i media si affrettarono subito a definirla una “profezia”. I giornali scrissero che ne La ballata di Renzo “Rino aveva previsto e messo in musica, dieci anni prima, la propria morte”. Ma sarebbe invece più oppurtuno affermare il contrario: la morte del cantautore è avvenuta esattamente come nella sua canzone non perché quel brano fosse una profezia, ma perché qualcuno l’ha usata per applicare la regola del contrappasso.
Eccola finalmente, appena pubblicata, per la prima volta, all’interno della raccolta “Live & Rarities”:

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28 – 12 – 1983

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“Qualche volta mi devi spiegare chi ce lo fa fare, perdìo. Tanto, lo sai come finisce una volta o l’altra: mezzo milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa…”

Giuseppe Fava, 15 settembre 1925  –  5 gennaio 1984

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